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Eventi mediatici: tra propaganda e informazione

La tecnologia della comunicazione al servizio dei potenti del mondo. Da Khomeini al giuramento in diretta di Obama. Cos'è la "media diplomacy"?

» Editoria Mattia Gangi - 29/05/2009

Iran, 1979. Gli occhi del mondo, anche di quello occidentale, sono puntati su uno degli eventi più imponenti del Novecento: la rivoluzione khomeinista, la nascita della Repubblica Islamica.

L'evento, pietra angolare nell'interpretazione di tutti i rapporti geopolitici dagli anni 80 in poi, rappresenta nell'ottica del regime change, la fine della dittatura dei Pahlavi e l'instaurazione di una teocrazia islamica destinata a durare fino ai giorni nostri.

Ma tralasciando le connotazioni meramente politologiche, ciò che caratterizza l'imponente impatto simbolico di quei giorni è senza ombra di dubbio la diretta televisiva. La rivoluzione iraniana del 1979 deve infatti la sua carica comunicazionale ad una copertura ininterrotta degli steps che portarono gradualmente alla vittoria politica e militare del clero sciita guidato dall'ayatollah Khomeini.

Così a partire dagli anni '80, le leadership globali presero realmente coscienza dell'immenso potere che le tecnologie della comunicazione di massa riuscivano a ricoprire non solo nella diffusione della propaganda interna ma anche e soprattutto nel diffondere messaggi politicamente pregnanti da un paese all'altro. Chiusi i canali di comunicazione diretta tra i big dei due blocchi (Sovietico ed Occidentale), furono proprio le comunicazioni riverberate attraverso i media mondiali a giocare un ruolo fondamentale a livello diplomatico, tanto da far parlare di una vera e propria media diplomacy, diplomazia dei media.

Come scrive Patrizia Laurano , docente di sociologia politica delle relazioni internazionali a La Sapienza, citando Gilboa nel saggio "La comunicazione in bilico, Iran tra censura e public diplomacy, questo meccanismo "si riferisce all'uso dei media da parte dei leader politici per esprimere il loro interesse alla negoziazione, per costruire un clima di fiducia e per mobilitare il consenso pubblico".

Continua ancora la Laurano "Le pratiche di questo nuovo tipo di diplomazia, come le conferenze stampa, le interviste, le fughe di informazioni, le visite di capi di stato, lo scambio di mediatori nei paesi rivali, l'organizzazione di media events, affondano le loro radici nel periodo della Guerra Fredda quando, in assenza di adeguati canali di comunicazione o perché una delle parti era insicura su come l'altra avrebbe potuto rispondere alla proposta di un negoziato o di una soluzione del conflitto, i funzionari hanno preferito usare i mezzi di comunicazione per mandare messaggi ai leader rivali e agli attori non-statali”.

Per tutti gli anni '90 e nella nostra quotidianità, la diretta tv è diventata lo strumento più utilizzato per rappresentare la politica. In quasi tutte le assemblee istituzionali delle moderne democrazie occidentali sono installati sistemi di comunicazione che permettono la diretta continuata degli iter amministrativi. Il peso delle tecnologie è talmente imponente da aver addirittura modificato le consuetudini parlamentari, esempio tra tutti quello del cosiddetto "question time" in diretta.

La diffusione della rete e l’avvento di tecnologie di streaming che rendono possibile la diretta web, influenzano ulteriormente la natura degli eventi e l’uso strumentale che di questi fa la politica, portando alla creazione di eventi totalmente mediali, progettati e realizzati unicamente per essere "trasmessi". Nell'America di oggi, tralasciando il Super Bowl, il momento politico più seguito dal pubblico statunitense (e dal mondo intero) è senza ombra di dubbio il giuramento dei presidenti eletti.

Il 20 Gennaio 2009, Washington DC, definito uno dei "più grandi eventi della storia mondiale", il giuramento di Barack Obama, 44esimo presidente degli Stati Uniti e primo afroamericano alla guida della Casa Bianca è stato seguito da una folla immensa e da tutto il mondo grazie alla diretta.

La media diplomacy svolge tutt’oggi una funzione decisiva nella configurazione degli equilibri mondiali. Oltre agli incontri ufficiali infatti, gran parte della politica si decide "a distanza"; come dimostra la recente polemica tra U.S.A. e Cina riguardo il rispetto dei diritti umani nel paese asiatico, i dialoghi in differita tra i potenti del mondo pesano a volte maggiormente dei contatti diretti.