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INTERVISTA - Incendi, degrado ambientale, 20 cani da salvare: il caso shock dell'ex Area Stacchini di Tivoli

Dopo l'incendio del 3 giugno preoccupa lo stato del polverificio abbandonato da anni così come i cani e i gatti che vivono all'interno. Le Associazioni pronte ad operare ma il Comune è silente. E intanto alle sue casse i canili costano 330mila euro l'anno

» Animali Francesca Nanni - 06/06/2017

di FRANCESCA NANNI - 09 aprile 2015, 12 dicembre 2016, 03 giugno 2017: tre incendi in tre anni. Tutti per lo stesso motivo: incuria, degrado e inquinamento ambientale da discarica abusiva anche di rifiuti speciali tra cui materiali plastici e amianto. Sessanta ettari di vergogna a cielo aperto in cui vivono più di 20 anime a quattro zampe tra cani e gatti: da anni attendono rassegnati, malati e malnutriti che la ragione e l’azione abbiano la meglio sull’indifferenza, soprattutto istituzionale. L’area dell’ex Anonima Polverifici Giovanni Stacchini a Tivoli Terme, è così: una terra di frontiera in cui nessuno vuole entrare, una “rogna” che è meglio rimpallare anche quando è ormai diventata un’emergenza igienico-sanitaria e di sicurezza per l’intera collettività.

Fabbrica industriale di armi ed esplosivi nel 1941, dismessa da anni, rimpallata di proprietà in proprietà attraverso numerose gare d’appalto, oggi in possesso congiunto, sembra, di CEVA, ASA e Euroiset, l’ex polverificio è stato da sempre abbandonato e per questo divenuto nel tempo un campo nomadi sgomberato nel 2015. Ma già da anni era presente un numero impressionante di cani e gatti. Dopo numerosi tentativi di bonifica, la prospettiva poi fallita del “cane di quartiere”[1] con l’aiuto di Associazioni ed esperti e campagne di adozione mai avviate, a tutt’oggi si è fermi ad un nulla di fatto generalizzato aggravato da un ostruzionismo difficile da comprendere da parte di chi dovrebbe garantire il benessere degli animali ed il risparmio di denaro pubblico. Attualmente, infatti, moltissimi cani randagi a Tivoli e dintorni sono collocati in canili e strutture che costano alle casse comunali 330mila euro l’anno.

«L’inerzia del Comune e dei proprietari dei terreni di Stacchini è stata causa non solo di una riproduzione senza controllo degli animali, ma anche della presunta morte dei sei cuccioli e  di tanti altri cani invisibili perché nessuno li ha mai censiti in quanto selvatici». A parlare è Laura Clementoni, Responsabile Settore Randagismo Associazione ALFA (Associazione Love For Animals) [2], arrivata a Stacchini nel 2015 in concomitanza dello sgombero del campo nomadi. Dopo l'ennesimo silenzio comunale, il 25 Maggio scorso l'Asociazione ha diffidato il Comune di Tivoli nella speranza che l'Amministrazione si muova nella risoluzione di questa situazione. Per cercare di capire meglio questa vergognosa situazione ho raggiunto telefonicamente la Clementoni per una lunga intervista, ecco cosa mi ha raccontato:

Laura, dall’invio della vostra diffida il 25 Maggio che risposte avete ottenuto dal Comune di Tivoli?
«A tutt’oggi non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione ma oltre a questa indifferenza, la cosa che più di tutte ci lascia perplessi è che non si comprende il motivo per cui l’Amministrazione abbia inizialmente avviato nei mesi scorsi una campagna parziale di catture degli animali presenti in quelle zone e solo successivamente (dopo la segnalazione della presenza di otto nuovi cuccioli l’8 maggio scorso e la certifica della Asl veterinaria sull’urgenza di azione, ndr)  abbia delegato questa responsabilità a terzi, dichiarando che i cani dei terreni di Stacchini sono di ‘proprietà’ perché vivono in un terreno privato. Capisci bene che una cosa del genere non ha senso.»

