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Nucleare: Echàvarri, un ottimo candidato sia economico che ambientale

I livelli di sicurezza sono eccellenti ma Chernobyl influenza ancora l'opinione pubblica.

» Mercato, Consumi Cecilia Scaldaferri - 09/02/2009

Un demone da tenere lontano o la speranza energetica del futuro? Questo l'interrogativo che solitamente ci si pone quando si pensa al nucleare, una forza che scatena dibattiti violenti, accese polemiche e paure più o meno ataviche. 

Per cercare di fare chiarezza, ne parliamo con Luis Echàvarri, Direttore Generale dell'Agenzia per l'Energia Nucleare (NEA) dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OECD).

Per i sostenitori del nucleare, quest'ultimo ha i suoi punti di forza nel fatto di essere più pulito e più economico di altre fonti energetiche. Lei cosa ne pensa?
"Bisogna considerare due fattori fondamentali, la competitività e l'emissione di Co2. Gli 'avversari' del nucleare sono in primis carbone e gas naturale. Il primo emette grandi quantità di Co2, al contrario del nucleare; mentre il secondo benché non sia inquinante quanto il primo, emette comunque una quantità di anidride carbonica pari alla metà di quella del carbone, ed è sempre troppo. Inoltre, le previsioni ci dicono che nel lungo periodo il prezzo del gas naturale conoscerà un forte aumento. Per queste due ragioni, il nucleare sembra un ottimo candidato sia da un punto di vista economico che ambientale".

Cosa ci può dire riguardo alla sicurezza degli impianti? Chernobyl è veramente solo un triste ricordo?
"Quel''incidente è avvenuto più di 20 anni fa in un paese che non rispettava le norme di sicurezza che si seguono oggi. Inoltre, il livello di tecnologico di allora non era accettabile nel mondo occidentale mentre sono stati fatti grossi passi avanti in questo settore per arrivare a dei livelli di sicurezza che rendono impossibile un incidente di quella proporzione. Non ritengo, quindi, che Chernobyl possa essere preso come riferimento. Tuttavia, quello che è successo influenza ancora l'opinione pubblica di tutto il mondo".

Quale ritiene che sia il trend dei Paesi europei in merito alla questione nucleare? Costruiranno nuove centrali, investiranno sulle rinnovabili o porteranno avanti i due discorsi parallelamente?
"Io credo in quest''ultima possibilità e cioè una compatibilità fra le due forme di risorse energetiche. Quanto all'Europa, il panorama è vario: ci sono paesi che stanno costruendo nuove centrali, come Francia, Finlandia, Romania e Bulgaria, e ci sono altri paesi - come Gran Bretagna e Italia - che stanno ragionando seriamente sulla questione ipotizzando dei piani energetici".

Secondo Lei, il nucleare può essere uno strumento nella lotta al cambiamento climatico?
"Sì, consideri che già adesso il 30 per cento dell'elettricità prodotta in Europa deriva dal nucleare. Se così non fosse, bisognerebbe utilizzare altri carburanti con un conseguente aumento di emissioni di Co2. Questo dato è molto importante se si considera l'aumento previsto nella domanda di elettricità".