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Italia Futura: 3 proposte per il rilancio del Paese

Pari opportunità dalla nascita e supporto all'ingresso nel mercato del lavoro e nella formazione di una famiglia, le proposte contenute nel Rapporto sulla mobilità.

» Cronaca Lavoro Silvia D'Ambrosi - 14/10/2009

Una società mobile stimola ad investire nella costruzione del futuro, alimenta la fiducia nel domani, dà il senso della possibilità, motiva le persone ad investire in tutto ciò che aiuta a crescere: lo studio, il lavoro, il sacrificio, la collaborazione. Ne sono convinti ad Italia Futura, la neonata associazione che ha commissionato il rapporto "L'Italia è un paese bloccato. Muoviamoci!" curato dalla professoressa Irene Tinagli, docente all'Università Carlos III di Madrid, esperta di innovazione, creatività e sviluppo economico.   

Oggi, si sostiene nel Rapporto, l'Italia sconta la diffusa sensazione di mancanza di crescita e di realizzazione che colpisce soprattutto i giovani. Un recente sondaggio ha rilevato che il 20 per cento dei giovani ritiene di aver peggiorato il proprio stato sociale rispetto alla famiglia di origine. Una situazione che necessita di risposte efficaci e immediate, cominciando dal concetto stesso di mobilità sociale che non si esaurisce "nell'essere operai o avvocati", ma chiama in causa altri fattori quali la qualità della vita, l'equità nella distribuzione delle risorse, l'accesso alle opportunità di crescita. Tutte queste complesse variabili, analizzate dal Rapporto, concorrono ad identificare cinque fondamentali motivi di preoccupazione e alcune relative proposte di contrasto. 

Le analisi sulla diffusione di povertà e disuguaglianze in Italia mostrano un'elevata e crescente disparità nella distribuzione del reddito (il 20 per cento delle famiglie più ricche detiene quasi il 40 per cento del reddito nazionale) e l'incidenza della povertà colpisce più duramente bambini e famiglie, anche quelle non toccate dalla disoccupazione (Eurostat: in Italia il 25 per cento dei bambini vive in famiglie povere, il tasso più alto tra i Paesi europei). Uscire dalla povertà e passare ad un livello economico migliore (mobilità dei redditi), è impresa ardua, quindi, "mentre i figli dei ricchi restano tali, per chi nasce in una famiglia povera è molto difficile riuscire a cambiare questa situazione". 

Sul fronte dell'accesso alle opportunità di istruzione e formazione accade che, anche se meritevoli e promettenti, "i ragazzi provenienti dai ceti più bassi mostrano scarsi stimoli ed incentivi a studiare e formarsi" è una rinuncia determinata dalle condizioni di origine, "uno spreco di talenti". 

Nel nostro paese oltre ai beni e ai redditi si trasmettono, di generazione in generazione, anche le professioni (il 44 per cento degli architetti è figlio di architetti, il 42 per cento di avvocati e notai è figlio di avvocati e notai, il 40 per cento dei farmacisti è figlio di farmacisti eccetera). Costoro sono dei fortunati, per chi si deve affermare nel mondo del lavoro i primi stadi della carriera sono sempre più lenti e faticosi. Infatti se i laureati entrati nel mondo del lavoro a metà anni ottanta aumentavano il proprio salario di oltre l'85 per cento in sette anni, quelli entrati negli anni novanta raggiungevano solo il 54 per cento. 

L'ultima constatazione negativa viene riservata alle politiche messe in campo sinora, dominate, più che dai servizi e dagli interventi strutturali, da una spesa sociale tutta sbilanciata a favore delle pensioni (il 60 per cento contro una media europea del 45), mentre le politiche per l'infanzia, l'adolescenza e la famiglia sono pari all'1,2 per cento del PIL. Gli interventi una tantum alimentano una "logica assistenzialista" che nelle modalità di erogazione discrimina proprio le persone che più avrebbero bisogno. 

