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Cina: il 2010 è l'anno della tigre, ma il felino rischia l'estinzione

Nel mondo ne sono rimasti solo 3.200 esemplari. Il Wwf traccia una mappa di habitat e rischi per la specie, dal bracconaggio alla deforestazione. E a settembre un vertice in Russia per la sua salvaguardia.

» Animali Redazione/GC - 15/02/2010

Capodanno cinese, 14 febbraio 2010. Con la tradizionale Festa delle Lanterne, la Repubblica Popolare più grande d'Asia ha festeggiato l'arrivo del nuovo anno e, con esso, anche il passaggio dal segno zodiacale del toro a quello della tigre. Il mitico felino, però, raccontato e celebrato in molte storie o romanzi, non gode di buona salute ed è sempre più minacciato dal pericolo estinzione. Tanto che il suo habitat si è ridotto del 40 per cento in appena 12 anni. Così il Wwf ha pensato di utilizzare l'occasione per ricordare a tutto il mondo i rischi che sta correndo questo grande felino, lanciare un appello per difenderlo e tracciare una mappa con 10 punti critici. Nel mondo sono rimasti appena 3.200 esemplari, tutti concentrati nel sud-est asiatico e le criticità che mettono a rischio questo animale sono le più disparate. Dal 1940 ad oggi si sono infatti già estinte tre sottospecie di tigre, mentre una quarta, quella della Cina meridionale, non viene più avvistata in natura da circa 25 anni.

Innanzitutto c'è la riduzione del proprio habitat naturale. In India ciò ha generato un aumento dei conflitti tra i felini e gli esseri umani, costringendoli a dividersi un territorio dove la convivenza mette in pericolo entrambi. E anche i cambiamenti climatici influiscono notevolmente tanto che in Bangladesh rischia di scomparire il 96% della foresta di mangrovie del Sunderbans e con essa i suoi abitanti. Neppure la Russia è indenne da questo problema. Qui una delle cause principali riguarda il taglio incontrollato delle foreste, con i tronchi che vanno ad alimentare il mercato illegale di legname. Sebbene le celebrazioni del prossimo anno siano tutte dedicate alla tigre, i cinesi sono i primi responsabili tra coloro che mettono a repentaglio la sopravvivenza di questo felino. Insieme a Vietnam e Nepal, nella Repubblica Popolare uno dei principali commerci riguarda ossa, pelli, carne e prodotti derivati che servono per medicinali e costumi tradizionali, mentre in Indonesia e Malesia sono le grandi industrie, produttrici di olio di palma, carta, caffé e gomma, le responsabili della loro estinzione. Ovunque esiste poi il problema del bracconaggio.

Il prossimo settembre in Russia si terrà un summit tra le organizzazioni ambientaliste e gli stati nei quali sopravvivono gli ultimi esemplari di tigri per cercare di trovare una via d'uscita a questo problema. Un occhio sarà puntato anche verso l'Occidente, responsabile della cattura di molti esemplari (nei soli Usa vivono rinchiuse negli zoo circa 5mila tigri, più di quante ce ne siano in natura) e di alimentare i commerci che mettono a rischio la specie. "Nell'Anno della Biodiversità - spiega il Wwf - la tigre è stata scelta da noi come simbolo della natura che scompare e che dobbiamo difendere, che porta con sé problemi pressanti di assedio del territorio e delle risorse naturali, con inevitabili ripercussioni anche sul benessere dell'uomo, che di quelle risorse non può fare a meno". Solo con un serio impegno le tigri hanno ancora una speranza di sopravvivere. Per la regina della giungla l'anno non inizia proprio nel migliore dei modi.

LINK
- I problemi che riguardano le tigri per Paese
- I progetti del WWF per salvare il felino
- L'habitat della tigre in Asia