Scienze e Tecnologie » Tecnologie informatiche » Ict

Multitasking: chi ha paura della tecnologia?

Con l'espandersi della società dell'informazione e l'ausilio dei dispositivi digitali il cervello si abitua a svolgere più compiti simultaneamente. Ma svolgere molteplici attività in contemporanea fa bene o può provocare problemi cognitivi?

» Ict Mattia Gangi - 08/01/2009

Superata l'era dell'esclusivismo tecnologico, durante la quale i tecnocrati discutevano di concetti allora incomprensibili, i risultati della ricerca oggi si concretizzano in un moltiplicarsi frenetico di oggetti tecnologici sempre più maneggevoli e usabili.

E' stato dimostrato come la convivenza più o meno forzata con questo tipo di tecnologia pervasiva muti non solo le nostre abitudini e i nostri comportamenti nell'approccio con il mondo esterno. ma anche il nostro modo di vedere ed organizzare il lavoro mentale all'interno dei processi cognitivi presenti nel cervello. 
 
L'onnipresenza degli artefatti tecnologici, infatti, e la continua stimolazione dei nostri organi percettori creerebbe una modalità di scomposizione del lavoro mentale detta "multitasking"; il termine derivato dall'informatica e ormai entrato nel linguaggio comune, indica un "cambio di contesto" (contest switch), ovvero il passaggio da un processo A ad un processo B e viceversa.

In concreto parallelamente alle possibilità del computer di aprire varie finestre ed elaborare in contemporanea più informazioni, anche il nostro cervello è capace di elaborare più compiti simultaneamente. Questa tematica, oggi centrale nella pubblicistica di genere ed all'interno del dibattito accademico, viene polarizzata oggigiorno intorno a due modi di concepire le reali conseguenze di un lavoro strutturato in tal modo.

Secondo alcuni studi, tra i quali anche una ricerca della British Columbia, il multitasking renderebbe la formazione cerebrale più flessibile e capace di suddividere la attenzione in molteplici attività di elaborazione delle memorie a breve termine. Di diverso parere, invece, una grossa fetta di scienziati e, non ultimo, il New York Times che in un suo articolo mette in evidenza come  "Diverse ricerche indicano con evidenza i limiti del multitasking". 

Il cervello umano, sostiene un neurologo interpellato dal quotidiano americano, è una potente fonte di elettricità cognitiva grazie alle reti neurali e alle connessioni sinaptiche  ma "uno dei suoi limiti più evidenti è l'incapacità di concentrarsi su due cose contemporaneamente". Utilizzare le molteplici capacità di integrazione cerebrale della informazione, insomma, è utile per la duttilità delle nostre capacità cognitive ma va a discapito della concentrazione attenzionale e percettiva.

Attenzione, percezione e memoria non sono le sole ad essere in pericolo; il tanto temuto tecnostress, patologia moderna provocata dall'abuso di fruizione tecnologica, è sempre in agguato. Come sostiene Enzo Di Frenna nel suo articolo "TecnoStress. Il multitasking cresce e genera malessere": quando le informazioni sono troppe "la mente va in 'information overload' provocando alcuni effetti come mal di testa, calo della concentrazione, irritabilità, disturbi del sonno. Se si lavora abitualmente in multitasking, non si può escludere l'effetto collaterale del tecnostress e, alla lunga, problemi alla salute".


LINK
- Articolo del New York Times sui pericoli del multitasking
- Articolo del Washington Post
- "TecnoStress/ Il multitasking cresce e genera malessere" di Enzo Di Frenna