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Ciclismo: magistratura indaga su bici motorizzate

Il pm Guariniello ha aperto un?inchiesta per frode sportiva dopo la trasmissione Tgiro del 27 maggio in cui il commentatore Rai Cassani spiegava il funzionamento del mezzo. ?Qualcuno l?ha gią utilizzata? dice. E gli occhi si puntano su Cancellara.

» Ciclismo Gianluca Colletta - 15/06/2010
Fonte: Immagine dal web

Dopo il doping dei farmaci ecco quello meccanico. Al centro delle polemiche ancora una volta il ciclismo oggetto di una nuova inchiesta del pm torinese Raffaele Guariniello che ha aperto un fascicolo per frode sportiva. Ancora nessun ciclista è iscritto nel registro degli indagati, mentre le indagini vengono condotte con il massimo riserbo.

Tutto è partito da un video pubblicato su Youtube, che circola da giorni ed è stato visitato oltre 2,3 milioni di volte. Abbastanza per far scatenare un putiferio con patron e ciclisti che si accusano a vicenda guardandosi con sospetto. Nelle immagini trasmesse inizialmente dalla Rai il 27 maggio scorso, durante l'ultimo Giro d'Italia, si vede il commentatore, ed ex ciclista, Davide Cassani che spiega come funzionerebbe questo meccanismo.

Basta spingere un piccolo tasto, nascosto sul manubrio dietro le manopole del cambio, e la bicicletta inizia a pedalare da sola. Sempre più velocemente questo mezzo può arrivare fino a 60 chilometri orari. La tecnologia adottata risale al 2007 quando l'azienda di ingegneria meccanica Gruber ha trovato il modo di collocare un motorino elettrico all'interno del telaio del mezzo. Invisibile da fuori, questo meccanismo consentirebbe un rendimento del 20% superiore rispetto alle reali capacità dei ciclisti.

"C'è una batteria - dice Cassani - nascosta nel tubo vicino alle pedivelle. Anche se ho 50 anni con una bicicletta come questa potrei vincere alcune tappe del Giro. Basta spingere questo bottone, la bicicletta apparentemente è uguale a quella tradizionale, ma, vedete, va da sola". Se così fosse tutti i valori legati alla lealtà delle competizioni, che sono alla base dello sport, diventerebbero carta straccia. e c'è di peggio. Alla domanda del conduttore della trasmissione Tgiro, Alessandro Fabretti, che chiede se qualcuno l'abbia già utilizzata, l'ex corridore risponde: "Chi ce l'ha data ci ha detto di sì".

E nel gruppo scoppia la bagarre. Mentre il patron della squadra "Amore e Vita-Conad", Ivano Fanini, chiede alle autorità competenti di indagare il più velocemente possibile, preoccupato da possibili risultati falsati al prossimo Tour de France, i corridori si scagliano contro il campione svizzero e iridato nelle prove contro il tempo, Fabian Cancellara, recente vincitore del Giro delle Fiandre e della Parigi Roubaix.

A destare sospetti, in particolare, il nuovo record stabilito nel tratto finale del muro del Granmont. Il precedente primato, per superare una delle più famose e decisive asperità del Fiandre, era di 23 secondi, ma lo svizzero impiega 19 secondi (ben 4'' in meno, un'eternità su un tratto così breve), contro i 24 del belga Tom Boonen. È in particolare quest’ultimo però a puntare il dito contro l'avversario. "Andavo a 50 all'ora dietro a Cancellara - dice - ma non riuscivo ad avvicinarmi. Era qualcosa di incredibile". Accuse però che vengono respinte al mittente. "Le mie vittorie - dice lo svizzero - sono il frutto di duro lavoro. Non ho mai avuto delle batterie nella mia bicicletta".

Ora la parola spetta alla magistratura e ci si chiede se la minaccia di questa frode sarà sventata in occasione dei prossimi importanti appuntamenti. Sembra invece alquanto impossibile, in caso contrario, aspettarsi una verifica di ogni singolo mezzo da parte degli organizzatori delle corse, soprattutto al Tour de France. Non ci sarebbe il tempo materiale ed eventuali scorrettezze, come magari cambiare una bicicletta normale con una motorizzata, magari fingendo un guaio meccanico, potrebbero essere fatte nei momenti salienti.

Una volta si diceva che i corridori andavano come motociclette. Oggi ci si chiede se non utilizzino vere e proprie moto camuffate, magari al posto del doping tradizionale per paura di eventuali controlli, per fare meno fatica. Di fatto, uno sport bello e appassionante come il ciclismo proprio non riesce a trovare pace.