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Cinesi in Italia: comunità numerosa, ma poco integrata

In tre anni sono aumentati del 66 per cento. La loro occupazione si concentra su commercio, tessile e ristorazione, ma l'integrazione langue per il rimpatrio dei minori.

» Immigrazione Paola Simonetti - 16/01/2009

Operosi, lavoratori, numerosi seppure poco integrati, i cinesi sono aumentati in Italia. Secondo le ultime stime dell'Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim), i cinesi hanno fatto registrare un  incremento del 66 per cento nell'arco di appena tre anni: dalle 86 mila persone presenti nel dicembre 2003 sono passati alle circa 144 mila presenze nello stesso mese del 2006.

Il recente rapporto dell'Oim, realizzato con l’apporto di informazioni raccolte da Istat, Inps, ministeri dell'Interno e della Pubblica istruzione, Confederazione nazionale dell'Artigianato e Banca d'Italia, vede anche i dati integrati con un'analisi qualitativa condotta in 8 province italiane grazie alla raccolta di oltre 2.500 questionari.

Ricche risultano le rimesse in patria: dai 429 milioni di euro nel 2004, si è passati ad un miliardo e 687 milioni di euro del 2007, pari ad un incremento del 293 per cento. Commercio, settore tessile e ristorazione gli ambiti di occupazione in cui si concentra la comunità cinese, rispettivamente con il 46, 42 e 5 per cento.

Il documento dell'Oim, getta luce anche sul mistero della mancanza di registrazione di decessi nella comunità: l'età media si attesta infatti intorno ai 32 anni, ma il dato va considerato esaminando il fatto che alla soglia dei 50 anni, o in presenze di gravi malattie, la popolazione cinese preferisce tornare in patria. La mancata integrazione, invece, secondo il rapporto, è il risultato del sistematico rientro in patria dei minori, affidati ai nonni in Cina per consentire ai genitori di proseguire le attività lavorative in Italia. 

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- Oim