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Berlino: ultima fermata per Tempelhof

Il celebre aeroporto già protagonista del blocco di Berlino, grazie alle proteste popolari, diventerà parco cittadino.

» Europa Andrea D'Addio - 17/11/2009

BERLINO - Diventerà un parco, non solo il più grande della città, ma anche il più vasto tra tutti quelli delle grandi capitali mondiali. La storia dell'aeroporto di Tempelhof, quindi, sembra essere finalmente arrivata ad una conclusione. 

Ad un anno dalla sua chiusura, datata ufficialmente il 30 Ottobre 2008, dopo una serie di aspre e interminabili polemiche, infatti, è stata decisa quale sarà la destinazione di questa grandissima zona della capitale tedesca: un luogo di ritrovo quotidiano per bambini, amanti dell'aria aperta e improvvisati giocatori di pallone, frisbee e tanto altro. 

Una decisione che va incontro ai desideri dei cittadini, ma a svantaggio di tante altre proposte commercialmente più attraenti per le casse di un comune sempre sull’orlo della bancarotta (i tanti investimenti per la ricostruzione della città dopo la riunificazione pesano e peseranno ancora a lungo sul bilancio di Berlino).

Della chiusura e del destino di Tempelhof si parla già dalla fine del 2007. All'epoca infatti fu constatato che, per Berlino, avere tre aeroporti (Tegel, Schönefeld e Tempelhof) significava costi e scomodità da eliminare. Si decise di allargare Schönefeld (facendolo diventare aeroporto di riferimento per tutto il Brandeburgo, ovvero la regione intorno a Berlino) e di chiudere progressivamente gli altri due. 

Per tutti fu subito chiaro che il primo sulla lista sarebbe stato Tempelhof (Tegel salvo imprevisti chiuderà dal 2012). Appena la notizia divenne di dominio pubblico, da ogni parte del paese cominciarono ad arrivare, sulla scrivania del borgomastro della città Klaus Wowereit,  proposte su come utilizzare un'area enorme e strategicamente attraente sotto tanti punti di vista. A due passi da Kreuzberg, l'ex quartiere turco ormai meta soprattutto di artisti e studenti, e ben collegato ad un centro che, con la metropolitana, dista non più di una decina di minuti, la distruzione di Tempelhof sembrò l'occasione da non perdere per tutti i grandi costruttori edilizi del Paese. 

Case, case, case. In una città che ancora ha edifici con il riscaldamento a carbone e l'ascensore non ha neanche lo spazio per essere installato tanto sono strette le scale, l'opportunità di costruire dei palazzi moderni dotati di confort avrebbe significato appalti di centinaia di migliaia di euro. Lusinghe attraenti, ma che non tenevano conto della storia del posto. Tempelhof è infatti il famoso aeroporto dove sessant'anni fa, tra il 24 giugno 1948 e l'11 maggio 1949, arrivavano gli aerei alleati pieni di rifornimento  che, dall'Inghilterra cercavano di aggirare il 'blocco di Berlino' tentato dai sovietici. Un evento fondamentale della storia della città, prologo di quella divisione che traumatizzò nei successivi quarant’anni la capitale e, di riflesso, tutto il mondo visto che lo si considera come il primo episodio della guerra fredda.

L'idea di vedere lì dove un tempo arrivava 'la vita', palazzi, beuty farm e centri commerciali non entusiasmava, logicamente i berlinesi. "Tempelhof non è solo un city airport ancora valido, come London city, è un luogo del ricordo", scrisse in quei giorni di attesa l'editorialista del quotidiano Die Welt, Ulrich Clauss. "Avevamo paura di diventare l'ennesimo luogo anonimo fatto solo di luci e grandi negozi" ci racconta Michael,  trentenne psicoterapeuta, da otto anni proprietario di un appartamento nell'attiguo viale di Mehringdamm.

"Per quanto il rumore continuo degli aerei non fosse il massimo, annullare la storia di questo luogo sembrò a tutti un vero e proprio delitto". Il rischio che una speculazione edilizia  potesse concretizzarsi divenne così alto che, prima con una raccolta di firme, poi con manifestazioni e, infine, promuovendo un referendum  per la riapertura dello scalo (nell'aprile 2008: bassissima affluenza, ma abbastanza per mandare un segnale) i cittadini cercarono di dimostrare quanto tenessero alla sorte di quel posto. 

E così, dopo un anno di limbo durante il quale Tempelhof è stato utilizzato per ospitare fiere di varie tipo (compresa quella dell'abbigliamento casual, il Bread & Butter), un festival di musica (con esibizioni di Jarvis Cocker, Peter Doherty, Peaches, Bloc Party e tanti altri) e una tentata occupazione abusiva promossa da ragazzi dei centri sociali (sventata dalla polizia al gran completo), Wowereit e la sua giunta hanno deciso per l'unica soluzione possibile: fare di tutta l'area un grande parco accessibile a chiunque. 

Sia quindi a chi in questi mesi è sceso in strada con cartelli e megafoni che a chi un giorno passerà davanti al monumento dedicato ai piloti che persero la vita durante il Ponte aereo senza saperne nulla fino a quel momento, ma riuscendo almeno ad immaginarsi  che quel terreno che in quel momento starà calpestando un tempo è stato il centro del mondo. Meglio una cicatrice testimone del passato che i soldi per un futuro senz'anima.