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Biathlon: Michela Ponza, "a Vancouver voglio una medaglia!"

Realizzare il sogno nel cassetto, dopo il quinto posto di Torino '06, č l'obiettivo dell'azzurra delle Fiamme Gialle. Tanti i fattori in gioco, da quello psicologico alla scelta dei materiali. Un lavoro duro che sta portando risultati.

» Olimpiadi Gianluca Colletta - 22/01/2010
Fonte: www.michelaponza.com

Unisce la precisione del tiro alla velocità dello sci di fondo. Nel biathlon bisogna riuscire a trovare un giusto mix tra le due componenti.  Lo sa bene Michela Ponza, veterana della squadra azzurra e atleta del Gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, pronta per l'avventura canadese.

Quali sono le aspettative per Vancouver?
"Spero di realizzare quel sogno nel cassetto che è lì già da un po'. Ai Giochi di Torino sono arrivata quinta nella prova ad inseguimento e ora spero di migliorare quella posizione, saltando ovviamente il quarto posto, e tornare a casa con una medaglia. Ce la metterò tutta e lotterò ogni centimetro per raggiungere questo obiettivo".

Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, nei giorni scorsi ha detto che tra gli atleti azzurri tanti possono conquistare un podio. Quanta pressione sentite intorno a voi e come possono influenzarvi queste aspettative?

"La pressione ognuno se la fa in testa da solo. Quindi bisogna trasformarla nel modo migliore. Ciascuno di noi ce la mette tutta e prova a conquistare il miglior piazzamento possibile. Alla fine è bene fare un risultato, ma non conta più di tanto, perché se hai dato il meglio puoi essere contento di ciò che hai fatto".

Michela Ponza durante una gara alle Olimpiadi di Torino nel 2006 [www.michelaponza.com]Quali difficoltà crede di incontrare a Vancouver?
"Nel biathlon, si sa, il tiro influisce molto: un giorno puoi essere 60esimo e nella gara successiva sali sul podio. Bisogna quindi essere precisi il più possibile quando ti trovi al poligono e poi è necessario sciare velocemente. Un discorso a parte riguarda il settore dei materiali. Noi siamo sempre ben messi. Il nostro skiman è molto bravo, anche se alla fine ci vuole un po' di fortuna. Poi si deve lavorare anche dal punto di vista mentale. Abbiamo uno psicologo che ci segue. Sono tanti i fattori!"

Quanto possono influire le condizioni ambientali, visto che il tracciato del biathlon si trova vicino al mare?
"Da questo punto di vista siamo preparati ad ogni tipo di temperatura e di neve. I nostri skimen riescono sempre a tirare fuori il meglio".

Per quanto riguarda il resto della squadra, cosa ci dobbiamo aspettare?
"È un gruppo abbastanza giovane, soprattutto quello femminile, e possiamo fare sicuramente bene. L'ultima settimana è stata molto positiva per la staffetta. Nel biathlon niente è impossibile".

Chi sono gli avversari più temibili?
"Ci sono le tedesche, le russe e le norvegesi. A queste vanno aggiunte le atlete di molti stati che hanno magari uno o due concorrenti forti, come le svedesi, e come ho detto prima può succedere di tutto alla partenza di una gara. Per questo ci possono essere 30-40 atleti in grado di vincere".

La componente del tiro conta molto, ma a volte per essere lucidi al poligono si rischia di sciare piano ed essere lenti. Quali sono i segreti per fare bene?
"Ogni atleta ha la sua tattica, che poi varia di gara in gara. Anche all'interno di una singola competizione può essere cambiata in base alla forma fisica e alle condizioni nelle quali ci si trova. Sicuramente il nostro è uno sport in cui il lato psicologico ha un'influenza molto grande. Per questo sto lavorando anche da un punto di vista mentale per trovarmi preparata in ogni situazione. E direi che funziona!"

Hai appena ottenuto un sesto posto nella gara individuale di Anterselva. Cosa ti aspetti ora?
"I risultati sono sicuramente un'iniezione di energia e voglio continuare a fare bene. Se da adesso in poi non dovessero arrivare, non importa. Prendo le prossime gare come un allenamento in vista dell'Olimpiade, che è l'appuntamento più importante".

Una squadra giovane, alla quale forse manca un po’ di esperienza. Quanto è stata importante per te Torino 2006 da questo punto di vista?
"Sicuramente aver già fatto un'Olimpiade ti dà più serenità, anche se è sempre una gara speciale dove nell'aria un po’ di pressione si sente sempre. Dopo che l'hai fatta una volta, però, hai un pizzico di esperienza in più che ti permette di affrontare le cose con un minimo di tranquillità".