Scienze e Tecnologie » Scienze » Cronaca Scienze

Intelligenza emotiva: i 3 consigli per riconoscere le emozioni e gestirle al meglio sul lavoro

Empatia, decisione, calma, consapevolezza sono solo alcune delle soft skills fondamentali nel mondo del lavoro. Nel suo nuovo libro l’esperta Colleen Stanley, suggerisce alcune pratiche che tutti possono mettere in pratica da subito, ecco quali...

» Cronaca Scienze Maddalena Riva Scott - 01/09/2017
Fonte: Immagine dal web

Viene definita come “la capacità di riconoscere le proprie emozioni, di identificarle in un determinato momento, la ragione per cui si provano e l’evento che le scatena”. Si chiama “intelligenza emotiva” una sorta di monitoraggio dei propri sentimenti e quelli altrui al fine di raggiungere degli obiettivi ed ottenere i migliori risultati, ed è stata trattata la prima volta nel 1990 dai professori Peter Salovey e John D. Mayer nel loro articolo ‘Emotional Intelligence’. Ma fu Daniel Goleman, cinque anni più tardi, nel 1995, ad enucleare le cinque caratteristiche fondamentali dell'intelligenza emotiva che ogni uomo codifica interiormente:

1. Consapevolezza di sé, la capacità di produrre risultati riconoscendo le proprie emozioni;

2. Dominio di sé, la capacità di utilizzare i propri sentimenti per un fine;

3. Motivazione, la capacità di scoprire il vero e profondo motivo che spinge all'azione;

4. Empatia, la capacità di sentire gli altri entrando in un flusso di contatto;

5. Abilità sociale, la capacità di stare insieme agli altri cercando di capire i movimenti che accadono tra le persone.

Oggi, però, è Colleen Stanley, considerata fra i maggiori esperti e i top influencer mondiali in materia di vendite e marketing ha dedicare all'applicazione dei principi dell'intelligenza emotiva in ambito lavorativo il suo nuovo ‘Vendere di più con l'intelligenza emotiva’ (Roi Edizioni). Secondo l’autrice, infatti, l’intelligenza emotiva si può migliorare e sviluppare attraverso la focalizzazione e l’impegno e i benefici che ne derivano non influenzano solo il modo di vendere, ma più in generale le prestazioni di ogni lavoratore, indipendentemente dal settore. Empatia, decisione, calma, consapevolezza sono solo alcune delle soft skills fondamentali nel mondo del lavoro.

Ecco 3 consigli che tutti possono mettere in pratica immediatamente:

PROGRAMMARE DELLE PAUSE DI RIFLESSIONE. L’autocoscienza è la competenza fondamentale per l’acquisizione e il miglioramento di altre competenze di intelligenza emotiva. Solo con la consapevolezza dei propri punti deboli e degli elementi che li scatenano, si può intervenire per prevenirli o contrastarli. Per migliorare l’autocoscienza, è sufficiente imparare a ricavarsi ogni giorno delle pause di riflessione lontano da distrazioni. Solo in questi momenti ci si può chiedere il perché di una reazione, se un comportamento diverso avrebbe avuto un risultato migliore o se le nostre mosse sono state adeguate.

CREARE DELLE ZONE “TECHNOLOGY-FREE”. Quante volte controllate l’email compulsivamente anche mentre guardate la televisione? A quanti messaggi di lavoro rispondete ogni weekend? Ormai a causa della tecnologia siamo sempre connessi, non solo con il resto del mondo, anche con il nostro lavoro. In questo modo però non ci rilassiamo mai. “Diversamente da quanto si crede, il cervello non è portato per il multitasking. I lobi frontali hanno bisogno di focalizzazione per favorire lo sviluppo di una nuova abitudine. E l’unica abitudine che hanno molti di loro è controllare costantemente i dispositivi elettronici”.

IDENTIFICARE LE EMOZIONI SPECIFICHE. Nell’analizzare la differenza fra quello che avete fatto e quello che avreste voluto fare, è importante identificare le emozioni specifiche che sono entrate in gioco. Per esempio è diverso non voler parlare con i vertici di un’azienda per nervosismo, piuttosto che per paura. Il nervosismo può semplicemente dipendere dall’eccitazione per l’opportunità, la paura provoca mancanza di fiducia in sé stessi. Un consiglio per risolvere il problema dell’intimidazione e della paura è prendere coscienza della propria autoreferenzialità ed esercitare la dote dell’empatia: mettersi nei panni del proprio interlocutore.