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Antichi mestieri: le trottole di Mauro Sarti alla riconquista dell'effimero

Ormai alla vigilia dell'estinzione torna il giocattolo più comune tra i bambini del secolo scorso. Dai cortili e le aie ai saloni del lusso e le mostre internazionali più apprezzate.

» Professioni Maria Fusca - 13/03/2009

Mauro Sarti sa farla girare sul palmo della mano: è un oggettino nero come i capelli di Biancaneve, alto come una torre degli scacchi, sottile come un aculeo d'istrice e veloce più dell’occhio che non riesce ad intercettarne il movimento.

Non è che uno dei modelli di trottola dell'artigiano bolognese perché al suo fianco ce ne sono diverse decine, di fogge e colori diversi, e ognuna gira per proprio conto, in maniera casuale ma forse nemmeno troppo. "
Così come casuale, ma non troppo, è stata la carriera di Mauro Sarti, un uomo di 47 anni che dopo vent'anni nel settore degli allestimenti fieristici, ha deciso di lasciare tutto e iniziare una nuova vita.

Mauro raccontaci la tua storia. Come si diventa trottolaio?
"Per caso e per passione. Per caso perché non sono mai stato attratto particolarmente dal mondo della creatività. Ho studiato 5 anni all'istituto d’arte e lì ho avuto un contatto iniziale con il legno, durante i laboratori. Allo stesso tempo ho conosciuto per la prima volta materie culturali ma non le ho mai ritenute molto interessanti, e ho proseguito poi con una formazione tecnica. Nel '94 ho comprato un vecchio torchio da mio zio, più per non farlo buttare che per vero trasporto. Con il tempo sono venuti i primi legni, ma ancora una volta non è stata una scelta precisa: volevo solo provare a usare il torchio. Non avevo alcuna competenza, non sapevo niente di legname e solventi e  'radica di amboina' (un tipo di legno ndr) per me era un termine assurdo. Poi con il tempo ho iniziato a imparare e a esercitarmi. Solo a questo punto è nata la passione".

Cosa ti ha portato a partecipare alle prime fiere?
"Si, in realtà è successo tutto in maniera molto fortuita e in tempi brevi. Dopo l'acquisto del torchio sono rimasto fermo per cinque o sei anni a causa di problemi di salute. Poi mi sono ricordato del mio vecchio acquisto e ho iniziato ad esercitarmi con oggetti di scarso valore, utensili quotidiani come piatti, bracciali, anelli. Solo alla fine sono arrivate le trottole, sempre per caso, e solo per gli amici che mi hanno incoraggiato a partecipare ai mercatini e alle mostre per l'artigianato. Alla mia terza esperienza, a Guastalla, sono stato avvicinato da una signora che faceva calzature. Lei ha ammirato il mio lavoro e per prima ha detto che quello non era il mio posto. Questa signora era di Firenze e così mi ha suggerito di andare alla fiera 'Artigianato e Palazzo'. Tutto ciò avveniva due anni e mezzo fa, nel 2007".

Un bel trampolino. Com'è stata l'esperienza?
"Per essere la mia quarta esposizione in pubblico è andata benissimo, considerando che ho vinto il Premio Perseo. La fiera di Firenze è molto rinomata perché accoglie artigiani da tutta Europa, niente a che vedere con i mercatini che avevo frequentato fino a quel momento, e vincere l'onoreficenza per l'espositore più apprezzato dal pubblico è stato un grande onore".

Quando hai deciso di lasciare il tuo lavoro?
"Pochi mesi dopo la fiera di Firenze ho iniziato a rifletterci. Notavo che il mio hobby era sempre più apprezzato e io lo trovavo sempre più coinvolgente, così all'inizio del 2008 ho lasciato l'attività e ho aperto la bottega. Ho esordito con il mio nuovo mestiere nel settembre dello stesso anno, alla fiera del lusso di Milano 'Abitare il tempo' nella sezione arredi, e ancora una volta ho avuto conferma di quanto le mie trottole fossero ricercate".

Perché proprio le trottole?
"Non lo so, veramente. Mi piacciono, mi piace l'idea dell'incontro tra l'effimero del giocattolo e la durezza del lavoro con il legno. Una mia amica ha scritto per me la presentazione sul sito in cui dice che 'la trottola è magia che libera in ogni suo delicato movimento. È mistero di equilibrio, energia e silenzio'. Credo che meglio di così non si possa definire".

Come nasce una trottola?
"Ogni oggetto che produco ha una storia a sé. Non c'è niente di precomposto nel mio lavoro, niente che possa suggerire all'inizio quello che sarà il risultato finale. Non posso mai dire in anticipo cosa uscirà fuori dal torchio perché le trottole nascono come da sole durante la lavorazione. All'inizio scelgo solo una combinazione di colori, un accostamento di legni: per esempio il dosaggio di ebano che è nero per far risaltare le tinte più chiare, poi tanta pazienza, fantasia e lavoro di sgorbia".

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
"Tutto. Io faccio tutto da solo e non delegherei mai a nessuno una parte del processo produttivo. Anche un gesto apparentemente noioso come dare il lucido sul legno, è in realtà pieno di magia, perché prima hai in mano un oggetto opaco e senza forza e poi, dopo che spendi del tempo e dell'impegno per lui, ne esce fuori una cosa completamente diversa. Fare trottole è una scoperta continua, non so mai cosa creerò dopo, e questo è a dir poco appagante. Anche se si tratta di piccole cose".

Come per esempio?
"Sulle trottole più piccole, quelle in ebano che sono alte pochi centimetri e ruotano sul palmo della mano, se guardi bene sulla parte tonda, ci sono delle piccole incisioni ricurve. All'inizio non le facevo, ora le trovo di un'eleganza indescrivibile e guardarle e sapere di averle fatte io con un lavoro delicato e di forza mi riempie di orgoglio".

Che senso possono avere oggi le trottole, visto che non sono più giocattoli?
"Le trottole hanno il valore che ha qualunque oggetto la cui creazione presupponga tanta cura: per chi le fa è un modo di raccontarsi personale e materiale; per chi le compra è una fonte di piacere, anche se solo per la vista".


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