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Turismo balneare: la direttiva Bolkestein rischia di stroncare il settore

I titolari degli stabilimenti si schierano contro la messa all'asta delle concessioni senza diritto di prelazione e chiedono al Governo di intervenire a Bruxelles per ottenere una proroga. Il 1° dicembre a Roma assemblea generale con 4mila imprenditori.

» Mercato turistico Ester Trevisan - 24/11/2009
Fonte: Immagine dal web

In Italia il turismo balneare è il più richiesto, rappresenta la punta di diamante dell’intero comparto e svolge un'importante funzione di traino per molti altri settori dell'economia. Eppure è minacciosamente dietro l'angolo il rischio che tanti imprenditori siano costretti a ritirarsi dal mercato, provocando una grave crisi anche a livello occupazionale. A lanciare l'allarme è la Fiba (Federazione italiana imprese balneari) che punta l'indice contro la messa all’asta delle concessioni demaniali imposta dalla Commissione europea ai Paesi membri dell'Ue attraverso la direttiva Bolkestein. 

"Si tratta di un provvedimento - spiega Tullio Galli, direttore generale della Fiba - che non dovrebbe affatto riguardare il nostro settore, perché noi godiamo di un diritto di concessione demaniale da parte dello Stato". Per svolgere la loro attività turistico-ricreativa, i circa 12mila stabilimenti balneari presenti lungo le coste italiane possono usufruire di 8mila chilometri di spiaggia, cioè appena il 28% del totale disponibile. “E non si tratta di una concessione irrevocabile – sottolinea Galli – visto che, come stabilisce il codice di navigazione, lo Stato può ritirarla nei casi in cui un determinato tratto di arenile debba essere disponibile per motivi pubblici”.

"Mettere all'asta le concessioni demaniali, per giunta senza prevedere alcun diritto di prelazione - afferma il direttore generale della Fiba - significherebbe distruggere i sacrifici economici sostenuti dai titolari degli stabilimenti balneari per attrezzare al meglio le spiagge e scoraggiare gli imprenditori intenzionati a investire nel settore. Nessuno, infatti, sarebbe disposto a spendere cifre consistenti per allestire, per esempio, ristoranti, centri benessere, aree dedicate alle attività sportive all'interno dei lidi, sapendo che può correre il rischio di perdere tutto all’asta".

Ecco perché, in occasione dell'assemblea generale delle imprese balneari che si svolgerà a Roma il primo dicembre, e alla quale parteciperanno circa 4mila imprenditori da tutta Italia, la Fiba e il Sindacato italiano balneari (Sib) chiederanno al Governo di insistere affinché la Commissione europea conceda una proroga per la direttiva, che deve essere recepita entro quest'anno per evitare multe astronomiche. "È chiaro che il Governo voglia scongiurare il rischio di sanzioni - dichiara Galli - ma occorre far capire a Bruxelles che il nostro settore ha caratteristiche particolari che devono essere salvaguardate. Bisogna, dunque, trovare una soluzione legislativa che consenta agli imprenditori di rientrare degli investimenti effettuati. Soltanto dopo questo passaggio fondamentale, sarà possibile avviare una giusta competizione".

Galli, infine, sottolinea un altro grave rischio connesso alla messa all'asta delle concessioni demaniali senza diritto di prelazione: "Soprattutto nelle regioni meridionali - spiega il direttore generale della Fiba - questo meccanismo potrebbe diventare una buona occasione per riciclare capitali illeciti da parte della criminalità organizzata. Quindi l’intervento del Governo - conclude Galli - è necessario anche per evitare che infiltrazioni malavitose inquinino un settore così importante per la nostra economia".

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- Federazione italiana imprese balneari