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Iran: giovani e donne tornano alle urne

Dopo l'astensione del 2005, che portò alla vittoria Ahmadinejad, mobilitazione in massa per scegliere il nuovo presidente della Repubblica Islamica.

» Asia e Medio Oriente Mitra Romani - 12/06/2009

Quattro candidati per la presidenza dell'Iran. Sono 46 milioni gli iraniani chiamati alle urne per scegliere se confermare il presidente uscente, l'ultraconservatore Mahmud Ahmadinejad - che in questi anni si è fatto conoscere per le posizioni negazioniste sulla Shoah e per la determinazione con cui sta portando avanti il programma nucleare - o votare per uno dei suoi tre sfidanti.

I candidati sono l'ex comandante dei Pasdaran, Mohsen Rezai (su posizioni ancor più conservatrici di Ahmadinejad), il riformista Mehdi Karrubi ex presidente del Parlamento, e soprattutto il moderato  Mir Hossein Mussavi (acclamato primo ministro durante la guerra con l'Iraq tra il 1980 e il 1988) il più accreditato al ballottaggio, contro l'attuale presidente, che si terrà la prossima settimana.

Un voto atteso anche in Occidente, dove ci si chiede come l'esito potrà influire sulle relazioni internazionali, in particolare sulla questione del nucleare e dei rapporti con gli Usa, dopo l'apertura dimostrata dal nuovo presidente Barack Obama.


I GIOVANI E INTERNET
Al di là dei risultati, queste  elezioni in Iran sono ben diverse dalle precedenti. Le lunghe file in attesa davanti ai seggi che si sono create ancor prima dell'apertura ufficiale, sono il segno più evidente che qualcosa sia cambiato.

Nel 2005, infatti, alle precedenti consultazioni presidenziali, soltanto il 60 per cento della popolazione votò per scegliere tra il favorito Akbar Hashemi Rafsanjani (ex presidente accusato di corruzione) e l'outsider Mahmud Ahmadinejad. All'appello mancarono soprattutto i giovani, i figli della Rivoluzione del 1979, che rappresentano numericamente la fetta più importante dell’elettorato. In Iran, infatti, circa il 70 per cento dei cittadini ha meno di 30 anni e la loro astensione in massa consegnò di fatto il paese nelle mani di Ahmadinejad.

Questo però avveniva 4 anni fa. Dai racconti che giungono adesso dall'Iran, il clima tra i giovani è sostanzialmente differente e ricorda l'entusiasmo che portò nel 1997 e nel 2001 all'elezione del riformista Mohammad Khatami. Sembra proprio che buona parte dei 46 milioni di iraniani chiamati oggi al voto non mancherà l'appuntamento elettorale. E questo grazie a una  campagna  che ha pian piano appassionato la popolazione per fortuna senza incidenti di rilievo.

Comizi elettorali spontanei, volantinaggio per le strade fino a tarda ora, appelli al voto, caroselli nelle strade, confronti televisivi e conversazioni infuocate in piazza e in famiglia. Mobilitazioni (che hanno visto protagoniste molto spesso le donne) che sono subito rimbalzate e moltiplicate dalla rete: una vera novità in un Paese abituato finora agli altoparlanti montati su piccoli furgoni, poster manifestazioni di piazza ben programmate.

Per la prima volta, quindi, e-mail e Internet stanno giocando un ruolo determinante. I blog dei candidati sono stati presi di mira dai sostenitori e i gruppi su Facebook - durante la campagna elettorale, chiuso e riaperto più volte dal governo preoccupato di non lasciare troppo spazio agli sfidanti di Ahmadinejad - hanno permesso di esprimere giudizi, confrontarsi e organizzarsi le manifestazioni. 

Molto utilizzati anche i telefonini (in Iran oltre 45 milioni di persone possiedono un cellulare). Numerosi gli sms elettorali che stanno circolando anche in queste ore. I sostenitori del presidente conservatore scrivono: "Vota per Ahmadinejad che sostiene i poveri" e "Gli iraniani amano Ahmadinejad che difende la loro dignità". Gli oppositori ribattono: "Se avete intenzione di non andare a votare, pensate a come vi sentirete il 13 giugno, quando verrete a sapere che Ahmadinejad è stato rieletto".


LE DONNE E LA FIRST LADY
Zahra Rahnavard, moglie di Mir Hossein Mussavi candidato alla presidenza dell'Iran (Fonte: dal web)Insomma, se nel 2005 i giovani erano i grandi assenti, nel 2009 il loro sostegno si rivela determinante. E, stando alle statistiche demografiche, ancor più determinante sarà il voto delle giovani donne. In questi ultimi anni, tra arresti e limitazioni violente, nel Paese sta crescendo un'opposizione democratica tutta al femminile che rivendica il rispetto delle libertà civili e vuole subito una riforma dei codici per allargare diritti delle donne. 

Una battaglia portata avanti, ad esempio, dalle attiviste di "One million signatures" che proprio attraverso la raccolta di un milione di firme di donne iraniane vuole dimostrare la necessità di adeguare i diritti. Basti pensare che oggi in Iran, la testimonianza in tribunale di una donna conta la metà di un uomo e per espatriare le donne hanno bisogno del consenso scritto del padre o del marito. 

Le rivendicazioni portate avanti da questa base - numericamente cospicua ma poco nota ai media - hanno trovato spazio nella campagna elettorale. La maggior parte delle giovani donne per il moderato Mir Hossein Mussavi. E questo perché Mussavi in campagna elettorale ha parlato di riforme sociali ormai necessarie. Nei comizi, al suo fianco, c'era sempre la moglie Zahra Rahnavard, scrittrice, ex consigliere governativa di Khatami e rettore dell'università Alzhara, di Teheran.

Attacca in tv da Ahmadinejad, per aver falsificato il suo curriculum di studi - accusa poi risultata falsa e ritornata come un boomerang addosso al presidente -, la Rahnavard potrebbe essere la carta vincente di Mussavi. Per la prima volta in Iran un candidato ha riconosciuto pubblicamente un ruolo alla propria moglie, già ribattezzata la Michelle Obama di Tehran (paragone, però, non gradito dall'interessata).

La Rahnavard ha rilasciato molte interviste durante la campagna elettorale affrontando il tema centrale delle diseguaglianze di genere. "Ciò di cui noi abbiamo bisogno qui in Iran è un'evoluzione dei diritti civili - ha detto al Corriere della Sera -. Vogliamo eliminare l'attuale status giuridico che impone alle donne al tutela di un uomo". 

"Le donne - ha aggiunto - devono decidere da sole il proprio destino. Nella prossima amministrazione dovranno esserci almeno due o tre ministri donna (oggi non ce n'è nessuna, ndr), tante ambasciatrici e consigliere".