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Mutilazioni genitali femminili: storia di una contaminazione planetaria

Venute alla ribalta della cronaca con i flussi migratori italiani, le Mgf si nascondo anche nelle pagine, sconosciute, della storia occidentale e non solo. E si scopre che?

» Donne Paola Simonetti - 03/03/2009

I confini sono meno netti di come ce li raccontano, le radici più miste di come le immaginiamo. Le mutilazioni genitali femminili, sulle quali puntiamo il dito giustamente con raccapriccio e sdegno, hanno contaminato anche la storia europea e Paesi insospettabili del Pianeta. Tanto che gli studiosi, si rompono ancora il capo per capire dove e in quale tempo si perdano le loro vere radici. E mentre alcuni credono alla loro nascita come specifica di luoghi arabi, da dove poi sarebbe partita una diffusione a raggiera con la colonizzazione del nord Africa proprio da parte degli arabi, altri sostengono l'impossibilità di un trasferimento con tale modalità, per la grande distanza nel tempo e nello spazio di Paesi ed epoche in cui questa pratica è stata effettuata sulle donne.

"La presenza di deflorazione artificiale in alcune zone del Messico nei secoli scorsi e contemporaneamente alcune manipolazioni genitali presenti in Perù - spiega Gennaro Franco, medico esperto di assistenza alle donne con Mgf all'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà, presso lospedale San Gallicano di Roma - lasciano pensare ad una conpresenza di queste pratiche in più luoghi del mondo, che non necessariamente sono venuti in contatto fra loro”. Ma è forse uno sforzo inutile, quello di collocarle in un luogo piuttosto che in un altro, secondo Franco, che vede invece il vero nodo della questione nella comprensione delle Mgf come di un fattore culturale diffuso al di là delle etnie e dei secoli: il controllo della sessualità femminile. "Dall'epoca vittoriana in Inghilterra, fino agli inizi del secolo scorso in tutta Europa e anche negli Stati Uniti, la storia ci dice che si praticavano clitoridectomie cosiddette 'terapeutiche' per presunte ragioni mediche. Ragioni mediche - aggiunge Franco-, che non erano certamente legate a patologie tumorali ad esempio, ma alla convinzione di poter curare l’omosessualità femminile o l'isterìa. Possiamo quindi asserire che il corpo della donna veniva usato come un 'ponte' fra la ginecologia e la neuropatologia".

Strane pratiche "tribali" dunque abitavano anche i Paesi d'Occidente, proprio mentre gli esploratori che tornavano dalle loro peregrinazioni da luoghi "selvaggi" raccontavano con sorpresa di bislacche costumanze legate alle mutilazioni genitali femminili. Gli ospedali psichiatrici europei, pullulavano di presunte pazze che si credeva fossero giunte alla follia per mezzo della masturbazione, "convinzione questa - prosegue il dottor Franco - che giustificava le molte clitoridectomie che anche in quei luoghi si praticavano pressoché a tappeto sulle pazienti". Tracciare il profilo di questa prassi consolidata e ancora presente in molte zone africane, asiatiche e mediorientali, significa dunque prendere consapevolezza della loro assoluta non eccezionalità o specificità territoriale, e del dilagare del pregiudizio sin da tempi remoti: "Come quando si diffuse la sifilide in Italia, dove veniva chiamata 'Mal francese' e dai francesi 'Mal napoliten', così uno dei tre tipi di mutilazione genitale femminile, viene denominata 'Circoncisione sudanese' in Egitto, e 'circoncisione faraonica' in Sudan".

"Ma il pregiudizio nei confronti degli egiziani - prosegue Franco - è molto antico su questo fronte, perché veniva considerato un popolo bizzarro: Galeno (medico greco antico ellenista, vissuto tra il 129 e il 216 d.C., i cui punti di vista hanno dominato la medicina europea per più di mille anni ndr)e Ippocrate (medico greco vissuto prima di Cristo, considerato padre della medicina ndr), ad esempio, sosteneva che le donne egiziane fossero delle ninfomani, e che queste pratiche fossero necessarie per placare questa tendenza". Persino gli antichi romani, non sfuggirono alla pratica: "Si consideravano più 'civili', ma operavano modificazioni genitali sulle schiave, per motivi molto simili a quelli che spingono le popolazioni africane e asiatiche a praticarle  - prosegue Franco -. Non a caso, la parola 'infibulazione' deriva da una parola latina, 'fibula', la spilla che i magistrati usavano per trattenere le loro toghe, ma che guarda caso veniva usata sui corpsi della donne in schiavitù".

Studi di antropologia, infatti, rivelano come i Romani praticassero l'escissione per impedire alle loro schiave di fornicare. La mutilazione mirava ad un controllo sulla donna, che, si pensava, se privata del piacere sessuale avrebbe avuto meno possibilità di tradire il suo uomo. Incerta la data di nascita di questa pratica, anche se gli studiosi sembrano individuare unanimemente nell'ambito nomade-contadino, la sua radice: il pastore che si assentava a lungo da casa per seguire il pascolo, voleva avere certezza i figli nati dalla sua donna fossero effettivamente i suoi. "Nulla di nuovo sotto il sole, dunque - aggiunge Franco - anche se la nostra posizione contro questa pratica deve essere netta: è una violazione di un diritto umano e come tale deve essere trattata dai governi. Ma la conoscenza della storia deve farci capire che criminalizzare e 'stigmatizzare' non è nel nostro diritto".

La comprensione profonda delle radici delle Mgf, devono passare, secondo Gennaro Franco,
anche attraverso una coerenza di valutazione di alcune pratiche discutibili che si consumano anche nella "civilissima" Europa, Italia compresa: "Molti siti di chirurghi estetici accessibili - spiega-, presentano immagini di clitoridectomie effettuate per motivi estetici. Dobbiamo avere un metro di giudizio diverso? Il consenso della persona adulta credo non basti per distinguere il "crimine" da quello che non lo è". Quello su cui occorre concentrarsi, sottolinea il medico dell'Inmp, non è dunque il giudizio (seppure la pratica sia assolutamente condanabile, come pure è in Italia attraverso una legge), ma un lavoro di sensibilizzazione profonda, non solo sulle donne ma anche e soprattutto sugli uomini per renderli consapevoli dei diritti delle loro consorti. "Non bisogna dimenticare che, la 'matrimoniabilità' delle donne in queste zone del mondo interessate dalle Mfg, è assolutamente legata a queste ultime. Ed ecco che fa più terrore essere condanate alla assoluta emrginazionale sociale, piuttosto che a dolore e danni permanenti". 

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- Inmp