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Cani Molossi: «Vi racconto la storia del mio Jago, Dogo da combattimento riabilitato alla vita!»

A margine dei recenti fatti di cronaca, NanniMagazine.it ha raccolto la testimonianza di una donna che vive con il suo pitbull incrociato con un dogo argentino salvato dai combattimenti clandestini che ci dice: «Ecco come siamo diventati una sola anima»

» Animali Francesca Nanni - 09/07/2017
Fonte: Immagine dal web

di FRANCESCA NANNI - Quando Ada incontrò Jago per la prima volta non fu come se lo era immaginato. Trovare la sua fotografia su un Social Network fu un caso, decidere che sarebbe stato suo per sempre una scelta immediata e consapevole, completamente rapita da quel faccione molossoide che faceva capolino da sotto una coperta. Ma il giorno in cui i loro occhi si incontrarono per la prima volta la situazione apparve improvvisamente e drammaticamente diversa, e anche se Ada era determinata, il suo cuore di si frantumò in mille pezzi.

Jago, un pitbull incrociato con un dogo argentino, era arrivato al rifugio qualche settimana prima salvato dal circuito dei combattimenti clandestini: era provatissimo a livello fisico perché ridotto più che pelle e ossa, con croste di sangue e cicatrici ovunque ed ematomi su tutto il corpo. Altrettanto provato a livello psicologico, completamente chiuso in sé stesso, totalmente diffidente e anaffettivo tanto che i volontari che se ne prendevano cura lo chiamavano “occhi di ghiaccio”.

Dalla tipologia di violenze e di segni lasciati dai maltrattamenti, il veterinario aveva dedotto che, probabilmente, Jago veniva usato come “Sparring Partner”, un termine del pugilato che significa ‘compagno di pugni’: di fatto Jago era il sacco da pungiball sul quale si scaraventavano contro altri cani aggressivi durante i loro allenamenti al combattimento. Il cuore di Ada era stretto stretto, ma ormai aveva deciso, Jago sarebbe andato a casa con lei. I controlli, le valutazioni, così come i colloqui conoscitivi per l’adozione da parte del rifugio furono infiniti primo perché Jago andava seguito, secondo perché era necessario verificare se Ada fosse o meno “una brava persona” e che non lo avrebbe ricondotto alla violenza.

Poi l’ok al primo incontro. Era un giovedì al quale seguirono moltissimi altri giovedì per mesi e mesi. La felicità di Ada, il distacco di Jago verso il genere umano che ormai lo aveva deluso e violentato. Le parole amorevoli di lei perse nel silenzio di un handicap: Jago infatti era sordo ma poco importava, i loro occhi comunicavano oltre il suono sotto la guida dei volontari. Ci sono voluti quasi 10 mesi, tanto amore, dedizione, calma e pazienza, ma settimana dopo settimana Jago imparò ad abituarsi alla presenza di Ada, ad avvicinarsi a lei con meno sospetto, piano piano a starle vicino, il “cane dagli occhi di ghiaccio” aveva acceso il suo calore emotivo, fino al momento della prima carezza, piena, delicata, che ha sancito l’inizio di una nuova vita insieme.

Da quel periodo sono passati oggi 4 anni. Jago, il cane anaffettivo di allora ha lasciato il posto ad un amico a quattro zampe felice dalla vita serena e al posto del suo sguardo gelido ci sono ora due occhi pieni di serenità e gioia. In certi momenti sembra persino sorridere. Vive in campagna insieme ad altri due cani dai quali, a causa della sua sordità, si lascia guidare…Anche nelle marachelle ed ora ama follemente tutti.

La storia di Ada e Jago si conclude qui, con un lieto fine che non tutti i cani possono permettersi, soprattutto in questo periodo dell’anno. Una testimonianza che ho voluto pubblicare oggi per far comprendere alla maggior parte delle persone che addita questi cani come aggressivi e violenti, che non esistono cani cattivi ma cattivi padroni, spesso ignoranti poiché privi di educazione e conoscenze anche basilari per gestire il proprio animale ed interagire con lui. Ma in generale anche per far comprendere agli “operatori dell’informazione” che spesso usare questi cani (le razze del pitbull e del dogo argentino in particolare) come “oggetto” per articoli “acchiappa-click” equivale a maltrattarli e a violentarli un’altra volta e a gettare fango su una categoria all'interno della quale sono in molti a cercare di fare informazione, ogni giorno, nel migliore dei modi.