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Biocarburanti: pro e contro dei sostituti del petrolio

Con la fine del greggio e l'aumento dell'effetto serra c'è bisogno di alternative per alimentare le automobili ed inquinare meno.

» Inquinamento e Rifiuti Tiziana Palmieri - 07/04/2009

Dall'invenzione del motore a scoppio ad oggi, di petrolio ne abbiamo consumato molto. E quella che sembrava essere una risorsa infinita cui attingere con generosità, ha rivelato negli ultimi decenni risvolti negativi, come la pericolosa oscillazione dei prezzi legati al clima politico internazionale, o le accuse in campo ambientale per le emissioni rilasciate. 

Se il settore petrolifero (dall'estrazione alla distribuzione) si rifiuta di fare i conti con queste problematiche, sarà comunque costretto nel giro di pochi anni a trovare soluzioni alternative al petrolio perché, a quanto pare, i pozzi petroliferi non sono senza fondo.

Si calcola infatti che siano stati raggiunti i livelli di massima disponibilità dei giacimenti petroliferi e presto l'offerta di petrolio decrescerà, lasciando scoperta una fetta di domanda. Si chiama "picco di Hubbert" e, anche se le opinioni sono discordi circa la data in cui verrà raggiunto, è comunque chiaro che, anno più anno meno, l’industria petrolifera e molte altre dovranno fare i conti con esso.

La necessità, inoltre, di trovare alternative meno inquinanti è altrettanto pressante: infatti, l'uso dei derivati del petrolio nei trasporti produce circa il 21 per cento dei gas serra (prima fra tutte Co2) causa del riscaldamento globale. Allo stato attuale è impensabile limitare l'uso dei mezzi di trasporto in misura tale da risolvere il problema delle emissioni inquinanti; occorre piuttosto evitare che i mezzi di trasporto siano causa di queste emissioni. Per questo motivo sono particolarmente interessanti i biocarburanti ed i biocombustibili, dal punto di vista economico, ambientale e degli ultimi sviluppi della ricerca. Si tratta di carburanti derivati da vegetali, siano essi semi oleaginosi, cereali o biomasse cellulosiche.

Ma quali sono i vantaggi dei biocarburanti? Sicuramente la riduzione dell'emissione di gas serra, aspetto non trascurabile, ed è per questo che negli ultimi anni il Ministero dell'Ambiente ha promosso progetti e iniziative per ridurre l'impatto ambientale ed i consumi energetici derivanti dal traffico, ad esempio attraverso l'uso di carburanti a basso impatto ambientale o la conversione a gas metano e Gpl di auto alimentate a benzina.

Nel caso del bioetanolo, la biomassa è una risorsa rinnovabile, disponibile ovunque, pulita e sicura. L'utilizzo delle biomasse per fini energetici non contribuisce ad intensificare l'effetto serra, poiché la quantità di anidride carbonica rilasciata durante la decomposizione, sia che essa avvenga naturalmente, sia per effetto della conversione energetica, è equivalente a quella assorbita durante la crescita della biomassa stessa; non vi è, quindi, alcun aumento del livello di Co2 nell'atmosfera. Anche il biodiesel riduce le emissioni: diversi studi hanno stimato che l'uso di 1 kg di biodiesel porta alla riduzione di circa 3 kg di Co2, non ha emissioni di zolfo né di polveri sottili e possiede un’elevata biodegradabilità.

L'uso dei biocarburanti consentirebbe all'Unione europea di rispettare i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni, come concordato nel quadro della convenzione di Kyoto. Un altro aspetto positivo è che verrebbero ridotte le importazioni e la dipendenza dal petrolio. Con la diminuzione di questa dipendenza nel settore dei trasporti, i biocarburanti possono anche favorire la diversificazione e migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti di carburante, soggetti a filiera corta (o quanto meno, nazionale). I biofuels possono costituire una fonte alternativa di reddito nelle zone rurali dell'UE, secondo quanto riportato dal rapporto dell'European Environment Agency (Eea).

Lo sviluppo dei biocombustibili e biocarburanti, infatti, è considerato uno dei cardini per il rilancio e il rafforzamento dell'agricoltura europea, con conseguenze positive sul tasso di occupazione e sviluppo rurale. In questo contesto si inserisce il Progetto biocombustibili portato avanti dall'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l’ambiente (Enea) mirato alla sviluppo di attività di ricerca e sperimentazione per la produzione di biocombustibili ottenuti da biomasse agro-forestali e di biocarburanti di seconda generazione provenienti dalla conversione di biomasse lignocellulosiche di varia natura.

