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Libertà di stampa: in piazza tra grandi principi e implicazioni politiche

Mentre in Parlamento riceve sempre più consensi il disegno di legge del Pdl per modificare l'articolo 21 della costituzione in senso garantista rispetto alla privacy, a Roma si sono raccolti in migliaia per difendere l'informazione libera.

» Editoria Laura Croce - 05/10/2009
Fonte: Laura Croce

Questi giornalisti italiani saranno pure dei farabutti, ma per la loro libertà, il 3 ottobre scorso, sono scese per le strade del centro di Roma decine di migliaia di persone: tra di loro non solo i membri della stampa, ma anche semplici cittadini e tantissimi giovani che evidentemente riescono già a percepire la gravità delle briglie imposte nel nostro Paese all'informazione. 

Gli organizzatori hanno parlato di 300mila manifestanti, la questura solo di 60mila, ma per quanto apparentemente sottostimato dalla autorità, questo dato conta poco rispetto al colpo d'occhio di una Piazza del Popolo gremita di colori, striscioni e bandiere, affollata da gente completamente diversa, ma unita dalla comune volontà di salvaguardare l’autonomia dei reporter in quanto pilastro fondamentale della vita democratica. E questo nonostante i giornalisti, con la loro invadenza e il loro fare irriverente e spesso un po' altezzoso, non appaiano certo una delle categorie professionali più popolari della società moderna.  

Contro le aspettative più pessimistiche, l'evento organizzato dalla FNSI (Federazione nazionale della stampa italiana) è riuscito a coagulare le realtà più diverse, dai non addetti ai lavori ai sindacati - o meglio la Cgil, l'unica ad aver aderito alla manifestazione - dai collettivi studenteschi al mondo dello spettacolo e dell'arte, ancora in lotta contro i tagli ai finanziamenti pubblici, fino ad arrivare naturalmente alle associazioni di settore (come Acli, Arci, Art. 21) e alle redazioni di giornali e programmi televisivi, non solo quelli in rotta di collisione con il governo come "Anno Zero", ma anche "Striscia la notizia", tanto per sottolineare il carattere aperto dell'iniziativa.

"Questa non è una manifestazione politica, perché chi fa il nostro mestiere sa che bisogna essere critici nei confronti di tutti i governi", ha esordito infatti Andrea Vianello, conduttore di "Mi manda Rai 3" e moderatore del palco di Piazza del Popolo. Senza dubbio, però, le questioni politiche non sono potute rimanere fuori da una folla in cui cartelli satirici e proteste nei confronti del premier non si sono lasciati certi desiderare, e dove hanno trovato spazio anche i partiti - nonostante le remore dei promotori - con Franceschini, Bersani,  Bertinotti e Di Pietro.

Dal palco, poi, il presidente della FNSI, Franco Siddi, ha chiesto a gran voce e tra gli applausi della folla, il ritiro del ddl Alfano sulle intercettazioni: una misura che vorrebbe mettere “il guinzaglio” alla stampa impedendole di dare notizia di indagini già pubbliche, e che se fosse stata in vigore negli anni passati non avrebbe permesso a molti sandali di essere scoperti, da Calciopoli al caso Antonveneta, a quello della clinica milanese Santa Rita, dove si eseguivano interventi non necessari solo per ottenere il rimborso del sistema sanitario pubblico. Una rivendicazione, quella fatta dalla stampa italiana e dai suoi sostenitori, che per forza di cose chiama in causa l'attuale Governo, ma che è servita anche come occasione per riflettere sulle tante minacce gravitanti intorno alla libertà di informazione.

C'è sì il problema dei membri della maggioranza che vorrebbero arrogarsi il diritto di decidere quali notizie dovrebbero andare in onda e quali no, ma non bisogna dimenticarsi il difficile rapporto con gli editori e il precariato, a causa del quale spesso i giovani professionisti si trovano ad essere pagati 2 o 5 euro a pezzo, o a essere licenziati per aver riportato verità scomode, come è successo all'ennese Josè Trovato [1], la cui esperienza è diventata un caso nazionale.     