A fronte di un corposo elenco di "malfunzionamenti" il Rapporto - nello spirito di propositivo che anima l'associazione Italia Futura - avanza in particolare tre proposte concrete. Si tratta di progetti che verranno innanzitutto promossi al livello locale cercando il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile, affinché si facciano promotrici con, innanzitutto, gli enti locali. In un secondo momento, con la gradualità che sarà necessaria, le istituzioni nazionali potrebbero decidere che ciò che ha funzionato a livello locale potrebbe trovare applicazione su tutto il territorio nazionale.

La proposta di un nuovo approccio alle politiche per la mobilità sociale si fonda sul'idea di supportare un individuo dal momento della nascita, all'ingresso nel mercato del lavoro e alla costruzione di una famiglia attraverso la filosofia che premia i comportamenti virtuosi, lo studio, il lavoro e che privilegia strumenti e applicazioni semplici e chiare. 

FONDO DI OPPORTUNITA'
Si istituisce alla nascita di un bambino è mutuato dal Child Trust Fund inglese. Piuttosto che un “sussidio indistinto e automatico”, il Fondo fa riferimento ad un’opportunità che, sebbene tenda a valorizzare il giovane indipendentemente dalla famiglia di origine, bisogna coltivare e mettere a frutto, altrimenti viene meno. L’obiettivo è facilitare l’accesso alle opportunità di studio o di realizzazione professionale che necessitano di investimenti elevati non sempre affrontabili. 

L'idea di base prevede che si metta a disposizione una somma di mille euro per ogni bambino alla nascita. Seicento euro annuali saranno poi erogati a ciascun bambino fino al termine delle scuole elementari, con correzioni per gli scaglioni di reddito. Il criterio del merito comincia a subentrare nelle scuole medie, per cui la somma annuale potrà variare da 400 euro (per la semplice promozione) fino a 700 euro (a seconda del voto con cui si viene promossi). Nel passaggio alle superiori si può arrivare ad un massimo di 1400 euro, così come si può rimanere a nessuna erogazione in caso di bocciatura. Correzioni guidate dal reddito potranno intervenire in base agli scaglioni; il 100 per cento per lo scaglione di reddito più basso e così via, facendo attenzione a che, in caso di buoni meriti, i ragazzi provenienti dalle famiglie più abbienti ricevano comunque una quota, "altrimenti si perde l'effetto incentivante del Fondo". 

Oltre ai risultati scolastici, la proposta prevede sia presa in considerazione la media d'istituto, perché "un sette ottenuto in un istituto in cui prendere sette è la norma, avrà minor valore, ai fini dell'accumulazione del Fondo, di un sette ottenuto in un istituto in cui la media dei voti è molto più bassa". L'erogazione del Fondo è condizionata al conseguimento del diploma di maturità, secondo il parametro 40-45-15. Questo vuol dire che chi non va oltre la maturità riceverà il 40 per cento della somma dei contributi pubblici accumulata nel Fondo (e il 100 per cento dei contributi privati aggiunti). 

L'iscrizione a università o corsi post-diploma prevede un'ulteriore quota del Fondo sotto forma di stipendio mensile (il 15 per cento per ogni anno di corso, per un massimo di tre anni, dopo i quali ci si deve laureare). Infine, un 15 per cento verrà versato al conseguimento di laurea, diploma o altro titolo di specializzazione professionale. Per non gravare sul sistema pubblico "già farraginoso", per la gestione ddel Fondo la proposta ipotizza collaborazioni e partnership con banche private previa la definizione di precisi vincoli sulla gestione di base delle condizioni del conto e sulla restituzione allo stato delle quote inutilizzate. 

GLI AFITTI DI EMANCIPAZIONE
La proposta numero due si occupa di una seconda ed importante tappa della vita delle persone e ovvero l'emancipazione dai genitori ed il passaggio ad una propria abitazione. Non una casa di proprietà, soluzione che in pochi (coloro che hanno famiglie benestanti) possono permettersi, piuttosto un affitto o locazione. Questo anche perché l'iniziativa vuole promuovere la mobilità dei giovani, piuttosto che la stanzialità. Dopotutto, nella prime fasi della carriera non è detto che si trovino molte opportunità "sotto casa" e può essere necessario spostarsi in un'altra città.

