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Bambini soldato: un fucile al posto della bambola

I nel mondo sono 250 mila, come testimonia il Rapporto 2008 della Coalizione Internazionale "Stop using Child Soldiers"

» Africa Valentina Dello Russo - 30/06/2008
Titolo: Ex bambine soldato
Fonte: Mauro Corinti

Un esercito di 250 mila unità: sono i bambini soldato di tutto il pianeta, vittime dei governi o dei gruppi armati di opposizione. Hanno in media 16 anni, ma in tanti non arrivano che a 10.
PER L’ONU E’ CRIMINE DI GUERRA. Questo nonostante l’approvazione di una risoluzione dell’Onu del 1998 che considera l’uso di ragazzi al di sotto i 15 anni un crimine di guerra. Un concetto arrivato soltanto a ribadire la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, siglata nel 1989 da tutti i governi del mondo. In verità all’appello mancarono allora la Somalia e gli Stati Uniti (che la sottoscrissero, ma non la ratificarono).
Eppure nel Rapporto delle Nazioni Unite del 2006 la lista degli Stati in cui questi giovani venivano ancora costretti alle armi si è rivelata tristemente lunga: Afghanistan, Burundi, Ciad, Colombia, Costa d’Avorio, Iraq, Liberia, Myanmar, Nepal, Filippine, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sri Lanka, Sudan e Uganda. Anche se sono stati compiuti progressi in alcuni Paesi, come in Liberia e in Sierra Leone, in alcune aree di crisi come Sudan (Darfur), Ciad, Afghanistan, Iraq e Sri Lanka, la situazione ha continuato a peggiorare, così come accaduto in Libano, Israele e nei Territori Occupati Palestinesi, dopo la recente ondata di violenze.
CHI SONO I BAMBINI SOLDATO. La definizione più completa del fenomeno è arrivata solo nel 1997, quando le principali organizzazioni non governative impegnate nella tutela dell’infanzia nei conflitti armati, assieme all’Unicef, si sono riunite a Città del Capo in Sudafrica ed hanno stabilito importanti Principi per la salvaguardia dei diritti dei minori nei conflitti armati noti come i “Principi di Città del Capo - Cape Town Principles”. E’ stato così ampliato il concetto di “bambino soldato”, che attualmente comprende non solo i bambini che portano o hanno portato con sé armi, ma anche “qualsiasi bambino o bambina con meno di 18 anni che sia parte di qualsiasi forza armata, regolare o irregolare, con qualsiasi funzione, comprese (ma non esclusivamente) quelle di cuochi, facchini, messaggeri, tutti quelli che accompagnano tali gruppi al di fuori delle loro famiglie; anche bambini e bambine reclutati forzatamente per motivi sessuali e/o per matrimoni forzati”.
Una svolta fondamentale per garantire a tutti la possibilità di accesso ai cosiddetti programmi DDR: disarmo, smobilitazione (demobilisation) e reintegrazione. Tuttavia, questi piani d’azione risentono della mancanza di finanziamenti per il supporto di lungo periodo. Nella Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, a causa dei ritardi nella destinazione dei fondi e ad una scarsa pianificazione dei programmi, 14 mila ex bambini soldato sono stati tagliati fuori. Prime fra tutti, le bambine.
LE BAMBINE SOLDATO. Sono infatti un esercito invisibile e silenzioso, queste piccole con la sola colpa di esser nate donne. Non solo vittime dei conflitti armati, cui prendono parte attivamente, ma anche oggetto sessuale e di violenza dei commilitoni. Le loro storie, amaramente comuni, narrano di ragazze particolarmente vulnerabili, spesso rimaste orfane di entrambi i genitori, uccisi durante i combattimenti, o che vengono rapite durante le incursioni dei gruppi di ribelli. A tutti i traumi che un conflitto può causare a chi lo ha vissuto, si aggiungono quindi il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, come l’HIV/AIDS, e la probabilità di restare incinta dopo uno stupro.
IL RAPPORTO 2008. Questo e tanto altro è documentato, nero su bianco, nelle oltre 400 pagine del Rapporto Globale sui bambini soldato 2008, redatto dalla Coalizione Internazionale “Stop using Child Soldiers”. Nella ricerca sono analizzate le leggi, le politiche e le prassi in materia di reclutamento militare in più di 190 Paesi del mondo. Maglia nera decisamente al Myanmar, lo Stato che da più tempo e su più ampia scala impiega bambini soldato. L’esercito governativo birmano arriva a cooptare anche piccoli di 11 anni. L’impiego di minori in truppe regolari è altrettanto praticato in gran parte dei Paesi africani: in Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan, Uganda e Yemen. In Medio Oriente, minori palestinesi sono stati utilizzati come scudi umani dall’esercito d’Israele. Persino l’Europa non è estranea al fenomeno: soldati britannici di meno di 18 anni sono stati inviati in Iraq fino a metà del 2005. Almeno 63 governi – compresi quelli di Gran Bretagna, appunto, e Stati Uniti – consentono ancora l’arruolamento volontario di minorenni, in tempo di pace.
ESERCITI NON GOVERNATIVI. La piaga si allarga se si calcolano anche i piccoli coinvolti in eserciti non governativi. Il Rapporto riferisce di 24, fra Paesi e territori, tra il 2004 e il 2007: Afghanistan, Bhutan, Burundi, Repubblica Centrafricana, Ciad, Colombia, Costa d’Avorio, Filippine, India, Indonesia, Iraq, Israele e Territori occupati palestinesi, Libano, Liberia, Myanmar, Nepal, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Tailandia, Uganda.
RESPONSABILITA’ PENALI. L’indagine lascia tuttavia trasparire una speranza, legata alla cooperazione internazionale. “Sono stati compiuti primi importanti passi – si legge nel Rapporto – verso il riconoscimento di una responsabilità penale individuale per coloro che hanno reclutato e utilizzato bambini durante le ostilità. Condanne per crimini di guerra per coscrizione, arruolamento e partecipazione attiva alle ostilità di bambini al di sotto dei 15 anni sono state emesse dal Tribunale Penale Internazionale (TPI) contro componenti di gruppi armati della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda. Una pietra miliare nella giustizia internazionale – prosegue la ricerca – è costituita dalla condanna, nel 2007, da parte del Tribunale Speciale per la Sierra Leone, di quattro persone accusate per crimini che includevano il reclutamento e l’utilizzo di bambini durante la guerra civile”.
Perché solo attraverso una condanna forte di tali pratiche si restituiranno le bambole a chi sa imbracciare soltanto fucili.