Cronaca » Mondo » Asia e Medio Oriente

Iran: le proteste sbarcano su Facebook e Twitter

La censura non ferma il circolare dell'informazione. Notizie e video amatoriali girati con i cellulari fanno il giro del mondo.

» Asia e Medio Oriente Mitra Romani - 24/06/2009

Agire sulla comunicazione per bloccare le proteste e separare i leader politici dalla piazza. Il progetto del regime iraniano è sempre stato questo. 

Già tre giorni prima del voto il servizio degli sms era stato bloccato a Teheran per impedire i messaggini elettorali contro Ahmadinejad". Parola di Mohsen Makhmalbaf, celebre regista di "Viaggio a Kandahar" a Roma in questi giorni.

Makhmalbaf è il portavoce all’estero di Mir Hossein Mussavi, il leader moderato sconfitto alle elezioni dello scorso giugno. Un risultato contestato aspramente da milioni di persone che in questi giorni sono scese in strada al grido "Where is my vote" e "Marg bar diktator!" (Morte al dittatore). 

Protagonisti soprattutto i giovani studenti (in Iran circa il 70% della popolazione ha meno di 30 anni) che vorrebbero la fine del regime teocratico che dal 1979 regna in Iran. Con loro anche i "Mirhosseini", i sostenitori del moderato Mir Hossein Mussavi, riconoscibili per il verde dei fazzoletti e dei braccialetti.

STOP ALLA STAMPA E LINEA DURA CON LA GB. Manifestazioni vietate, ovviamente, e represse duramente dal governo che ha sparato sulla folla e ucciso decine di persone. Impossibile dare una stima precisa delle vittime, proprio perché agli inviati stranieri non è stato permesso di seguire le manifestazioni pro-Mussavi e piano piano sono stati rimandati a casa alla scadenza dei visti. L'ultimo in ordine di tempo ad essere stato cacciato, è stato il corrispondente della Bbc da Teheran, John Leyne, accusato di "aver inviato false notizie" e "aver sostenuto i rivoltosi".

La Bbc - colpevole di diffondere un notiziario in lingua persiana su cui  le autorità non possono imporre la censura -  e la Gran Bretagna sembrano essere davvero il target principale dei mullah. Dopo aver accusato Londra di pilotare le proteste, martedì 23 giugno l'Iran ha espulso due diplomatici inglesi. Il governo Brown risponderà a breve con la stessa misura.

I VIDEO DELLA PROTESTA. Nonostante la censura, le manifestazioni continuano grazie a un'organizzazione "clandestina" che rimbalza attraverso la Rete. Inutili i blocchi dei siti internet come Facebook, Twitter e Youtube: molti iraniani usano proxy server per inviare notizie e video amatoriali ogni minuto. Un flusso così importante in questo momento, da far decidere ai gestori di Twitter di rimandare un aggiornamento del sistema (che avrebbe provocato la sospensione del servizio) come segno di solidarietà verso i giovani iraniani.

I messaggi di Twitter, infatti, sono quelli che riescono più spesso a fuggire dalle maglie della censura. Persino il leader dell'opposizione Mussavi utilizza la sua pagina per dare appuntamenti ai manifestanti e informare il mondo che è "pronto al martirio". I ragazzi, quindi, usano il social network per scambiarsi informazioni e darsi appuntamento in piazza evitando i blocchi imposti dai Pasdaran (militari) e dai paramilitari (i pericolosi volontari Basiji).  Non a caso il tema "Iran election" è tra i più ricercati: arrivano decine di migliaia di messaggi al giorno, scritti dentro e fuori i confini persiani.

Comprendendo la necessità di mostrare a tutti ciò che accade, gli iraniani si sono trasformati in video reporter (una sorta di citizen journalist). I filmati di violenze riescono ancora a filtrare su Youtube e da qui vengono ripresi da utenti all'estero che li diffondono sui blog e i social network come Facebook dove sono decine i gruppi dedicati alla protesta. Così, in una triangolazione a migliaia di chilometri, spesso gli stessi persiani finiscono per apprendere su Internet le immagini delle proteste che si sono levate nella Capitale o nelle altre città.