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Colf e badanti: settembre il mese per la regolarizzazione

Cinquecento euro per ciascun lavoratore, previste almeno 500mila domande per un introito di 300 milioni di euro. Sul sito del Viminale tutti i dettagli dell'iniziativa per l'emersione del lavoro irregolare dei collaboratori domestici.

» Professioni Silvia D'Ambrosi - 31/08/2009

Trenta giorni di tempo, un versamento di 500 euro, in banca o alla posta, ed un 'click' per completare l'operazione via internet. Sono i passi nececssari da compiere per le famiglie che vogliono regolarizzare le posizioni di colf e badanti. Il datore di lavoro, infatti, avrà tempo fino al 30 settembre per presentare la domanda di emersione del lavoro irregolare. 

COME FUNZIONA. I datori di lavoro che vorranno partecipare all'iniziativa "emersione del lavoro irregolare di colf e badanti" dovranno versare 500 euro per ciascun lavoratore (ciascun datore di lavoro può regolarizzare fino a due badanti e una colf), utilizzando il modulo messo a disposizione sul sito del Ministero, ma anche presso banche, uffici postali e i siti web dell'Agenzia delle entrate, del Ministero del Lavoro e dell'INPS.

IL PROVVEDIMENTO. Entrato in vigore all'indomani dell'approvazione del pacchetto sicurezza di inizio agosto, mira a correggere una misura che avrebbe fortemente penalizzato molte famiglie italiane che, secondo l'ultima indagine del Censis, ricorrono sempre più al sostegno di collaboratori domestici stranieri; una su dieci non può farne a meno. L'istituto di ricerca rivela infatti che sono ormai 1,5 milioni le colf e badanti che lavorano in Italia, ben il 37 per cento in più del 2001. 
Nel 71 per cento dei casi si tratta di persone immigrate che lavorano in media 35 ore la settimana e guadagnano circa 930 euro netti al mese. Se la maggioranza lavora per una sola famiglia, il 41,9 per cento è occupato presso 3,2 famiglie. 2 milioni 451mila sono le famiglie che ricorrono a quello che è diventato, ormai, un tassello fondamentale del sistema italiano di welfare, un elemento indispensabile nella gestione familiare.   
Spesso vivono una condizione di irregolarità lavoratrici e lavoratori che si trovano - sovente occupati in nero - sul territorio nazionale da una media di 7,5 anni. In effetti, il 13,6 per cento delle badanti ha più di 50 anni, il 29,1 tra i 41 e i 50, anche se la maggioranza resta al di sotto della soglia dei 40 anni.

CONDIZIONI ABITATIVE E MANSIONI. Secondo lo studio dell'istituto di ricerca, il 35,6 per cento delle badanti straniere vive stabilmente presso la famiglia per cui lavora, occupandosi dell'organizzazione della vita quotidiana in tutti i suoi aspetti: pulizia della casa, 82,9 per cento; preparazione dei pasti a pranzo e a cena, 54,3 per cento; spesa alimentare, 42 per cento; cura degli anziani, 49,5 per cento; assistenza ad una persona non autosufficiente, 32,4 per cento; assistenza medica specifica ad uno o più membri della famiglia, 28,8 per cento. Inoltre il 36,6 per cento dichiara di dover anche fare compagnia a un membro della famiglia, una mansione che spesso esula da compiti specificamente professionali.

INTROITI DELLA REGOLARIZZAZIONE. La regolarizzazione frutterà allo Stato 300 milioni di euro se, sulla base di una stima al ribasso del Viminale, le domande saranno almeno 500mila. Qualora si raggiungesse verosimilmente quota 750 mila domande, l'introito salirebbe a 450 milioni di euro. Sommando, poi, le tasse e i contributi versati da e per gli immigrati nel primo anno di lavoro, lo Stato arriverebbe ad incassare tra 1,2 e 1,6 miliardi di euro. 
E' bene ricordare che qualora la procedura di regolarizzazione non andasse a buon fine, i 600 euro a lavoratore (500 versati dal datore di lavoro, circa 80 dal lavoratore per il permesso di soggiorno ed il restante per la marca da bollo) non saranno restituiti, e c'è chi, come la Comunità di Sant'Egidio parla di una ingiusta tassa sulla famiglie, mentre l'Arci che denuncia il rischio che lavoratori finora in nero come i muratori vengano spacciati per badanti o colf per regolarizzarne la presenza in Italia.   

LE TAPPE SUCECSSIVE. Dal primo ottobre le domande raccolte saranno inviate agli sportelli unici per l'immigrazione. Il lavoratore immigrato ha diritto a rimanere in Italia fin quando non gli verrà comunicato l'esito dell’esame della domanda. In caso di rigetto non potrà rimanere pena l'accusa di reato di clandestinità, così come lo stesso datore di lavoro commetterebbe reato se decidesse di continuare a dare lavoro ad un clandestino. 

DOCUMENTI
Modello F24  e istruzioni per la compilazione
Brochure esplicativa
Domande frequenti

LINK
Ministero dell'Interno: Emersione lavoro irregolare di colf e badanti
Censis