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Antichi mestieri: così gli artigiani combattono la crisi

Sono almeno un milione e mezzo le imprese nel nostro paese e, nonostante i tempi duri e gli scossoni finanziari, sono decise a portare avanti tradizione e innovazione in un mercato sempre più competitivo.

» Professioni Maria Fusca - 13/03/2009

Il mondo dell'artigianato risulta ancora una volta fondamentale per l'impresa italiana. Secondi i dati della Camera di Commercio, infatti, questo settore pare risentire meno di altri degli effetti della crisi.

Sarà perché la forza di un artigiano risiede nelle sue mani e nel suo sapere irripetibile, o perché un oggetto la cui produzione richiede tante ore di lavoro e tanta pazienza posside un'anima che non può tramontare. Qualunque sia la ragione, gli artigiani continuano la loro lenta e preziosa attività, riproponendo l'etica dell’occupazione manuale nel mondo dominato dall'economia di servizio.

In base alle rilevazioni di InfoCamere (la Società Consortile per Azioni delle Camere di Commercio Italiane) nel 2008 sono state registrate 36 mila imprese in più, ma si tratta comunque del saldo peggiore degli ultimi 6 anni. In rosso sarebbero l'industria e l'agricoltura, mentre crescono i servizi alle imprese, le costruzioni e il turismo. Ciò che colpisce però, è che mentre in generale le piccole imprese crollano, quelle a matrice artigiana resistono, con più di 5 mila iscrizioni alla Camera.

(Fonte: Artigian Art)Ovviamente non sono tutte rose e fiori e i problemi si sentono anche in questo settore, con un comparto manufatturiero che perde 5 mila unità e tassi di crescita nazionali inferiori dello 0,47 per cento rispetto all'anno precedente. La diffusione, poi, non è uniforme sul territorio e rispecchia i canoni classici di arretramento nell'impresa italiana: a fare la parte del leone infatti sono il Nord Ovest (+3.625 unità) e il Centro (+3.398), dove la punta di diamante è rappresentata dal Lazio, unica regione italiana in grado di aumentare di più di 2 punti percentuali le proprie presenze. Calo drastico invece al Nord-Est e nel Mezzogiorno.

Per capire però l'andamento delle cifre è necessario fare qualche piccola precisazione. Innanziutto bisogna capire cosa si intende per "impresa artigiana". Non si tratta solo di piccole botteghe in cui maestri di antica memoria tramandano tradizioni perdute, ai nipoti o ai giovani della famiglia. 

In Italia, infatti, la categoria è stabilita più dal numero di componenti dell'impresa che dal tipo di lavoro. Può trattarsi di un'azienda semindustriale che lavora in serie: in tal caso possono esserci al massimo 12 dipendenti compresi gli apprendisti. Può essere una ditta di trasporti con un massimo di 8 subordinati o anche un'impresa di costruzioni edili, per cui il massimale è 14 impiegati.

Ma se incrociamo questi dati con il parallelo crollo del comparto immobiliare, è plausibile pensare che la forza dell'artigianato risieda ancora nel lavoro in bottega. Parliamo dell'attività manuale, non seriale, svolta da massimo 22 persone, praticanti compresi, quello che ufficialmente viene definito "artigianato artistico".

Sempre più sfuggente, secondo Confartigianato la principale organizzazione di categoria, questo settore è diviso in tre aree: ceramica, orificeria, vetro musica e arti varie. Sotto quest'ultima voce si cela un mondo fatto di saperi antichi e ormai dimenticati, o recuperati e rivisti in chiave contemporanea.

Una buona parte nasce nell'ambito dei giocattoli, a partire dalle trottole che da pesanti blocchi in legno giranti si trasformano in delicate sculture lignee dai colori e le forme più originali; fino alle bambole. Niente a che vedere con le tozze figure di pezza della nonna, ma vere riproduzioni in vinile e silicone con tanto di certificato di nascita e dati sulla creatura acquistata. Ci sono poi produzioni più tradizionali, come le stoffe decorate con torchi in legno incisi a mano, ma ciò che in generale accomuna questi mestieri è la passione.
 
Come testimonia Luca Errico, orafo e presidente di Artigian Art, l'associazione degli artigiani d'arte di Pietrasanta, secondo cui "sempre più giovani riscoprono il piacere del lavoro manuale. Si tratta per lo più di laureati, magari in medicina o giurisprudenza, che decidono per passione di mettere nel cassetto le esperienze passate e di ripartire da zero con un mestiere nuovo".

Al momento si assiste a una fase di transizione che rende quasi eterea la figura dell'artigiano ma che non intimidisce gli esperti del settore. "La base di questo lavoro - continua Errico -  sta nel sapere e nella conoscenza, e quella non può svanire con un tracollo finanziario, perché non si può comprare. Per diventare artigiano molti iniziano un percorso nelle scuole d'arte ma è poi la pratica in bottega a fare il resto. Riscoprire il valore etico del lavoro e credere nell’anima delle cose, anche le più banali come un anello o un giocattolo: è questo fondamentalmente, l'artigianato".

LINK
- Artigian Art
Confartigianato
- InfoCamere