Più in generale, come ha ricordato il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, la manifestazione è servita a ricordare "che il cittadino non informato o informato male è meno libero" e, di conseguenza, i media dovrebbero funzionare come "cani da guardia del potere"”, sempre in bilanciamento con gli altri principi fondamentali dell'ordinamento democratico. Non bisogna però dimenticare che, al pari di quanto sostiene la Corte europea dei Diritti dell’Uomo, "i limiti della critica devono essere necessariamente più ampi riguardo agli uomini politici e ai rappresentati pubblici, i quali scelgono volontariamente e coscientemente di esporsi più dei privati". 

Parole che non suonano nuove a giuristi e reporter, ma che hanno trovato anche il consenso di un auditorio di sicuro più vasto e meno addentro al mestiere, ma comunque capace di riconoscere la qualità di riflessioni come quella di una personalità come quella di Onida o di Roberto Saviano, al cui passaggio si è levato un vero boato di sostegno e approvazione. "Se ai giornalisti fosse concesso di esprimersi solo secondo la propria coscienza, si potrebbe dare alla parola un nuovo valore, e la forza di cambiare la realtà", anche perché i fatti recenti "dimostrano solo l'antico detto secondo cui potere e verità non coincidono mai".

E se altri ospiti, come Simone Cristicchi, non hanno mancato di ricordare con ironia le escort, quelli tirati in ballo da Onida e Saviano sembrano concetti che dovrebbero andare al di là di ogni schieramento, così come l'omaggio tributato ad Anna Politoskaya, la giornalista russa uccisa quasi tre anni fa per il suo vizio criminoso di non conformarsi mai alle verità dettate dal Cremlino. 

Si tratta infatti di argomenti volti a restituire all'informazione il ruolo che è andata perdendo a causa dell'asservimento di reporter e soprattutto dei tg, unica finestra sul mondo di ben il 70 percento della popolazione italiana, eppure ridotti sempre più a passerelle acritiche del potere, mentre chi  si spinge un po' oltre il limite dell'innocuità, viene minacciato con "querele o articoli denigratori a orologeria", come ha ricordato Neri Marcorè. "Ormai prepariamo le trasmissioni con il codice penale alla mano, per essere sicuri di non essere accusati di essere satira", ha sottolineato sul palco l'attore di "Parla con me", che attraverso le parole di un pensatore liberale e anti-giacobino come Alexis de Tocqueville ha descritto in maniera posata e quasi commovente lo stato di omologazione di massa oggi conseguente al modello unico proposto dai grandi media".

È proprio questo, d'altra parte, il punto che ha portato in piazza tanti giovani. "Non pensiamo sia normale che il Capo del Governo abbia il controllo sulla maggior parte delle reti televisive, e quindi dei tg, che continuano a selezionare le notizie secondo criteri politici", ci spiega con convinzione una ragazza, parte del gruppo di studenti che si sono legati e imbavagliati in Piazza del Popolo sotto lo slogan "Ci hanno rubato il futuro". "Io sono siciliana - continua - e posso testimoniare che a Palermo impazza ormai da mesi l'emergenza rifiuti, ma siccome è governata dal centrodestra non ne parla nessuno, mentre per Napoli sappiamo tutti com'è andata". 

E su come pensa che si possa risolvere questo gap informativo, non ha dubbi: "ormai internet è l'unico mezzo attraverso cui mi sembra possa circolare dell’informazione davvero libera". E questo, è quello che c'è da attendersi dalle nuove generazioni se non sarà colmato al più presto il gap tra i media e la domanda di sapere dei nuovi cittadini. 


NOTE
[1]
Josè Trovato è un giornalista siciliano da anni in prima linea nella cronaca giudiziaria e nera  su fatti di mafia riguardanti il territorio. Il il 31 maggio 2008 viene licenziato dall'emittente televisiva di Enna per aver portto alla luce alune scomode verità della malavita organizzata.