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Giornalisti freelance: in Italia un organismo sindacale per autodifendersi

Simona Fossati, leader romana della neonata Usgf, racconta i disagi e le attese della "categoria che sta peggio nel mercato del lavoro autonomo. Senza contratto, sottopagati, dobbiamo subire anche la concorrenza sleale di stagisti e di chi lavora gratis".

» Editoria Valentina Marsella - 16/12/2009

Freelance. Una storia di "ordinaria follia sindacale". Così, l'Unione sindacale giornalisti freelance (Usgf), nata di recente in modo autonomo, dopo anni di lotta per un riconoscimento professionale ignorato da più parti, definisce la propria condizione. Tra passato e presente. Responsabile dell'organismo per i giornalisti del Lazio e della Capitale, Simona Fossati, ci racconta la situazione italiana di una categoria dove i compensi vengono ridotti d'ufficio. 

La leader sindacale, freelance da anni, parte dal 2004, quando al Congresso nazionale di Saint Vincent della Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi), fu approvata all’unanimità, una mozione che prevedeva un organismo di base per questi reporter pronti spesso a rischiare la pelle per svelare verità pericolose. 

Senza tutele, con le tasche semivuote, ma con una professionalità da vendere. Dietro le barricate, vicini alle bombe nelle tante guerre che insanguinano il pianeta, alle prese con inchieste finalizzate a smascherare traffici, organizzazioni illegali e affari sporchi. "Quella mozione del 2004 - spiega Simona - indicava la formazione immediata dell'organismo, ma è stata sempre disattesa. Sarebbe stato importante che il documento fosse applicato prima di aprire le trattative contrattuali dell'intera categoria. E invece, nulla è stato fatto, ma abbiamo continuato la nostra battaglia con raccolte di firme e sollecitazioni".  

Il contratto nazionale è stato firmato lo scorso aprile, prosegue la freelance. Da allora racconta "la nostra categoria è stata abbandonata completamente ma non abbiamo mollato: ci siamo mossi autonomamente e con un atto notarile, in via esecutiva provvisoria, il 19 giugno scorso, è nata L'Usgf". "A quel punto - spiega - abbiamo servito su un piatto d'argento, alla Fnsi, la possibilità di riconoscerci, ma niente". Eppure, fa notare la leader sindacale dei reporter romani, "oltre il 50% dei servizi della carta stampata, dell'on-line, radio e tv è fatto da giornalisti che lavorano in proprio, senza contratto e sottopagati". "Un mercato editoriale simile -aggiunge - dove i freelance non hanno garanzie professionali di alcun tipo, può dare ai cittadini un'informazione autorevole e di qualità? Secondo noi, senza tutele sindacali e remunerazioni adeguate, chi lavora alle notizie non è nelle condizioni ottimali per svolgere tale servizio". 

Dieci i punto centrali del Manifesto di questa categoria. "Viviamo di giornalismo - si legge -, contribuiamo ad oltre il 50% alla realizzazione di giornali, periodici, radio, tv; siamo vittime delle riduzione dei compensi che i gruppi editoriali decidono d'ufficio; inoltre subiamo la concorrenza sleale di stagisti e di non professionisti che scrivono a costo zero e siamo destinati ad aumentare". Liberi professionisti, e precari dell'informazione, i freelance nel manifesto, chiedono il riconoscimento della "nostra dignità di lavoratori, la tutela previdenziale a carico dei committenti, e intese collettive per garantire le migliori condizioni". I reporter che, nonostante tutto, vanno avanti in un'autentica missione di coraggio e con il sogno di stringere tra le mani un contratto, vedono ogni giorno violati principi costituzionali e norme che difendono i più elementari diritti. 

"Non è solo il singolo, economicamente debole - prosegue - a rischiare, ma è in pericolo la libertà di stampa e il diritto a un'informazione corretta, difficilmente perseguibili senza i mezzi adeguati. Il freelance vive sotto continuo ricatto, sotto pressione, ridotto allo schiavismo; ed è la categoria che sta peggio nel mercato del lavoro autonomo". È sui pagamenti che sono più visibili le violazioni di un diritto a lavorare nelle giuste condizioni. "L'unica legge che prevede che la prestazione debba essere pagata entro 30 giorni dalla consegna di un pezzo o di un servizio (n.232/2002) -  dice ancora la Fossati - viene disattesa. Possono passare anche 60-90 giorni, peggio se lavori per un mensile. Ad essere continuamente violato è anche l'art.36 della Costituzione, che sancisce il diritto alla retribuzione in base alla quantità e qualità del lavoro svolto". 

Non solo: per la leader Usgf, viene "perfino disattesa la Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo che all'articolo 23 recita che ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro". In Europa, evidenzia la freelance sindacalista, "l'Italia è il paese che sta peggio in assoluto. Basti pensare alle condizioni del 'pigiste' francese: qui i freelance vengono pagati per ogni singolo giorno di lavoro, con tutte le tutele del caso. Malattia, infortuni, previdenza, sono tutte pagate". 

E se un reporter senza contratto prende una querela o viene invischiato in un caso giudiziario, deve pagarsi da solo un avvocato? "Non è mai accaduto, di solito i danni derivanti da prestazione li paga il committente, insomma l'editore. Finora l'assistenza legale è stata sempre assicurata. L'unico caso, eclatante che ha fatto discutere e che apre uno scenario preoccupante per il futuro è quello di Milena Gabanelli". Giornalista Rai e conduttrice della trasmissione Report, la Gabanelli si era ritrovata in un certo periodo senza assistenza legale da parte dell'emittente tv. Questo ha fatto sospendere il programma, finquando c'è stata una raccolta di firme e la situazione è tornata nella norma. 

"Ci chiediamo cosa succederà - rileva la leader sindacale - l'unica cosa che per il momento viene coperta è proprio l'assistenza legale, se manca anche quella…". I freelance italiani, insomma, sono quelli che stanno peggio a livello europeo: "È così - aggiunge - anche se la crisi economica e pubblicitaria ha toccato altri paesi. Ma voglio fare un esempio su tutti con la Finlandia: un paese molto piccolo, che già 20 anni ha visto la battaglia dei freelance, che sono riusciti a unirsi bloccando grosso gruppo editoriale e ottenendo la contrattazione". "L'Ungf  è nata proprio per unire i reporter accomunati dalla stessa sorte tra loro, seguendo proprio quest’esempio". La chiave di tutto, deve essere la "forza comune - conclude Simona Fossati - per bloccare davvero giornali, radio e tv se non ti danno quello che chiedi. Ma poi entriamo nel gioco degli stagisti e di chi è disposto a lavorare gratis. È la triste realtà". 

LINK
- Unione sindacale giornalisti freelance