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Colf e badanti: regolarizzazioni a passo d'uomo

Ampiamente al di sotto delle stime del Viminale, a metà scadenza sono solo 47.123 le domande dei privati. Molti gli stranieri che aspettano e rimangono ancora in nero.

» Professioni Silvia D'Ambrosi - 18/09/2009

Molte le richieste di informazioni ma poche domande di regolarizzazione. A dodici giorni dalla scadenza del termine ultimo per mettere in regola il lavoro colf e badanti, i numeri registarti fino ad ora non soddisfano le aspettative.

Secondo i dati registrati nei giorni scorsi dal Ministero dell'Interno le domande erano 92.122, di queste solo 47.123 provenienti da privati. Un dato ancora troppo lontano dalle previsioni iniziali del Viminale che parlavano di un minimo di 500mila domande e di un massimo di 750. 

Oltre ai privati risultano 816 domande fatte da Comuni, 45.285 da associazioni e patronati, e 898 da consulenti del lavoro.  Le richieste riguardano soprattutto le colf (38.333), seguite dalle badanti (27.582). Tra le province italiane ad aver effettuato più domande, Milano (17%), Roma (12%), Napoli (6,5%), Brescia (4%), Torino e Bergamo (entrambe al 3%), Bologna, Modena, Firenze e Verona (2%). Tra le nazionalità degli stranieri da regolarizzare spicca l'Ucraina (14,6%), seguita da Moldavia (12,3%), Marocco (11%), Bangladesh (6%), Cina, Perù e India (circa 5%). Egitto, Filippine e Albania (4%).

Sebbene il Viminale abbia cercato di semplificare la procedura di regolarizzazione, rimangono alcuni punti oscuri per le famiglie, che potrebbero spiegare la scarsa affluenza. Secondo gli elementi raccolti dal sindacato dei datori di lavoro domestico (DOMINA), si va dai dubbi interpretativi circa il limite minimo di reddito necessario per poter inoltrare la richiesta, alle incertertezze sul versamento dei contributi per il periodo precedente il 1 aprile 2009 che si vanno ad aggiungere ai 500 euro previsti per la sanatoria (si arriverebbe così, ad una cifra di circa mille euro), inoltre il timore che il nulla osta per il lavoratore extracomunitario non arrivi entro la fine di settembre, e si rischi, dunque, l'accusa di favoreggiamento nel reato di clandestinità.

Ma a pesare, forse, più di ogni altra ragione, è la soglia minima dell'orario di lavoro da prestare a casa del datore fissato in 20 ore settimanali. Molte tra colf e badanti, infatti, svolgono il loro lavoro in più famiglie al giorno con un orario che va dalle 5 alle 10 ore settimanali. Viene da se che molti datori possono decidere di non regolarizzare nessuno perchè a fronte di un orario ridotto si troverebbero a dover effettuare una contribuzione ogni tre mesi dai 300 euro in su.

Il timore è che a questi nodi informativi ancora da sciogliere si vada ad aggiungere, negli utlimi giorni precedenti la scadnza del 30 settembre, una crescita esponenziale delle richieste difficile da gestire proprio perchè al limite del tempo.
 

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I dati del Ministero dell'Interno
DOMINA, Associazione Nazionale Datori di Lavoro Domestico