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Pescaturismo: versione "soft" della dura vita dei lupi di mare

Solcare le acque salate accompagnati dai pescatori per scoprire i segreti di uno dei mestieri più antichi: un'attività che piace agli italiani, rispetta l'ambiente e garantisce agli addetti ai lavori una fonte alternativa di reddito.

» Mercato turistico Ester Trevisan - 18/05/2009

Definito come "l'ultima frontiera del turismo responsabile", il pescaturismo offre a chi lo pratica un approccio alla vita di mare alternativo rispetto alla classica vacanza sotto l'ombrellone. 

Amato soprattutto dalla famiglie, questo tipo di turismo è nato negli anni Novanta ed è regolamentato dal decreto ministeriale numero 293 del 1999, successivamente modificato da altre leggi che ne hanno ampliato il target, consentendo anche agli under 14, accompagnati da un adulto, di partecipare alle escursioni. 

A mettere a disposizione le imbarcazioni, a bordo delle quali, secondo la normativa, possono salire al massimo 12 persone, sono i pescatori riuniti in cooperative: dai dati di Lega Pesca, in tutta Italia sono 76, per un totale di 163 barche e 1140 posti. 

Per rendere questa attività "a dimensione di turista", evitando la sveglia nel cuore della notte tipica dei pescatori, generalmente si salpa alle 8 del mattino. Una volta a bordo, i componenti dell'equipaggio calano in acqua gli attrezzi (nasse, reti, palangari, a seconda del tipo di pesca, esclusi i sistemi a traino), spiegando ai passeggeri il loro funzionamento. 

L'obiettivo è divulgare la cultura del mare e della pesca e valorizzare l'ambiente costiero e il mondo della pesca professionale. In attesa che i pesci abbocchino, i turisti possono fare il bagno e dopo qualche ora si ritirano le reti e il pescato viene cucinato direttamente a bordo e servito ai passeggeri. 

"Una delle ragioni per cui abbiamo sostenuto questo tipo di turismo - spiega Paolo Guerriero, referente della Lega Pesca per il pesca turismo - è che si tratta di un'attività che consente a un settore in difficoltà di integrare il reddito senza incidere sullo stock di pesce, considerato che quando ci sono turisti a bordo si pesca un decimo rispetto al solito". 

Dal punto di vista economico, confrontando costi e proventi del pescaturismo e della pesca risulta che il totale netto che entra nelle casse delle cooperative è di 360 euro per entrambe le attività, ma le differenze non mancano. Nel primo caso, la cifra emerge calcolando una media di 10 persone per ogni imbarcazione, un incasso di 40 euro a passeggero e il 10% di spese di gestione. Per quanto riguarda la pesca, invece, i 360 euro netti derivano da un incasso di 15 euro al chilo per una media di 35 chili di pescato considerando che le spese di gestione ammontano al 30%. 

È chiaro, dunque, che il pescaturismo conviene, ma è una risorsa su cui non si può fare affidamento tutti giorni e tutto l'anno perché bisogna mettere in conto le condizioni meteo, la stagionalità delle richieste e la concentrazione della domanda nei giorni festivi. 

Oltre a rappresentare una fonte di reddito integrativo per i pescatori, il pescaturismo fa bene anche all’ambiente: rispetto alla pesca, per esempio, impiega oltre 700 metri in meno di rete (80 contro 800) e 8 ore di pesca in meno (2 contro 10), riducendo lo sforzo di pesca fino al 90%.

Un altro dato interessante fornito da Lega Pesca riguarda il profilo del pescatore che offre pescaturismo: il 52% degli addetti ha meno di 35 anni, rispetto all'età media di 45 anni dei pescatori classici, la percentuale di donne è maggiore rispetto alla media nazionale impiegata nella pesca tradizionale e il livello di scolarizzazione è più alto. 

Da quanto evidenziato da un’indagine effettuata dalla Swg e commissionata dalle Lega Pesca, infine, i pescatori che praticano questa attività sembrano i più sensibili ai temi ambientali.


LINK
- Lega Pesca
- Pescaturismo e ittiturismo