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Diritti animali: in Italia vivisezione in crescita

Dalla LAV, la denuncia di un incremento di utilizzo di animali vertebrati vivi sui tavoli dei laboratori scientifici. "Una pratica feroce e inutile a fini medici adattabili all'uomo".

» Animali Paola Simonetti - 15/12/2008

Una prassi crudele e senza senso dal punto di vista scientifico, poiché non comprovata nella sua reale efficacia di applicazione per benefici sull'uomo. 

Eppure la vivisezione (lossia, a sperimentazione su animali vivi, spesso non anestetizzati) non conosce flessione in Italia, dove si registrano numeri da capogiro sull'incremento della sua applicazione in università e laboratori, soprattutto a scapito di alcuni razze animali, vertebrati per lo più. Così cavalli, asini, bovini, suini, uccelli e pesci finiscono, sempre più numerosi, la loro vita in un laboratorio di vivisezione, dopo atroci sofferenze.

La denuncia forte arriva dalla Lega Antivivisezione (LAV), associazione nazionale che da anni si batte per i diritti degli animali, sull'onda di dati relativi al numero di animali utilizzati in Italia per fini scientifici e sperimentali nel triennio 2004-2006, "pubblicati (GU n. 243 del 16-10-2008) con un cronico ritardo di nove mesi - scrive la Lav - dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, ai sensi del decreto legislativo 116/92 (Protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici)".

Rispetto al triennio 2001-2003, sottolinea la Lav, in Italia è sensibilmente aumentato l'utilizzo a fini sperimentali di cavalli e asini (221 nel triennio 2004-2006 contro i 90 nel 2001-2003), suini (8.097 nel 2004-2006 contro i 6.840 nel 2001-2003) e bovini (2.795 nel 2004-2006 contro i 1.584 nel 2001-2003); si aggiunge un forte incremento del ricorso ad uccelli (90.493 nel 2004-2006 contro gli 85.651 nel 2001-2003) e pesci (45.418 nel 2004-2006 contro i 7.979 nel 2001-2003). Le specie più rappresentate continuano ad essere topi (1.664.294 nel triennio 2004-006) e ratti (820.143), seguono altri roditori (7.100) e conigli (32.314).

"Animali largamente impiegati a causa del loro basso costo e perché facilmente maneggiabili, piuttosto che per ragioni strettamente scientifiche", ha dichiarato Michela Kuan, responsabile Lav settore Vivisezione. Dunque, nessuna tendenza progressiva nella riduzione del numero complessivo di animali utilizzati: "Una flessione che dovrebbe poter essere contemplata - aggiunge la Kuan - considerando che il quadro scientifico e legislativo italiano ed europeo prevede la promozione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale". 

"Anche se esiste un lieve calo nel 2006 - aggiunge la Kuan- la 'media' riguardante l'ultimo triennio è più alta di 282 animali rispetto alla media del precedente triennio, passando da 911.680,6 (2001-2003) a 911.962,3 (2004-2006), con un totale di ben 2.735.887 animali utilizzati nell'ultimo triennio, rinchiusi in gabbie, sfruttati per esperimenti di ogni tipo e soppressi".

Dati questi sottostimati secondo l’organizzazione, in considerazione dell'assenza di informazioni, da parte dei laboratori, di esperimenti su animali morti, in fase embrionale o su sostanze e tessuti di derivazione animale. 

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- Lega Antivivisezione