Economia e Lavoro » Lavoro » Occupazione

Ricerca: precari, sbloccati 80 milioni per le assunzioni, ma i concorsi restano fermi

Sono 900 i posti per il 2009 assegnati, ma da bandire. Francesco Cerisoli, presidente dell'Apri, lancia il grido d'allarme: "Sono l'unica occasione per poter continuare a fare ricerca". Attualmente sono 30mila coloro che hanno contratti a tempo.

» Occupazione Gianluca Colletta - 22/12/2009

Ricercatori senza futuro. Crolla nel 2009 il numero di assunzioni, anche a causa della mancanza di concorsi banditi. A lanciare il grido d'allarme è Francesco Cerisoli, presidente dell'Associazione precari della ricerca italiani (Apri), che lavora e vive in Olanda: "Sono un cervello in fuga, anche se non amo molto questa definizione".

Quella di andare via dall'Italia è stata una libera scelta o è dovuta alla mancanza di opportunità?
"Beh, diciamo che nel mondo della ricerca è quasi obbligatorio andare a fare esperienza lontano da casa. Qui in Olanda ho lavorato con gente di tutte le nazionalità, cinesi, giapponesi, americani, tedeschi, francesi e portoghesi. Se uno vuole fare ricerca sa che è obbligatorio spostarsi. Il problema è che tutti quegli stranieri alla fine hanno l'opportunità di tornare a casa, mentre noi italiani no. Chi si allontana dal nostro Paese, a meno che non abbia forti 'link' con l'istituzione che lascia, è automaticamente escluso da ogni possibilità".

Nel 2009 si sono drasticamente ridotti i concorsi per ricercatori. A cosa è dovuto secondo lei?
"Questo è esatto, ma parziale. I concorsi sono al palo da almeno 3 anni, ed il motivo è semplice: non ci sono soldi. O meglio, una serie di riforme incomplete e sbagliate ha reso il sistema profondamente squilibrato. E il risultato è stato un dispendio di energie non sopportabile da un'economia e da una classe politica che non vedono nella ricerca un campo di investimento. Il ministro dell'economia Giulio Tremonti ha drasticamente ridotto i fondi nel 2008 con un piano che porta il finanziamento della ricerca ai livelli degli anni ’90, mentre nel resto del mondo si aumentano i budget".

Eppure, i fondi per le assunzioni sono già stati dati alle Università:
"Si, questa è una storia a parte. Nel breve biennio 2006-2008 l'allora ministro dell'Istruzione, Fabio Mussi, destinò una quota di risorse riservata al reclutamento di nuovi ricercatori nelle Università. Con due limitazioni: i posti (a tempo indeterminato) erano cofinanziati dal ministero al 50% e le regole per l'assegnazione dovevano essere cambiate da un decreto apposito. I fondi destinati erano 20 milioni per il 2007, 40 per il 2008 e 80 per il 2009. Il numero totale di posti attivati sarebbe stato di 4200".

Invece cosa è successo?
"Nel 2007 furono banditi 1050 posti, che in emergenza vennero assegnati con le vecchie regole concorsuali. Nel 2008 c'è stato un lungo stop (che si protrae ancora), derivato dalla caduta del governo e dai provvedimenti di riforma intrapresi dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Alla fine, con la legge 1/2009 e i decreti ministeriali collegati, sono state stabilite nuove regole per i concorsi, da noi ritenute migliori. Sui 1050 posti che dovevano essere messi a concorso entro la fine di quest'anno, però, ne sono stati banditi, forse, 700. In diverse realtà universitarie, come ad esempio nel caso di Trento, i posti assegnati ai ricercatori non saranno banditi per  impiegare il budget in modo diverso".

Dalla Conferenza dei rettori (Crui) fanno sapere che intendono utilizzare i fondi per far fronte ai tagli subiti in tutti gli altri settori. Cosa ne pensa?
"Il loro tentativo è quello di spendere gli ultimi 80 milioni dirottandoli sui finanziamenti ordinari. E rischiavano di andare persi, se non impegnati entro il 2010. Lo sblocco di questi soldi è una doccia fredda per i giovani ricercatori. Bene che li abbiano sbloccati, male che li abbiano dimezzati. Per due anni erano stati promessi 4000 posti, per poi ridurli a meno della metà".

Immagino che contavate molto su questi fondi:
"Noi siamo l'anello debole. Per i precari, questi (pochi) concorsi erano l'unica occasione per poter continuare a fare ricerca. Ed erano anche l'occasione per giocarsela con un minimo di chance, visto che le nuove regole avevano introdotto il sorteggio dei commissari d'esame, l'abolizione di scritti e orali, la valutazione solo su titoli e pubblicazioni. Insomma garantivano un arbitrio minore rispetto a prima, e quindi più possibilità per quelli bravi, ma non raccomandati".

Anche queste regole rischiavano di scomparire?
"Si, ma sembra che nel 'milleproroghe’' abbiano inserito un prolungamento della norma. Quindi la situazione e': circa 700 posti banditi (su 1050 assegnati) per il 2008, e 900 assegnati (da bandire) per il 2009. Ovviamente con le regole nuove".

Potete essere ottimisti per il futuro?
"Purtroppo no. Questi duemila posti scarsi, date le ristrettezze economiche in cui versano le Università, sono l'unica possibilità per una generazione di studiosi di avere accesso all'Università. Considerato che l'età media dei precari della ricerca si aggira sui 35-40 anni, ormai per moltissimi le speranze di 'passà 'a nuttata' sono ridotte quasi a zero. Si stimano più o meno 30-40mila precari della ricerca e in palio ci saranno, ad esagerare, 2000 posti, da qui al 2013. Come dire: "cosa succederebbe se la Fiat decidesse di licenziare 25mila operai in 3 anni?" Purtroppo l'unica soluzione possibile, in mancanza di un'iniezione di risorse, sarebbe il pensionamento dei professori anziani, quelli con più di 65 anni e 40 di contributi, cosa che avviene normalmente nel resto d'Europa. In questo modo si libererebbero risorse per almeno un miliardo di euro da qui al 2015".

Il pericolo che questi fondi andassero persi o dirottati in altri campi è stato scongiurato o c'è ancora qualche incognita?
"Il rischio permane finché i concorsi non saranno banditi, come del resto sta accadendo per quelli della II tranche (2008), assegnati solo per un 70%. La nostra diatriba con Trento si riferisce appunto a posti che erano già attribuiti (16), ma che loro non bandiscono".

E che fine faranno i fondi se non utilizzati?
"Per ora il rettore se li tiene nella speranza che il governo decida che i soldi non utilizzati restino nel budget delle Università, ma senza il vincolo dell'assunzione di ricercatori. Se si arriverà a dicembre 2010 senza che i fondi siano stati utilizzati per bandire ed espletare concorsi, rientreranno nelle casse del ministero dell'Economia grazie al processo di perenzione, e quindi andranno persi per sempre".