Gli affitti di emancipazione si propongono di andare incontro al problema del costo della casa sui giovani, soprattutto agli inizi del loro percorso professionale. In questo caso l'ispirazione arriva dalla Spagna dove esiste la "Renta de Emancipacion". Con caratteristiche e modalità cucite sull'Italia, l'idea si sostanzia nell'erogare 200 euro mensili per un massimo di tre anni, anche non consecutivi, nonché un prestito una tantum (il primo mese) di 600 euro, da restituire, per la caparra. I requisiti richiesti sono un'età tra i 22 e i 30 anni, un reddito massimo annuo di 23 mila euro lordi, la titolarità del contratto di locazione, la domiciliazione del canone di affitto sul conto corrente del locatario ed il non essere titolare di un immobile o proprietario di un patrimonio superiore a circa 110 mila euro. Infine, sono vietati i contratti di affitto tra parenti fino al secondo grado. 

Come erogare i fondi? L'idea è quella di un bonifico mensile sul conto del titolare del contratto di locazione. Il versamento sostituirebbe l'attuale detrazione per gli affitti ai giovani, ma potrebbe cumularsi alle "normali detrazioni a favore degli inquilini di case adibite ad abitazione principale riconfermate dalla Finanziaria 2009". L'efficacia del provvedimento sarebbe assicurata prevedendo anche una particolare agevolazione (esenzione fiscale sull'introito derivante dalla locazione) ai proprietari di case che affittino ai giovani.


PACCHETTO GIOVANI FAMIGLIE 
La terza ed ultima proposta concreta, prevede aiuti alle giovani famiglie. Il ritardo che si accumula nell'avvio delle carriere, nonché la lentezza dei percorsi di stabilizzazione professionale, mettono le famiglie più giovani in particolari difficoltà. Il Pacchetto giovani famiglie, con bambini piccoli e carriere da consolidare, immagina un insieme di misure che cominciano dal sostegno all'affitto che prevede di poter cumulare l'assegno dell’Affitto di emancipazione (di cui abbiamo già detto) per le giovani coppie sotto i trent'anni con figli a carico. 

Un seconda misura del pacchetto riguarda la rimborsabilità della baby-sitter, questa opportunità è però riservata alle famiglie con entrambi i genitori occupati e con bambini al di sotto dei sei anni. Il provvedimento verrebbe erogato sotto forma di assegno - la cui entità sarebbe determinata dal reddito della famiglia e dal numero dei figli - versato su un conto bancario. Quali baby-sitter? Il costo rimborsabile fa riferimento alla scelta di una lavoratrice iscritta - come accade in altri Paesi europei - in appositi elenchi di baby-sitter e per la cui retribuzione viene fissata una soglia. 

Una soluzione che aiuterebbe anche l’emersione di un'attività ancora fortemente "sommersa". Il pacchetto, poi, comprende anche la detassazione dei primi 10 mila euro di reddito delle madri per incentivare il loro lavoro e dare sostegno alle economie familiari. La misura riguarderebbe le mamme lavoratrici con figli al di sotto dei tre anni per una durata massima di tre anni consecutivi. La tassazione piena sarebbe reintrodotta in maniera graduale dopo il terzo anno.

Il Rapporto sottolinea, inoltre, che nel campo dell'aiuto alle famiglie auspicabili misure di accompagnamento a quanto proposto è anche il rafforzamento dei servizi all'infanzia (quantità e qualità dei posti negli asili nido) e importanti misure che introducano maggiormente di quanto non accade oggi orari flessibili sul lavoro per i genitori.

LINK
Rapporto "L'Italia è un paese bloccato. Muoviamoci!"
Proposta Fondo opportunità
Proposta Affitti di emancipazione
Proposta Pacchetto giovani famiglie