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Collant: 50 anni di seduzione per donne in gamba

Giuseppina Bonaparte le collezionava. Toulouse-Lautrec le dipingeva. Poi, per anni, sono scomparse lasciando le donne a gambe nude. Ma dopo anni di oblio, calze e collant tornano ad essere regine delle passerelle.

» Donne Vanessa Bozzi - 15/05/2009

Dopo anni di gambe nude e sandali anche in pieno inverno [1], nel 2009 calze e collant festeggiano le nozze di diamante con la moda tornando alla ribalta sulle passerelle.

Moderne o retrò, sportive o eleganti, da cambiare a seconda dell'umore o della mise, ma con una spesa più contenuta, il ritorno in auge di 'leggins' (i pantacollant ripresi dagli anni '80), parigine (alte appena sopra il ginocchio), calzettoni e affini è stato sottolineato dai grandi marchi di pret-à-porter che, nella passata stagione autunno-inverno, hanno dato libero sfogo alla loro fantasia.
 
Ne sono state un fortunato esempio la collezione D&G - rivisitazione in chiave fashion del tartan scozzese per abiti, gonne e ovviamente collant - e quella animalier di Just Cavalli, arricchita da calze in nylon a stampa maculata nei caldi colori della savana, o in più spiritose tinte fluo. A Rodarte che ha puntato su calze a rete in lana strappata, ha fatto da contrappeso Chanel, con calze bicolore con il classico logo delle due 'C' ricamato. 

Più sportive le soluzioni di Vivienne Westwood e Miss Sixty, colorate e coprenti o quelle di Betsey Johnson e Byblos a metà tra autoreggenti e parigine, versione chic dei calzettoni da tennis, da indossare sotto cortissimi shorts o abbinate persino ad abiti eleganti.

Ne è passato di tempo da quando la calze erano relegate al solo ruolo di "custodi" delle gambe, quando mostrare in pubblico le proprie estremità era considerato segno di impudenza. Bastò forse questo, il fatto che coprissero parti del corpo considerate "intime" come caviglie e polpacci, a trasformare la calza in un’arma di seduzione, solleticando fantasie e desideri.

Giuseppina Bonaparte, moglie di Napoleone, si dice ne possedesse 148 paia bianche, 18 azzurre e 12 rosse. Il pittore Henry de Toulouse-Lautrec immortalò in un celebre quadro le gambe tornite e ricoperte con calze nere della ballerina del Moulin Rouge, Jane Avril. Gabriele D’Annunzio  coniò il termine gridellino (che indicava un colore tra nero e viola) per descrivere la nuance delle calze indossate dalla protagonista del suo romanzo "L’Innocente".

Un tempo solo di seta, delicatissime e con la classica riga nera posteriore  la calze iniziarono a furoreggiare grazie all’avvento del nylon a cavallo tra gli anni trenta e Quaranta del Novecento. La Seconda Guerra Mondiale guerra  fece impennare i prezzi e diminuire le scorte: le nostre nonne e mamme ne possedevano un solo paio, che rammendavano con cura certosina quando si smagliavano e che lavavano le sera per indossarle il giorno dopo. 

Poi la guerra finì, l’economia riprese e Mary Quant, con  un colpo di forbice rivoluzionò un'epoca. Era nata la minigonna e questo impose anche una reinvenzione del look femminile. Gambe non più nascoste e nemmeno coperte, ma vestite con colori vivaci.

Da allora la calze, colorate o sobrie, leggere o coprenti, collant o autoreggenti, parigine o persino in latex per serate di passione, sono una vera divisa delle femminilità. Un segno distintivo di eleganza e seduzione, che già Diana Vreeland, leggendario caporedattore di Vogue, scomparso nel 1989 ad oltre 80 anni, definì "il vestito più sensuale per una donna". Come darle torto?


NOTE
[1]
 Moda lanciata da Miuccia Prada e dalle direttrici di Vogue America e Vogue Gran Bretagna.