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Turismo gay e lesbo: in Italia giro d'affari di oltre 3 miliardi di euro all'anno

Un settore in costante crescita che nel 2009, in piena crisi, ha agito da traino. Sbagliato, però, identificarlo come "ciambella di salvataggio" dell'economia turistica italiana: un seminario a Roma punta i riflettori puntati sul mercato del gay travel.

» Mercato turistico Ester Trevisan - 23/12/2009

Non può essere definito come 'l'ancora di salvezza' del turismo italiano, ma in quest'anno che sta per chiudere i battenti ha indubbiamente svolto un ruolo di traino, riuscendo a mantenere lo stesso trend del 2008 e, in alcuni  casi, a migliorarlo: il mercato del gay e lesbian travel, nonostante la crisi che ha investito il settore, ha resistito, affermandosi come l’unica nicchia in grado di crescere. 

È quanto emerge dai dati raccolti ed elaborati da Queerway.it, sito specializzato nella promozione culturale e sociale del mondo GLBT (gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e transgender), e presentati a Roma in occasione di un seminario sul tema organizzato dal tour operator Quiiky, marchio dell'azienda turistica Sonders and Beach, rivolto alle agenzie di viaggio e patrocinato da Confindustria Assotravel.

Secondo l'analisi fornita da Queerway.it, il 2009 si concluderà con un aumento, da parte del 7% della comunità GLBT dichiarata, della quota di reddito destinata al turismo che arriverà, dunque, a 2.300 dollari. E, per quanto riguarda il mercato italiano, le stime parlano di un giro d'affari di oltre 3 miliardi di euro all'anno. Basta considerare che nel nostro Paese, sempre in base al numero di appartenenti alla comunità GLBT dichiarati, il settore del gay travel rappresenta il 7% dell'intero mercato turistico. 

Capitolo destinazioni: sul fronte dell'incoming, dai dati si profila per il prossimo anno un aumento di presenze a Venezia, Firenze, Bologna e Roma, mentre gli italiani affolleranno soprattutto le isole Canarie e Santorini, Praga e il Messico, meta, quest'ultima, particolarmente ambita perché offre la possibilità di celebrare un simbolico rito nuziale secondo l'antica tradizione Maya. E proprio i viaggi compiuti all'estero da gay e lesbiche per convolare a nozze saranno tema di discussione e approfondimento di uno dei prossimi seminari. 

Attualmente, tra i Paesi più famosi dove una coppia omosessuale può sposarsi figurano la Spagna e l'Olanda, dove però si può contrarre matrimonio soltanto se almeno uno dei due partner ha la cittadinanza, il Belgio, la Norvegia e la Svezia (qui è ammesso anche il rito religioso), il Sud Africa, Israele, ma limitatamente a Tel Aviv, alcuni Stati degli Usa e il Canada diventato una sorta di La Mecca per gay e lesbiche che qui possono unirsi in matrimonio pur non essendo cittadini canadesi. Nozze a parte, la top five delle destinazioni più frequentate (fonte HolidayCheck) è formata da Gran Canaria, Barcellona, Ibiza, Mikonos e Maldive, mentre in testa alla classifica delle capitali gay svettano Rio de Janeiro e Berlino.

Un altro aspetto evidenziato in occasione del seminario riguarda gli investimenti effettuati soprattutto dagli Enti del Turismo nel mercato del turismo gay e lesbo. Secondo i dati illustrati da Queerway.it, i Paesi che hanno deciso di impegnarsi particolarmente per incrementare il flusso di turisti gay sono Israele, con l'esempio di Tel Aviv che ha puntato su campagne pubblicitarie legate ai tour sul Mar Morto, il Ticino, in Svizzera, dove l'EuroPride che si è svolto nel giugno scorso a Zurigo ha spinto l'Ente del turismo a investire sulle sponsorizzazioni, e Atlantic City, famosa in tutto il mondo per i suoi sfavillanti casinò tra cui uno che, dopo un attento studio di marketing, ha scelto di andare incontro alle esigenze della clientela gay organizzando serate a tema dedicate a questo specifico target. Un caso a sé è poi rappresentato da New York dove, per celebrare il quarantesimo anniversario della rivolta di Stonewall a cui si collega la nascita del movimento GLBT, quest’anno è stato organizzato il 'Rainbow Pilgrimage' per il quale sono stati investiti 190mila dollari e il cui ritorno economico è stato stimato in circa due milioni di dollari.

"Generalmente - spiega Ian Rooks, consulente per il mercato G&L di TTG Italia, società leader nella comunicazione e nei servizi per il settore turistico - gay e lesbiche hanno disponibilità economiche maggiori rispetto agli eterosessuali perché ricoprono ruoli professionali ben remunerati e, non avendo figli, possono decidere di destinare una parte significativa dei loro stipendi ai viaggi (il reddito medio si aggira intorno ai 4500 euro mensili, cioè superiore del 34% alla media, ndr). Ma ciò non significa - precisa Rooks - che i gay e le lesbiche siano tutti benestanti e che quelli dotati di maggiori risorse, spaventati dalla crisi, non abbiano deciso di tenere a bada il portafogli e di investire, magari, nel mattone piuttosto che spendere in viaggi".

LINK
- Tour operator Quiiky
- Assotravel
- Queerway