Scienze e Tecnologie » Energia » Mercato, Consumi

Energia: l'alta finanza ricarica le batterie del pianeta

Crescita degli investimenti nel settore delle rinnovabili, sopratutto in vista provvedimenti politici in materia. Venture Capital e Private Equity rapite del fascino delle "nuove fonti".

» Mercato, Consumi Sergio Di Carlo - 04/05/2009

Il Pianeta ha bisogno di soldi. Sembra essere questo il messaggio di fondo del rapporto World Energy Outlook 2008, redatto dall'International Energy Agency. 

Il report, infatti, parla di una stima del fabbisogno di investimenti in infrastrutture energetiche per il periodo 2007-2030 pari a circa 26mila miliardi di dollari. Cifra che sale vertiginosamente quando vengono analizzati scenari futuri in cui la politica adotti nuove misure per controllare l'innalzamento della temperatura globale. 

In quest'ultimo caso, infatti, devono essere presi in considerazione i maggiori costi di implementazione delle tecnologie relative a fonti energetiche a "emissioni-zero". In questo contesto, però, sembra che la "mano invisibile" del capitalismo (tanto bistrattata negli ultimi tempi) stia tornando ad operare in maniera virtuosa. Vediamo come.

Il messaggio di ottimismo è lanciato dal World Economic Forum che, in collaborazione con New Energy Finance, ha redatto un report, pubblicato all'inizio del 2009, in cui viene fatta una disamina di come si è evoluta la composizione dei nuovi investimenti nel settore delle energie rinnovabili.





















Dal grafico - tratto dal report sopra citato - si nota come la quantità di denaro affluito nel settore sia stata in costante e sensibile crescita dal 2004 al 2007, con una frenata attesa per il 2008 legata, sostanzialmente, alla crisi finanziaria ed alla conseguente stretta creditizia (come esamineremo nell'articolo correlato). 

Tutto ciò accade, ovviamente, non per lo spirito altruistico degli investitori professionali, ma perchè quello delle nuove fonti energetiche è un settore potenzialmente in grado di garantire elevati rendimenti sui capitali investiti. Elevati rendimenti che corrispondono ad elevati rischi di perdita, soprattutto quando si "scommette" sul successo di progetti innovativi ma dalle prospettive di sviluppo incerte. 

Non è un caso che, in una congiuntura come quella attuale, in cui l'incertezza sul futuro è massima, gli unici operatori a "non mollare la presa" siano stati quelli più propensi a rischiare, ossia i "venture capitalists" e gli operatori di "private equity". Ma di fatto, chi sono? Procedendo con ordine, diamo una prima e semplice definizione di cosa siano il "venture capital" e il "private equity". 

Innanzitutto, si può dire che si tratta di due metodi differenti per  finanziare un'impresa. In particolare, il "venture capital" "agisce" nelle primissime fasi di vita dell'aienda ed è sostanzialmente "un'attività di investimento e di finanziamento dell'impresa volta a sostenere la nascita e lo sviluppo di aziende indipendenti a elevato potenziale di crescita" .

Il concetto di "private equity" individua, invece, una fattispecie più ampia, che per certi versi include anche quella del venture capital. Nel caso da noi trattato, per "private equity" possiamo intendere quella specifica attività di finanziamento alle imprese che, superata la fase cosiddetta di start up (nella quale intervengono appunto i Venture Capitalists), si trovano nel loro primo ciclo di crescita e sviluppo. 

Generalmente l'impresa viene finanziata attraverso il conferimento/acquisto di capitale di proprietà, ma non è escluso anche l'utilizzo di strumenti di debito. In ogni caso, l'obiettivo primario dell'investitore è quello di rivendere, dopo un certo periodo di tempo, la propria partecipazione nell'impresa ad un prezzo superiore a quello per cui era stata inizialmente acquistata. Per quello che riguarda specificamente i dati considerati nel WEO, vengono inclusi nella categoria "VC e PE" i soldi investiti nel capitale di compagnie che sviluppano tecnologie relative a fonti di energia rinnovabili.

Cosa è successo? In generale va rilevato che circa l'80 per cento dei nuovi investimenti in energia pulita è stato finanziato da investitori terzi (vale a dire operatori di VC e PE, banche, asset managers, ecc). Per quello che riguarda VC e PE, l'apporto di risorse è stato in costante crescita negli ultimi anni (vedi ancora grafico), e neppure 2008 non fa eccezione. Quello che è interessante notare, infatti, è che, tra il 2007 e il 2008, laddove c'è stata un generale rallentamento del flusso di finanziamenti, la quota di VC e PE sul totale è aumentata del 45 per cento, passando da 9,8 mln di dollari a 14,2 mln.

Perché? Come dicevamo poc'anzi, nessuno, soprattutto nel campo della finanza, fa niente per niente. Il WEO, a conferma di ciò, parla di "rendimenti spettacolari ottenuti tra il 2004 e il 2007" dalle operazioni di private equity e venture capital. Nello studio intitolato ECEVRA, effettuato su 375 investimenti, il tasso interno di rendimento calcolato per le operazioni totalmente concluse (nelle quali, cioè, gli investitori hanno totalmente dismesso la loro partecipazione) è stato pari a quasi il 60 per cento. 

Anche guardando all'indice NEX, che registra le performance di circa 90 "clean energy companies", è possibile verificare come ad una marcata volatilità del valore delle azioni (e quindi ad un elevato rischio) corrispondano dei rendimenti così elevati da rendere un investimento in tali aziende comunque molto appetibile.

Nonostante la crisi ne abbia messo in forte evidenza le debolezze e gli eccessi, il capitalismo sta mostrando, per lo meno nel settore delle energie pulite, la sua capacità di amalgamare gli interessi privati al guadagno e quelli dell'intera umanità verso l'ambiente. 

Se questo processo continuerà è difficile dirlo, così come è difficile prevedere se esso raggiungerà l'entità necessaria per evitare danni irreparabili al pianeta. I fattori in gioco sono troppi e troppo mutevoli. Di sicuro ci sarà bisogno anche di un forte impulso da parte della politica (come analizzeremo nel correlato "stimulus bill") che dovrà cogliere e incentivare i segnali positivi derivanti dal mercato dei finanziamenti.

DOCUMENTI
- World Energy Outlook 2008

LINK
- International Energy Agency