Oltre ai numerosi vantaggi derivanti dall'uso di biocarburanti, crescono anche le opportunità di produzione, proprio per la più facile reperibilità delle materie prime: con la coltivazione di specie vegetali per la produzione di biocarburanti e biocombustibili potrebbero essere recuperate aree inadatte alla coltivazione di derrate alimentari, perché contaminate o perché di difficile coltivazione; questo consentirebbe la produzione di biocarburanti senza entrare in conflitto con le coltivazioni destinate all'alimentazione.

Inoltre, se l'utilizzo di Ogm in campo alimentare è soggetto a forti dubbi, il loro uso per la produzione di biocarburanti non pone problemi per la sicurezza dei cibi: coltivare piante o, come è in corso di sperimentazione, alghe geneticamente modificate per produrre maggiori quantità di materia prima in spazi minori e con meno cure, non avrebbe ripercussioni sull'organismo umano.

Tutti i sostenitori dei biocarburanti sono comunque concordi nel giudicare questa nuova fonte energetica come una tra le tante fonti disponibili, da utilizzare in un mix che non escluda il fotovoltaico, l'eolico o il motore ad idrogeno. È infatti inverosimile pensare di utilizzare esclusivamente biocarburanti per soddisfarne il fabbisogno mondiale: anche convertendo tutti i terreni non edificati della Terra in aree coltivabili, non resterebbe abbastanza terreno per produrre materie prime alimentari.

È da ricordare però che la produzione di biodiesel influenza la domanda di una serie di prodotti agricoli, come la colza, la soia, il girasole; inoltre, per produrre bioetanolo si modifica anche la richiesta della materie prime per ottenerlo (grano e barbabietola da zucchero). Questo può essere dannoso per la biodiversità dei terreni agricoli, ma non solo: i mercati mondiali possono vedere sbilanciarsi i prezzi delle derrate alimentari, indirettamente influenzate dalla coltivazione no-food. Le ripercussioni si avrebbero sui costi di grano, mais, olio, soprattutto a spese dei Paesi più arretrati, impossibilitati a far fronte adeguatamente alle oscillazioni dei prezzi.

In Europa, la richiesta di biodiesel è maggiore rispetto a quella del bioetanolo, ma per produrre il biodiesel necessario a soddisfare la richiesta servono troppi ettari di terreno. In questo senso, un aiuto può arrivare dalla ricerca e dallo sviluppo di nuove tecnologie per la raffinazione dei biocarburanti: dalla prima generazione di biofuels ci sono state innovazioni non soltanto per le materie prime utilizzate (partendo dalle oleaginose fino ad arrivare agli scarti della vinificazione), ma anche per la resa e l'efficienza energetica dell'intero processo produttivo.

Se però è vero che i biocarburanti sono sempre più soddisfacenti dal punto di vista di efficienza energetica e costi produttivi, è anche vero che nel rapporto presentato a luglio 2008 dall'IIstituto superiore di Sanità (ISTISAN) sono riportate le emissioni prodotte rispettivamente dai carburanti tradizionali e dalle miscele contenenti biocarburanti, nelle percentuali previste dalla legge. I risultati delle analisi parlano di minori emissioni di CO2, ma al tempo stesso è stata rilevata una maggior presenza di particolato fine: si tratta delle pm 2,5, segnalate anche dall'OMS come particolarmente pericolose per la salute umana. 

Certamente, questo "difetto" dei biofuels non è trascurabile, occorre quindi fare attenzione non solo alle prestazioni dei motori che utilizzano i biocarburanti, ai costi di produzione ed all'abbattimento di CO2; può essere considerato solo un fastidioso ostacolo per lo sviluppo di biocarburanti, ma se non se ne tiene conto si rischia di dover pagare, nel lungo periodo, le conseguenze che questo avrà sulla salute pubblica.

Ha collaborato a questo articolo ASSUNTA GAMMARDELLA 

DOCUMENTI
- Sezione della finanziaria 2007 sui biocarburanti
- Direttiva 2003/30/CE

LINK
- Enea
- Ministero dell'ambiente
- Eea