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Eventi mediatici: l'arena del web

Analisi dei processi di metamorfosi dell'opinione pubblica attraverso le modalità espansive della comunicazione digitale.

» Ict Mattia Gangi - 29/05/2009

Riguardo la genesi, l'ontologia e le possibili accezioni che il concetto di opinione pubblica ha via via assunto nel tempo, molti sono stati i dubbi e le perplessità sorte tra i pensatori più fecondi ed importanti del secolo Decimo Nono.

Particolari difficoltà sono state rinvenute principalmente nell'individuazione dei tratti distintivi di questo agglomerato sfuggevole ed ideale. Una prima definizione sistematica si deve ad Habermas che nel 1962 parlò di sfera pubblica (Offentlichkeit) definendola come "lo spazio del libero dibattito pubblico, interposto tra la base della società sfera privata ed il suo vertice, corrispondente alle istituzioni politiche".

Habermas aveva in mente le forme di dibattito politico - nei caffè e nei salons - del Seicento inglese e del Settecento francese, ovvero di quella che è stata definita come la "civiltà della conversazione" nel secolo dei Lumi; il contributo fondamentale dello studioso tedesco volge quindi a definire lo spazio, l'arena virtuale all'interno della quale l'opinione pubblica sarebbe nata attraverso la trasposizione in ambito pubblico di issues (tematiche) di interesse comune.

L'opinione pubblica però è l'opinione di tutti, o quantomeno della maggioranza; ma come fa un opinione, per sua natura personale, a divenire propria di un pubblico di massa, di una società civile, di una sfera dai confini esasperati?

Senza addentrarci in questioni prettamente sociologiche (alcuni ritengono che sia esclusivamente un espediente retorico presente nel discorso politico e giornalistico) possiamo provare a rispondere a questa domanda facendo ricorso al ruolo chiave dei media (generalisti prima e digitali ora ) che grazie alla loro funzione-megafono creano, diffondono, modificano, adattano e allargano a dismisura la nozione di opinione pubblica.

Nata e pasciuta tra le pagine borghesi dei primi giornali, assume le caratteristiche della massa con la diffusione della radio, del cinema ma soprattutto della televisione; il piccolo schermo infatti segna il momento di massima espansione di un pubblico sempre più attivo che, grazie alle modalità di partecipazione concesse dal mezzo televisivo, diventa il vero termometro dei palinsesti. Dagli anni 50 fino ai 90 tutto tace, tutto sembra immobile. La vera trasformazione avviene infatti con la diffusione di Internet.

Le caratteristiche strutturali della rete, e l'imporsi negli ultimi due anni della logica 2.0, aggiungendo alle modalità partecipative dei vecchi media un maggiore grado di interattività e customizzazione dei contenuti, hanno effettivamente provocato una riformulazione scientifica della nozione. I primordiali domini con menù a scorrimento ed elementi statici rappresentano il primo timido tentativo di prendere parte e modificare lo spazio dei dati, mettendo in moto, forse inconsapevolmente, pionieristiche forme di personalizzazione del web.

Blog, sistemi di Pod-cast, web-radio e web-tv, permettono oggi una copertura totale degli avvenimenti che travalica il classico mondo dei professionisti dell'informazione; emancipate dalla originaria funzione di "diario", le informazioni corrono senza sosta sulle aggiornatissime pagine dei blogger, tanto da creare nuovi approcci al modello giornalistico. Il citizen journalism, giornalismo "dal basso", altro non è che una delle nuove facce di un'opinione pubblica partecipante, resa possibile dallo sviluppo delle tecnologie digitali e da un forte abbassamento dei costi.

Gli eventi stessi, grazie a questa copertura totale, vengono strutturati in modo da sfruttare in pieno queste opportunità, e modificano quindi i loro profili per essere sempre più "visibili" e "partecipabili" dall'immensa opinione globale.