CNEL: sicurezza, parola d'ordine 'migliorare le condizioni di lavoro'

Occorre puntare su ricerca, diffusione delle buone pratiche e coodinamento tra enti preposti alla vigilanza.

I drammatici fatti di cronaca quotidiana, ci consegnano l'immagine di un'Italia che sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro, non solo sconta un grave deficit di applicazione delle norme esistenti, ma anche di conoscenza che riguarda soprattutto i fattori di rischio da cui derivano patologie legate all'attività lavorativa. 

E' quanto emerso dal capitolo "Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro", a cura di Giuseppe Casadio e racchiuso all'interno del Rapporto CNEL "Il lavoro che cambia". Una sezione dedicata che analizza le tematiche relative agli infortuni e alle malattie professionali che caratterizzano il mondo del lavoro italiano. 

Se l'ultimo rapporto annuale dell'Inail registra la sensibile diminuzione degli infortuni mortali denunciati nel 2007 rispetto al 2006, tuttavia, rimane una soglia apparentemente inattaccabile. I raffronti internazionali, infatti, confermano che, ormai da molti anni, l'Italia sembra incapace di abbattere significativamente la frequenza degli eventi infortunistici, in particolare, quelli più gravi e mortali. 

Per di più, si evidenziano altre situazioni particolarmente critiche: la maggiore esposizione al rischio per chi opera nelle imprese di minore dimensione; la difficile condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati; la situazione relativa alle forme contrattuali "non standard"; il numero delle morti causate da malattie professionali, per le quali, oltretutto, non si dispone di alcuno strumento specifico di conoscenza e monitoraggio di "sistema" che abbia una qualche apprezzabile efficacia.

Il principale ostacolo da rimuovere è di ordine culturale e politico: occorre riportare all'ordine del giorno delle agende delle relazioni sindacali e politiche il tema del miglioramento delle condizioni di lavoro e, conseguentemente, organizzare sistemi efficaci e aggiornati di prevenzione e di governance. Non bisogna dimenticare, infatti, che il costo economico che la collettività sostiene per fronteggiare le conseguenze di infortuni e malattie professionali risulta pari al 3,2 per cento del Prodotto Interno Lordo.

Tuttavia, alcune misure di contrasto significative sono state introdotte, tra il 2007 ed il 2008, con riferimento al lavoro nero ed illegale, ma corre l’obbligo di citare soprattutto, l'adozione del D.Lgs 9 aprile 2008 n° 81, nuovo Testo unico della normativa sulla sicurezza nel lavoro. Quest'ultimo sembra rispondere correttamente all'esigenza di condivisione, da parte di una grande pluralità di soggetti, di una visione interdisciplinare e sistemica della materia e, di conseguenza, la disponibilità ad operare in stretto coordinamento, superando tradizionali logiche burocratiche e pratiche autoreferenziali. 

Il Testo Unico, infatti, dispone la realizzazione del "coordinamento su tutto il territorio nazionale delle attività e delle politiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro", la "definizione di un assetto istituzionale fondato sull'organizzazione e sulla circolazione delle informazioni", la "razionalizzazione e il coordinamento delle strutture centrali e territoriali della vigilanza" anche "riordinando il sistema delle amministrazioni e degli enti statali aventi compiti di prevenzione, formazione e controllo in materia". Insomma, il sistema di raccolta, elaborazione e circolazione è reso più efficiente, anche se continua ad essere perfettibile.

QUALI COMPITI PER LA RICERCA. Le organizzazioni sindacali, la comunità scientifica e i soggetti istituzionali variamente competenti, devono porsi l’urgenza di alimentare una ricerca approfondita ed aggiornata, nonché globalmente intesa, sulla condizione del lavoro oggi. Si tratta di correlare fattori fisici, fattori di carattere mentale e psicologico, specificità e contesti. Basare ogni strategia di prevenzione su una visione integrata e globale della condizione lavorativa è l’approccio adottato con successo dalle più accreditate agenzie internazionali ed anche in Italia si riscontrano ormai numerose ricerche, studi di caso di grande valore ed interesse, a patto che si abbandoni l’episodicità.

DIFFUSIONE DELLE BUONE PRATICHE. Laddove, poi, il contributo della comunità scientifica ha prodotto risultati importanti, è bene che questi siano restituiti e le buone pratiche siano diffuse valorizzando l’attività propria dell'Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL) e che i sindacati sappiano assumere una più adeguata responsabilità sulle problematiche della prevenzione e della tutela, ormai da tempo immotivatamente trascurate nella pratica della contrattazione collettiva, eccezion fatta per alcuni settori (ad esempio le costruzioni).   

VIGILANZA E CONTROLLO. Se si è fatto un passo in avanti grazie al Testo Unico che sancisce l'incompatibilità tra esercizio delle funzioni ispettive e attività di consulenza alle imprese, occorre comunque potenziare e rendere più trasparenti le attività di vigilanza e controllo consolidando anche un'effettiva sinergia fra le varie istituzioni preposte, e con le sedi di coordinamento delle politiche per la salute e sicurezza sul lavoro - a livello centrale e periferico - al fine di rendere meno casuali e più mirate le stesse attività di vigilanza e controllo.

UNA PROCURA NAZIONALE PER GESTIRE IL CONTENZIOSO LEGALE. Il curatore del capitolo, giudica, infine, utile e condivisibile la proposta, avanzata in varie sedi da alcuni esponenti della Magistratura, di costituire una Procura ad hoc in tema di infortuni e malattie professionali che, in altri Paesi ha dato esiti positivi, poiché ha consentito di maturare delle competenze specifiche nell'ambito di una tematica particolarmente complessa alla quale afferiscono valori fondamentali per la convivenza civile.

DOCUMENTI
- "Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro" (a cura di Giuseppe Casadio)
Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81

LINK
CNEL "Il lavoro che cambia"
- ISPESL, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro

Silvia D'Ambrosi  (24/03/2009)