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Diritti animali: "Una mala cultura scientifica punta ancora alla vivisezione"

Metodi di ricerca alternativi, senza tst su animali, stentano a diffondersi in Italia, malgrado una legge ne promuova l'utilizzo. Spiega perchè la biologa Michela Kuan della LAV.

» Animali Paola Simonetti - 13/12/2008

Elettrodi innestati nel cervello di un animale sveglio, operazioni a viscere aperte senza anestesia, ustioni provocate da sostanze tossiche, ingestioni e inalazioni forzate di detersivi, colle, medicinali, fumo; introduzione di virus, batteri, agenti patogeni di ogni tipo per stimolare malattie mortali fra le più atroci. 

Sono solo alcuni dei test che ogni giorno vengono effettuati in Italia su centinaia di animali vertebrati senzienti, spesso con un grado altissimo di intelligenza ed emotività, in grado di avvertire il dolore tanto da impazzirne, a scopi scientifici o di sperimentazione di sostanze da introdurre in commercio sugli scaffali dei nostri supermercati.

La maggior parte dell'impiego di animali riguarda studi biologici di base, ricerca e sviluppo di prodotti e apparecchi per medicina umana e veterinaria, che coinvolgono più del 73 per cento degli animali; seguono le indagini tossicologiche, che comprendono ancora un alto numero di cani e primati e controlli di qualità per prodotti e apparecchi.

Una prassi messa in discussione da un poderoso numero di ricercatori e medici contrari alla vivisezione (come ad esempio quelli facenti parte del Comitato Scientifico Antivivisezionista e della Lega Internazionale Medici per l'Abolizione della Vivisezione), che in Italia stanno cercando di far capire l'inutilità di tanta ferocia ai fini benefici per la salute dell'uomo. 

"L’efficacia di questi studi, seppure pubblicati sulle riviste scientifiche, non è mai stata provata - spiega la biologa Michela Kuan, responsabile LAV settore Vivisezione - La similitudine fra l'organismo e la fisiologia di un topo (ma anche di un cane, di un suino o di un pesce) e dell'uomo è praticamente pari a zero, tanto quanto è pari a zero la comparabilità delle reazioni e dei risultati ottenuti. Ma questo nessuno lo evidenzia mai".

Tecniche alternative di sperimentazione assolutamente esenti dall'utilizzo di animali, e peraltro molto più economiche, sono state già certificate e utilizzate, seppure con un'incidenza notevolmente minore rispetto alla vivisezione: "Sono disponibili, perché validati, un sempre maggior numero di metodi di ricerca che non si avvalgono di animali. Ad esempio esperimenti 'in vitro', su tessuti umani riprodotti in laboratorio o con l'utilizzo di sostanze, (e sono migliaia), già sperimentate e certificate. Tuttavia il cambiamento di rotta è difficilissimo".

Una legge in Italia (D.lgs. 116/92), dovrebbe promuovere l'utilizzo dei metodi alternativi di ricerca, ma con una carenza: non sancisce un vero obbligo per nessuno: "Il nostro Paese ospita il Centro di validazione europeo per la ricerca con metodi alternativi, eppure permane  un'inerzia culturale difficile da debellare - spiega la Kuan -. Il ricercatore e lo sperimentatore che ha imparato quella tecnica non ha nessun obbligo, stimolo o interesse a cambiare la sua metodica o a metterla in discussione".

Nodo critico anche la formazione universitaria nell’ambito di medicina, biologia e veterinaria: "Facoltà dove ancora si fa massicciamente uso di animali nelle aule - dichiara la biologa della Lav -, incrementando una cultura distorta dello studio e della sperimentazione nelle nuove generazioni di dottori. Un danno educativo enorme. Peraltro, nessuna pubblicità viene fatta, anche se sarebbe obbligatorio, alla legge sull'obiezione di coscienza, che permette senza nessuna discriminazione la richiesta dell'utilizzo di un metodo alternativo".  

Ma ad incidere sulla cultura vivisettoria in Italia, come nel resto del mondo, c'è un interesse economico che coinvolge una lunga filiera: "Dall'allevatore, a chi produce accessori e mangimi, tutti hanno il loro guadagno, facendo innalzare di molto il costo dell'utilizzo di animali - prosegue Michela Kuan -, mentre i metodi alternativi di ricerca e sperimentazione sono molto più economici e 'predittivi', cioè efficaci all'85 per cento, contro il 60 di quelli su animale".     

Poche le note positive tra cui la mancanza di esperimenti che coinvolgono animali per prove tossicologiche per sostanze cosmetiche, dato intuibile, secondo la Lav, vista l'imminente entrata in vigore del bando dell'Unione Europea per i test animali sui cosmetici (D.lgs 2003/15) e la riduzione del numero di animali per l'istruzione e la formazione, dovuto anche alla legge che in questo caso è particolarmente restrittiva, autorizzando il ricorso ad animali vivi solo in caso di inderogabile necessità. "In questa particolare area di applicazione animale - fa sapere la Lav - esistono molti supporti didattici che si avvalgono di metodi alternativi, dimostratisi più formativi, economici ed etici; evidenziando come non esista, nei fatti, alcuna necessità al ricorso di animali". 

Ma il cammino legislativo in ambito europeo, fa presagire spiragli di cambiamento, anche se molto resta da fare: "Di recente la Commissione UE ha presentato l'attesa proposta di revisione della direttiva europea 86/609 che regolamenta la sperimentazione animale - prosegue la Kuan-: questo è un momento cruciale che potrebbe segnare, in pochi anni, un profondo cambiamento nello scenario nazionale e internazionale nella ricerca scientifica grazie al riconoscimento del valore della vita animale, umana compresa".

“La comunità scientifica guarda con sempre maggiore diffidenza alla sperimentazione animale - conclude la biologa della Lav -, la Federazione Europea delle industrie farmaceutiche è impegnata nella messa a punto di ricerche senza animali, la Commissione UE ha annunciato il 'risparmio' di ben 200mila conigli per i test sui pirogeni; i cittadini europei sono sensibili al tema, inoltre la ricerca nell’ambito di metodi di indagine avanzati e non cruenti sta avanzando rapidamente, rendendo l'uso degli animali una pratica sempre più obsoleta e ingiustificabile. Ma buoni propositi e nuove ricerche si devono tradurre in atti concreti".


LINK
- Lega Antivivisezione
- Centro europeo di valutazione metodi alternativi di ricerca