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Galline ovaiole: l'88 per cento della produzione UE arriva da allevamenti in batteria

Secondo un dossier della Lav sono circa 40 milioni le galline prigioniere di un sistema industriale intensivo e restrittivo che causa loro stress, danni fisici ed una compromissione sulla qualità delle uova.

» Animali Dora Carapellese - 16/10/2009

Non tutte le uova che mangiamo luccicano di genuinità ed eticità. Secondo il dossier della Lega Anti Vivisezione (Lav), infatti, ogni anno sul territorio dell'Unione Europea vengono allevate oltre 400 milioni di galline ovaiole, l'88% delle quali è rinchiuso nelle gabbie di batteria degli allevamenti intensivi. Di queste, 40 milioni solo in Italia.

Dal dossieri emerge che allevamento in batteria delle galline ovaiole è un sistema industriale ed intensivo nel quale le galline vivono la loro breve vita (circa un anno) confinate in una piccola gabbia di rete metallica insieme a molte altre galline. La natura sterile e altamente restrittiva di queste gabbie, inoltre, non consente alle galline di esprimere la maggior parte dei normali modelli di comportamento, quali la ricerca del foraggio, la cova delle uova nei nidi, beccare sul terreno, distendere le ali. La mancata soddisfazione di tali primari bisogni determina negli animali un alto grado di frustrazione e stress.  

Ogni gallina ha a disposizione uno spazio di soli 550 cm2, di meno di un foglio a A4, nel quale è impossibile compiere movimenti naturali. In questi allevamenti le gabbie possono essere "impilate" in altezza fino a 4 file, all'interno di capannoni di grandissime dimensioni, nei quali è necessaria la ventilazione forzata, dato l'alto livello di ammoniaca prodotto dalle deiezioni degli animali. Nelle gabbie di batteria gli animali sono esposti alla luce artificiale per molte ore, al fine alterare il loro naturale ciclo giorno-notte, evitando la riduzione del bioritmo dell'animale, con un conseguente aumento della produzione.

Il pavimento in rete metallica della gabbia provoca gravi lesioni e deformazioni ai piedi e alle unghie degli animali. In natura le unghie delle galline si consumano durante la ricerca di cibo, nelle gabbie di batteria ciò non avviene e le unghie crescono a dismisura fino a ritorcersi e spezzarsi con gravi conseguenze sanitarie per gli animali. Fragilità delle ossa, con conseguenti fratture costanti e diffuse forme di osteoporosi, sono condizioni innate in queste naturali ed insostenibili condizioni di allevamento cui ogni anno milioni di galline sono sottoposte. 

Da un punto di vista normativo, la protezione delle galline ovaiole negli allevamenti è stabilita dalla Direttiva europea n.74 del 1999, che impone, inoltre, il divieto per l'allevamento delle galline nelle gabbie di batteria a partire dal 1° gennaio 2012. Una scadenza che, forse, rischia di essere rinviata. Per questo la Lav, insieme ad altre associazioni animaliste, sta spingendo nell'immediata applicazione della Direttiva e il bando delle gabbie entro la data stabilita.

L'industria delle uova, da parte sua, è fortemente preoccupata che la riconversione verso i sistemi senza gabbie possa essere eccessivamente costoso e che questo porti ad un incremento dei costi di produzione, con un conseguente danno di competitività per le aziende.  

Secondo il Rapporto socio-economico della Commissione Europea, produrre 12 uova da galline allevate in batteria costa 0.66 €; 0.82 € per produrre 12 uova di galline allevate a terra e 0,98 € per produrre 12 uova di galline allevate all'aperto. Ciò significa che un solo uovo di gallina allevata a terra costerà 1,3 centesimi di euro in più rispetto ad uno di batteria e che un uovo all'aperto costerà solo 2,6 centesimi di euro in più rispetto ad uno  di batteria. Numeri irrisori se pensiamo al beneficio che possono trarre tanto gli animali quanto la qualità del prodotto per i consumatori.
















DOCUMENTI
- Direttiva europea n.74del 1999

(Elaborazione su fonte Lav)