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Legno, compost e il sospetto di contaminazioni: ma quanto è davvero green la biomassa?

Da uno studio Ivalsa-Cnr emerge che il 16% dei materiali a base di legno è contaminato da cadmio, cloro, cromo, rame, mercurio e piombo oltre i livelli di soglia. Nasce da qui un nuovo metodo per controllare la tracciabilità e migliorarne la qualità

Fonte: Istituto Ivalsa-CNR

Secondo la formulazione prevista dalla Direttiva Europea 2009/28/CE, per biomassa si intende "la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l'acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani".Quindi, nella legislazione vigente e nell'opinione comune alla parola biomassa si associa comunque qualcosa di ecologico. Secondo l'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche (Ivalsa-Cnr), però, non è detto che sia sempre così e, alla luce di un recente studio, si domanda, ad esempio, quale sia l'origine di questo prodotto.

Così, proprio per rispondere a queste e ad altre domande è nato 'BiQueen-Biomasse di qualità', uno studio tematico condotto, appunto, dall'Istituto Ivalsa di San Michele all'Adige, in collaborazione con l'Università di Trento, l'Istituto dei materiali per l'elettronica e il magnetismo del Cnr, la Fondazione Bruno Kessler, il Distretto tecnologico trentino (Habitech) e l'Università di Poznan. Nello specifico la ricerca si è tradotta in un monitoraggio della biomassa dei prodotti a base di legno e delle ceneri derivanti dalle combustioni sperimentali eseguito tramite spettroscopia nel medio infrarosso (Ft-Ir) e tramite fluorescenza a raggi X (Ed-Xfr). "Le analisi  hanno verificato l'assenza di elementi chimici pericolosi - spiega Marco Fellin, ricercatore dell'Ivalsa-Cnr - tuttavia circa il 16 per cento dei materiali prodotti a base di legno non è conforme a essere utilizzato come 'legno ecologico', secondo la direttiva CE 894 del 2009, perché contaminato da cadmio, cloro, cromo, rame, mercurio e piombo oltre i livelli di soglia".


[Fonte: Ivalsa-CNR]

Uno dei risultati più significativi della ricerca, che è durata due anni ed è stata appena pubblicata sulla rivista 'Wood Science and Technology', è l'utilizzo della spettroscopia a infrarosso (Nir) per definire la tracciabilità delle biomasse. "Abbiamo perfezionato un metodo - continua Anja Sandak, ricercatrice Ivalsa-Cnr e coautrice dello studio - per verificare l'origine della materia utilizzata, grazie a procedure e modellizzazioni software basate su una banca dati di spettri prodotti da un ampio campionamento". "La classificazione del legno tramite spettroscopia Nir - aggiunge - permette di controllare i flussi di biomassa boschiva senza ricorrere alla costosa chimica tradizionale, è rapida e non distruttiva. E soprattutto si tratta di un metodo applicabile su mercato a larga scala".


[Fonte: Ivalsa-CNR]

"Attualmente la produzione di energia basata sulle biomasse - conclude Fellin - considera la materia prima  prevalentemente in termini di contenuto energetico, ovvero di potere calorifico, di efficienza, di disponibilità, di movimentazione e di costo, mentre vengono esaminati in maniera solo sommaria gli aspetti legati all'origine e alla presenza di sostanze terze, ovvero di inquinanti solidi e composti volatili. Ma nella produzione di energia tramite combustione, quella impiegata per la trasformazione delle biomasse, questi aspetti risultano particolarmente critici".

MATERIALI
- Direttiva Europea 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell’energia da fonti rinnovabili
- Direttiva CE 894 del 2009, criteri ecologici per l’assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica ai mobili in legno