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Editoria: negli Stati Uniti è crisi per un intero settore

Una ricerca conferma numeri in calo, negli ultimi due anni, per le inserzioni pubblicitarie scese del 7% nelle tv locali e del 23% nella carta stampata. Nelle redazioni, licenziato un giornalista su 5.

» Editoria Dario Caselli - 08/05/2009

L'informazione non gode di buona salute: l'allarme negli Stati Uniti lo hanno già lanciato e presto potrebbe scattare anche in Europa.

Da tempo, infatti, modo della carta stampata, è al centro di una crisi prodotta dalla riduzione dei fatturati pubblicitari in seguito alla tempesta finanziaria che, proprio negli Usa, si è aperta con il tracollo dei mutui e delle varie banche d'affari. 

A fotografare la situazione è la sesta edizione del rapporto annuale sul giornalismo americano pubblicato da The State of the News Media 2009, che tratteggia un futuro difficile e incerto per il giornalismo. A sopresa, secondo i dati del documento, a navigare in cattive acque insieme alla carta stampata, anche il comparto dell'on-line, fino ad ora considerato il rifugio più tranquillo dallo stallo economico. Una notizia che, se confermata dai fatti, aprirebbe scenari inquietanti. 

Ad una attenta analisi, il rapporto pubblicato da The State of the News Media delinea, inoltre, i limiti ed i problemi di un settore sempre più in difficoltà. In primo piano l'aumento dilagante della disoccupazione tra i giornalisti che ormai ha raggiunto la percentuale di 1 su 5. Il tutto come conseguenza della bancarotta sempre più diffusa tra i vari giornali o dei tagli al personale ai quali sono costretti gli editori per rientrare nei conti. 

Tagli che molto spesso sono legati a cambiamenti radicali di strategia aziendale, come nel caso del passaggio da pubblicazioni cartacee a quelle elettroniche. Si tratta di un fenomeno che ultimamente negli Stati Uniti si sta diffondendo notevolmente e visto come ottima risorsa per tagliare i costi. Capita così che il Christian Science Monitor decida di passare dall'edizione quotidiana stampata a quella on-line che, per giunta, si limita soltanto ad una sola versione alla settimana. Cambi di strategia che naturalmente comportano tagli al personale e quindi risparmi. 

Secondo The State of the News Media, il favorevole passaggio al web è sostenuto anche dal fatto che sempre più persone decidono di informarsi attraverso internet, preferendolo al tabloid di carta. Tradotto in numeri, questo fenomeno è in aumento del 67 per cento con una variazione in positivo, rispetto al 2008, del 27 per cento. Cifre incoraggianti per gli editori nella loro decisione di "emigrare" sul web. 

In realtà, come sempre, c'è un risvolto della medaglia: se è vero che i lettori on-line sono in aumento è anche vero che il web continua ad essere un settore di nicchia, a cui accedono coloro che possiedono un'istruzione elevate ed un livello economico generale superiore alla media. Ma a preoccupare, inoltre, anche il fatto che su internet il giro di affari della pubblicità inizia adesso a rallentare complice proprio la crisi finanziaria che ha colpito i maggiori finanziatori del settore. 

Scorrendo il documento, infatti, mentre nei primi nove mesi del 2008 il livello delle entrate pubblicitarie elettroniche era stato pari a 17,3 miliardi di dollari con un aumento del 14 per cento rispetto al 2007, attualmente le stime guardano al peggio. La prospettiva per il 2009 è quella di trovarsi con ricavi praticamente uguali a quelli dell'anno precedente o soltanto di poco superiori. Una situazione difficile che naturalmente impone una revisione degli investimenti con riflessi preoccupanti sull'occupazione. 

Un futuro a tinte fosche, dunque, che almeno per il momento riguardano gli Stati Uniti, ma fanno inevitabilmente riflettre anche i media italiani che proprio sull'on-line sembrano voler puntare nei prossimi mesi. Avvisaglie da non sottovlutare al fine di non farsi trovare impreparati qualora la crisi finanziaria iniziasse a far sentire il suo peso negativo anche in Italia. 


LINK
- The State of the News Media 2009