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Imprese artigiane: tra crisi e speranze i fidi restano una chimera

Il calo dei prezzi e un po' di liquidità in più. Forse la fine della recessione si avvicina. Ma i dati sulla stretta creditizia sono pesanti. E aumentano le sofferenze bancarie.

» Crisi economica Ulisse Spinnato Vega - 06/04/2009

Una rondine non fa primavera, ma qualche timido segnale di ripresa inizia a intravedersi e l'uscita dal tunnel della crisi sembra meno lontana.

LO SPIRAGLIO. Il calo dei prezzi delle materie prime e le forti immissioni di liquidità nel sistema economico stanno dando i loro frutti. Il Censis mette in evidenza il ruolo propulsivo degli enti locali e le banche ricominciano lentamente a far circolare il denaro verso famiglie e imprese. Tanto che il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi si sbilancia: "Ci sono segnali di un rallentamento del 'deterioramento' della crisi". Questo per dire che non siamo certo vicini alla fine della recessione, eppure la dinamica negativa si sta attenuando. 

C'è da sperare che la situazione migliori presto in modo deciso e che gli strumenti messi in campo dal governo - tra i quali i 'Tremonti bond' o il potenziamento a 1,6miliardi del Fondo centrale di garanzia per le Pmi - diano i loro frutti con tempestività e aiutino a tirar fuori il sistema dalla cosiddetta 'trappola della liquidità'.

LA STRETTA CREDITIZIA. Ora come ora, però, lo scenario resta alquanto grave per gli oltre 4 milioni di piccoli e medi imprenditori italiani, di cui un milione e mezzo titolare di attività artigiane. La stretta creditizia è durissima e per misurarla basta leggere l'ultimo supplemento al bollettino statistico di Bankitalia, secondo cui la crescita dei finanziamenti per le imprese non finanziarie ha fatto segnare, a febbraio, un tendenziale in discesa al 5,1 per cento dal 6,3 per cento di gennaio.

CRESCONO LE SOFFERENZE. Rubinetti chiusi, quindi, malgrado il calo dei tassi e gli sforzi del governo di rassicurare tutti gli operatori economici. Circolazione del denaro ridotta per la paura delle banche di andare in debito di ossigeno. Non a caso, i numeri di Palazzo Koch segnalano un netto aumento, a febbraio e su base mensile, delle sofferenze degli istituti di credito sui prestiti concessi alle imprese. 
Il rischio insolvenza riguarda fidi a famiglie produttrici e aziende per 33,19 miliardi, con un incremento del 2,6 per cento circa rispetto a gennaio. Nei confronti delle società non finanziarie, invece, il tasso di incremento mensile è del 2,95 per cento. In sofferenza soprattutto i comparti del commercio, dell'edilizia e quello definito "altri servizi destinabili alla vendita".

CALANO I FIDI. Questi dati, per la verità, non riguardano strettamente le imprese artigiane. Ma basta rileggere l'anteprima del report di prossima pubblicazione da parte di Artigiancassa (la banca di riferimento degli artigiani partecipata al 73,9 per cento da Bnl e al 26,1 per cento da Confartigianato, CNA, Casartigiani e Fedart Fidi), per capire che il segmento produttivo non se la passa affatto meglio. Le cifre sono riferite al periodo gennaio-settembre 2008, dunque siamo appena ai prodromi del bubbone recessivo. 
Eppure già nei primi nove mesi dell'anno scorso i finanziamenti avevano fatto registrare un calo dell'1,5 per cento rispetto alla fine del 2007 (meno 900milioni, da 61miliardi di inizio anno a 60,1 di settembre). In flessione anche l'importo medio del fido per impresa artigiana, passato da 40.800 euro a 40.200 euro. Il dato è ancora più rilevante se si considera che il trend dei finanziamenti al settore artigiano cresceva ininterrottamente dal 1999. E nel passaggio dal 2005 al 2006, aveva fatto segnare un boom del 6,4 per cento (da 54,8 a 58,3 miliardi).

IL PROTOCOLLO. Il governo ha provato a fare qualcosa di specifico per il settore. Con Federcasse e le sigle di comparto, ha stilato un protocollo che dovrebbe favorire la flessibilità nella gestione dei rimborsi rateali dei crediti in bonis, la possibilità di sostenere le esigenze di cassa delle imprese artigiane e la rinegoziazione delle loro esposizioni a breve. Il documento, inoltre, non trascura l'importante ruolo dei Confidi nella mitigazione del rischio di credito e prevede infine l'attivazione di un Osservatorio che tenga d'occhio i rapporti tra il sistema creditizio e le piccole imprese. 


DOCUMENTI
- Rapporto Artigiancassa (pdf)
- Governo: protocollo sul credito alle imprese artigiane (pdf)