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Immigrati imprenditori: i numeri di una crescita esponenziale

L'imprenditoria straniera si è rivelata un grande successo in Italia. Nell'ambito di un trend in stallo per gli italiani, gli immigrati vincono in intraprendenza e operosità in ogni settore.

» Immigrazione Paola Simonetti - 03/03/2009

Di necessità virtù. I cittadini stranieri residenti nel nostro Paese, a fronte di difficoltà occupazionali generalizzate, affinano rapidamente anno dopo anno l'arte di una coraggiosa inventiva e un tempestivo dinamismo, surclassando i più navigati imprenditori italiani.

Un'energia la loro, figlia di un bagaglio culturale e formativo mediamente alto, ma anche del desiderio di scrollarsi di dosso pregiudizi e clichè penalizzanti, oltre che una condizione economica dequalificante vissuta da lavoratori dipendenti. 

L'evidenza degli ultimi dati sul tema, emersi dal volume "ImmigratImprenditori. Analisi del fenomeno. Analisi, storie e prospettive" realizzato dalla Fondazione Ethnoland, non lascia dubbi. La crescita dell'imprenditoria immigrata segue una parabola ascendente a velocità esponenziale, portando il numero delle imprese sul nostro territorio a triplicarsi nell'arco di soli 5 anni: nel 2003 erano pari a 56.421, a giugno 2008 le stime hanno parlato di ben 165.114 immigrati titolari d'impresa, pari a 1 ogni 33 imprese registrate in Italia (il 2,7 per cento delle 6.133.429 registrate e il 3,3 per cento delle 5.169.086 attive).

Dati questi, che assumo un rilievo tanto più eccezionale quanto più si consideri la giovinezza del fenomeno: prima del 2000 operavano solo il 15 per cento di quelle ora attive; l'85 per cento è stato registrato dal 2000 in poi, pari a 140mila aziende create mediamente ad un ritmo di 20mila ogni anno. Un trend in assoluta controtendenza, se si pensa che tra gli italiani la situazione ha registrato un forte stallo se non una diminuzione delle aziende, fiaccate dalla forte crisi. 

Spicca, fra i generi, il settore dell'industria, con 83.500 aziende (50,6 per cento del totale) che vede emergere nettamente, al suo interno, il comparto edile (64.500 aziende). Segue, a una certa distanza, il tessile (10 mila aziende) con il primato di gestione dei cinesi. Il settore dei servizi è distanziato di poco (77 mila aziende, pari al 46,9 per cento del totale). Tra le grandi collettività, il Marocco è maggiormente dedito al commercio (gestiscono infatti il 67,5 per cento delle imprese attive in quel settore) e la Romania all'edilizia (più dell'80 per cento) mentre la Cina si ripartisce tra l'industria manifatturiera (46 per cento) e il commercio (44.6 per cento).

Una vita imprenditoriale fresca, dinamica capace di vivificare molte zone della Penisola, in modo similare, sottolinea il rapporto, a quanto si verificò tra gli anni '60 e '70 nel Nord d’Italia  con il boom delle piccole imprese create dai meridionali prima impiegati nelle grandi fabbriche. 

Si va dalle 30mila aziende della Lombardia alle piccole Regioni che ne hanno meno di mille. Non mancano i casi d'eccellenza, peraltro al Sud: Sardegna, Sicilia e Calabria vedono fra gli immigrati un tasso di imprenditorialità pari a quello degli italiani, mentre in alcune zone del  Nord e del Centro (Piemonte, Emilia Romagna e Toscana) la situazione è addirittura migliore rispetto al trend nazionale.

Il fermento straniero in tal senso, pervade spesso in modo più imponente le province delle grandi città: Milano e Roma sono, come già succede per la popolazione immigrata, le Province protagoniste dell'imprenditoria straniera, rispettivamente con 17.297 e 15.490 imprese con titolare immigrato, seguite da Torino con 11.662 e altre 17, ciascuna con più di 2mila imprese; invece, le Province che contano almeno mille imprese con titolare immigrato sono molto più numerose.

"Chi si dichiara disponibile all'accoglienza di un'immigrazione di qualità deve essere aiutato a capire che tale immigrazione si trova già sul posto - commenta Otto Bitjoka, presidente della fondazione Ethnoland - . Bisogna adoperarsi perché gli immigrati contino di più come lavoratori, come imprenditori e come cittadini. Superando la diffidenza nei confronti degli 'stranieri' bisogna abituarsi a pensare che convenienza economica e solidarietà possono andare di pari passo".

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- Fondazione Ethonoland