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Green Jobs: più tutela per l'occupazione 'verde' delle donne con il progetto WiRES

I lavori verdi promettono alti tassi di occupazione, ma le donne ne sono quasi tagliate fuori, per questo la ricerca corre ai ripari

» Cronaca Lavoro Silvia D'Ambrosi - 24/02/2010

La nuova frontiera del lavoro si chiama 'Green job', ovvero occupazioni nell'ambito del settore delle energie rinnovabili. In Italia si sente parlare non da molto tempo (non siamo la Germania o l'Europa del Nord), eppure, tra gli esperti già si teme che la forza lavoro femminile possa subire discriminazioni nell'accesso al mercato del lavoro e nelle opportunità di impiego, che sembrano promettenti, che quest'ultimo offre. 

Per ceracre di capire meglio di cosa si tratta e che possibiltà ci sono rispetto all'occupazione delle donne, abbiamo parlato con la dottoressa Giulia Rossi, ricercatrice del Progetto 'Le donne nel settore delle energie rinnovabili' (WiRES-Women in Renewable Energy Sector), chiedendole il perché di questa preoccupazione e quali soluzioni sono allo studio per anticipare un fenomeno che vedrebbe le lavoratrici ancora una volta penalizzate.

Dottoressa Rossi, i green jobs sono appena arrivati in Italia che già si parla di discriminazione di genere. Da quale preoccupazione prende l'avvio il Progetto? 
"I dati Eurostat ci confermano che, In Italia, come nella maggior parte dei paesi europei, si verifica una concentrazione dell'occupazione femminile in settori o in professioni meno retribuiti, con minori opportunità di crescita professionale e maggiormente compatibili con le esigenze familiari e domestiche. Quando si parla di transizione verso un'economia verde, non si può non tenere in conto che i settori per i quali sono previsti i maggiori sviluppi in termini di nuovi posti di lavoro sono per la maggior parte settori in cui le donne sono poco rappresentate; in particolare l'edilizia, i trasporti e il settore energetico. Si pensi che, nel 2008, a livello europeo, le donne rappresentavano circa il 22 per cento degli occupati nella generazione di elettricità, il 9 per cento nell'edilizia e il 22 per cento nei trasporti, e l'Italia è in linea con tali tendenze".

Si spieghi meglio:
"Nello specifico del settore energetico, ad oggi (dati Sustainlabour), a livello mondiale la percentuale di donne occupate in posizioni tecniche è pari a circa il 6 per cento, ed è ancora più bassa se si considerano le posizioni apicali. È, quindi, ragionevole pensare che la creazione di nuovi posti di lavoro in determinati settori possa, in mancanza di misure ed interventi correttivi, di fatto aumentare il differenziale occupazionale di genere in Italia, come negli altri paesi europei. Le nostre ipotesi di partenza sono confermate dai risultati di alcune importanti indagini settoriali: ad esempio quella  condotta nel 2008 da due esperte spagnole, Isabel Blanco e Maria Rodrigues, fra più di mille aziende operanti in Europa nel campo dell’energia eolica, i cui risultati hanno mostrato che solo il 22 per cento degli occupati nel settore dell'energia eolica in Europa sono donne".

Nel settore delle energie rinovabili in Europa l'occupazione femminile resta generalmente inferiore a quella maschile. Come si può colmare il gap lavorativo tra uomini e donne? 
"In questo settore le stime sui potenziali occupazionali sono molto promettenti, ed incrementare la partecipazione femminile risponderebbe al duplice obiettivo di pari opportunità e transizione verso un'economia sostenibile. Tuttavia, ridurre o eliminare il gap occupazionale tra uomini e donne richiede una giusta combinazione di misure, alcune tradizionali ed altre più innovative. A livello normativo il perseguimento del principio delle pari opportunità passa attraverso la regolamentazione dei sistemi di accesso all'occupazione, la parità retributiva, la tutela della maternità, il congedo parentale e l'assistenza e la sicurezza sociale. A livello di misure economiche una delle priorità riguarda sicuramente il potenziamento dei servizi di assistenza per la prima infanzia e di cura. Inoltre, è anche necessaria un'efficace azione informativa nei confronti delle donne sulle nuove opportunità e prospettive occupazionali del settore. Diversi studi mostrano come le donne siano in generale più propense a temi quali la sensibilità ambientale e il risparmio energetico e, quindi, potenzialmente interessate ad intraprendere una carriera nel settore. Per questo motivo, anche l'offerta formativa deve prevedere misure di incoraggiamento della partecipazione femminile a specifici corsi di studio, utilizzando in quest'ottica anche lo strumento delle quote rosa".

