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Pescaturismo: ancora troppe le "reti" che lo imbrigliano

In Italia è un tipo di turismo consolidato, ma dopo il boom iniziale ha subito una forte battuta d'arresto. Secondo la Lega Pesca, a causa di una normativa troppo complessa e di risorse insufficienti per soddisfare turisti sempre più esigenti.

» Mercato turistico Ester Trevisan - 18/05/2009

Nel nostro Paese la richiesta di pescaturismo c'è, ma a calare è l'offerta da parte dei pescatori scoraggiati da una normativa farraginosa e sempre più complicata. 

A spiegare le criticità di questo settore è Paolo Guerriero, referente di Lega Pesca per il pescaturismo scondo il quale: "Gli adempimenti richiesti ai pescatori che decidono di avviare questa attività sono troppi, soprattutto nelle aree protette. Per esempio la normativa prevede che non si possono imbarcare più di 12 persone altrimenti si rischia di fare concorrenza alle imbarcazioni da trasporto". "Tutto questo - denuncia Guerriero - dimostra come spesso il legislatore segua ipotesi fantasiose che non esistono nella realtà". 

"Uno degli obblighi a cui è sottoposto chi pratica pescaturismo - prosegue il referente di Lega Pesca - è di imbarcare e sbarcare i passeggeri nello stesso porto. È evidente, per esempio, che un turista non parte da Stintino e vi ritorna dopo qualche ora pagando 50 euro, una cifra decisamente troppo elevata per un servizio di semplice trasporto". La polverizzazione dell'offerta e la mancanza di una strategia di marketing promozionale, sono gli altri due talloni di Achille.

Per restituire slancio e vigore a questa attività, secondo Ettore Ianì, presidente nazionale di Lega Pesca, occorre investire su due aspetti fondamentali, ristrutturazione e rilancio: "Nonostante la crisi - spiega Ianì - il turista è diventato più esigente e, pur non chiedendo gli standard alberghieri, vuole comunque un servizio all'altezza delle sue aspettative. Ecco perché le imbarcazioni utilizzate per il pescaturismo devono essere ristrutturate e adeguate alle necessità della clientela". 

Da alcune ricerche di Lega Pesca, infatti, risulta che il 52% dei turisti che hanno vissuto questa esperienza la ripeterebbe, ma chiedendo una maggiore puntualità, più pulizia e meno approssimazione. "Ciò significa - sottolinea Ianì - che il servizio offerto non ha ancora raggiunto un livello professionale. Ed è proprio da questa carenza che parte la sfida del futuro: uscire dalla dimensione artigianale e inserire questo settore nei circuiti dell'ecoturismo. Ma per vincere questa partita, serve un sostegno maggiore da parte dello Stato i cui incentivi, validi all’inizio, adesso risultano insufficienti". 

Secondo il presidente di Lega Pesca, inoltre, bisogna investire di più nell'ittiturismo "che rappresenta il principale volano di sviluppo del nostro settore". "Cogliere le importanti opportunità di crescita offerte da quest'altro aspetto della cultura e dei valori della tradizione peschereccia - conclude Ianì - significa non limitarsi soltanto al giro in barca, ma costruire un modello imprenditoriale che ci aiuti a riposizionarci sul mercato e che, senza tradire la vocazione primaria dei pescatori, li affranchi da una sbagliata ma diffusa percezione che relega la pesca al ruolo di cenerentola della nostra economia, escludendola totalmente dalla programmazione nazionale".