Come si pensa agevolare l'inserimento delle lavoratrici nella situazione appena descritta? Ed in ogni caso, viene preso in esame anche il reinserimento di lavoratrici disoccupate?
"Politiche del lavoro volte a contrastare comportamenti discriminatori e a favorire l'ingresso o il reinserimento lavorativo (certamente viene preso in considerazione) in quelle occupazioni non tradizionali, come appunto tecnici e ingegneri, devono necessariamente essere accompagnate da programmi formativi ad hoc. In generale, proprio per favorire la partecipazione femminile, è auspicabile che i relativi programmi formativi e di apprendistato vengano disegnati tenendo in conto specifiche esigenze femminili, ad esempio prevedendo orari e modalità organizzative conformi alle esigenze di vita familiare. Un esempio positivo in questo senso viene dagli Stati Uniti, con il programma governativo Women in Apprenticeship and Nontraditional Occupations (WANTO) Act del 1992, attraverso il quale è stata prevista assistenza tecnica a datori di lavoro e parti sociali intenzionati ad assumere donne in posizioni non tradizionali o attraverso programmi di apprendistato".

Nell'ambito del Progetto quali sono gli attori istituzionali che dovrebbero farsi carico di una diversa e più consistente quota di occupazione femminile nei settori delle energie rinnovabili e con quali strumenti?
"Il Progetto mira ad analizzare il ruolo del dialogo sociale in questo ambito. Le parti sociali infatti sono indubbiamente i soggetti più indicati nell’anticipare e gestire i cambiamenti a livello settoriale e aziendale e questo naturalmente non può prescindere da una valutazione di genere. Questo implica interventi inerenti ai meccanismi di accesso al mercato del lavoro, alle tipologie contrattuali, ai salari, alle politiche di conciliazione e all’anticipazione delle competenze richieste nel settore e relativo adeguamento dell'offerta formativa. Durante tutto lo svolgimento delle attività di ricerca è previsto il continuo coinvolgimento di organizzazioni sindacali e datoriali, nazionali ed europee, al fine di meglio identificare gli strumenti più idonei a favorire la partecipazione femminile nel settore delle rinnovabili. Naturalmente anche le autorità nazionali e locali possono dal canto loro elaborare azioni specifiche di sostegno a persone e aziende".
 
In Italia le politiche di conciliazione stentano a decollare, soprattutto in alcune macroaree del centro-sud. Se ne tiene conto nel Progetto e, se sì, si riescono ad immaginare soluzioni compensative? 
"Certamente, è uno degli aspetti principali su cui si concentra l'analisi. Proprio per analizzare come alcune caratteristiche socio-economiche locali influenzano la partecipazione femminile, nell'ambito del progetto verranno analizzati specifici casi di studio regionali a livello Europeo. I casi di studio saranno selezionati in base a un'analisi dei cluster (gruppi), al fine di tenere in considerazione sia le caratteristiche locali dell'occupazione femminile che le potenzialità di sviluppo del settore delle rinnovabili. Questo aiuterà ad identificare alcune buone pratiche in atto".

In generale quali risultati vi attendete dalla ricerca?
"Il progetto è volto ad evidenziare le principali criticità ed opportunità per l'occupazione femminile nel settore delle energie rinnovabili, identificando così le aree di intervento in cui è richiesto un maggiore coinvolgimento delle parti sociali. I risultati saranno presentati durante una conferenza internazionale a Bruxelles nel novembre 2010 e verrà pubblicato un rapporto finale. Allo stesso tempo intendiamo presentare una guida di buone pratiche raccolte durante le attività di ricerca, rivolte principalmente a parti sociali e organismi istituzionali. I risultati della ricerca potrebbero poi evidenziare le priorità in agenda politica sia a livello nazionale che europeo. In aggiunta a questo tengo a sottolineare che il progetto è volto anche a stimolare lo scambio continuo di informazioni tra i soggetti interessati al fine di raccogliere il maggior numero di buone pratiche e contribuire al dibattito sulle pari opportunità. Per questo motivo sono previste attività e pubblicazioni periodiche, liberamente accessibili a tutti, e ci auguriamo vi sia un interesse crescente verso tale tematica".

LINK
Il Progetto WiRES