Il Comune rimpalla il problema ai proprietari dei terreni, qual è allora la loro posizione in merito?
«I proprietari Ceva, ASA e società di Stacchini, non possono non essere a conoscenza della presenza dei branchi di cani vaganti nei loro terreni senza provvedere in alcun modo. Come abbiamo scritto nella diffida al Comune la semplice presenza di cani vaganti su terreni privati non recintati, non può essere garanzia che siano animali padronali, ma in ogni caso il Comune avrebbe dovuto rappresentare alle società coinvolte le loro responsabilità ben prima di quanto accaduto, senza maturare questo ritardo imperdonabile. Da parte loro i proprietari non hanno mai avanzato alcun diritto su questi animali tanto meno se ne sono presi cura.»

Dallo sgombero del campo nomadi del 2015 ad oggi chi si è occupato dei cani e dei gatti di Stacchini?
«Il mantenimento dei branchi di cani e dei cuccioli in questi tre anni è stato curato quotidianamente dalla delegata all’Ambiente e alla Tutela e Benessere degli Animali del Comune di Tivoli, Roberta Piacentini, insieme alla Signora Daniela attraverso le raccolte cibo offerto dalle associazioni e dai cittadini tiburtini organizzati con una serie di punti raccolta. Questo impegno ha permesso di poter sfamare quotidianamente i cani e i gatti dell’intera area.»

I canili comunali costano all’Amministrazione di Tivoli 330mila euro l’anno, è corretto?
«Sì è vero. Tivoli e zone limitrofe sono molto popolose di cani, molti dei quali sistemati in strutture convenzionate. Il Comune, però, non ha mai avviato una campagna di adozione. Inoltre per alcuni interlocutori istituzionali questo impegno economico significa ‘essere presenti’ e risolvere il problema’ ma non è così. Tutt’altro.»

Perché non si attivano collaborazioni con le Associazioni? Ci sarebbero meno costi e più adozioni:
«Il problema è proprio questo. Come previsto dalla legislazione vigente i Comuni devono assicurare la presenza dei volontari nei canili e nei gattili, sia perché è indispensabile per l’adozione degli animali, sia per assicurare alla collettività un risparmio. Un cane in canile, infatti, costa ai Comuni circa mille euro l’anno. La collaborazione con le Associazioni è aiuterebbe a garantire la gestione degli animali, il loro benessere ed il risparmio di denaro pubblico.» 

E a Tivoli funziona così?
«No! Nonostante sia a conoscenza della situazione, il Comune non si sta impegnando a trovare strutture che garantiscano l'ingresso delle Associazioni per fare un censimento ed una campagna di adozioni. Le uniche fatte fino a questo momento son state possibili grazie al duro impegno dei volontari che mai, anche quando sono sorte difficoltà con i gestori dei canili, hanno ricevuto un sostegno dell'amministrazione.»

Cosa chiede l’Associazione ALFAal Comune di Tivoli?
«Che si muovano presto perché dopo il nuovo incendio di sabato scorso (il 3 giugno, ndr) non c’è davvero più tempo da perdere. Chiediamo che l’Amministrazione si assuma le proprie responsabilità, cessando immediatamente il comportamento omissivo che è gravissimo e in totale violazione delle norme a favore dei diritti degli animali. Speriamo che il Sindaco Proietti voglia intervenire per ripristinare un po’ d’ordine. Se non interverrà immediatamente portando in salvo questi cuccioli ALFA, non esiterà ad adire alle vie legali.»

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PER CHI VUOLE AIUTARE ATTRAVERSO UNA DONAZIONE ALL'ASSOCIAZIONE 'ALFA' TRACCIABILE E DEDUCIBILE 
IBAN: IT68A03 359 016 001 000 000 647 08
CAUSALE: "Cani di Stacchini"
DA SITO WEB: Associazione 'ALFA' Donazioni

MATERIALI 
- Diffida Associazione Alfa verso Comune di Tivoli

LINK
- ALFA (Associazione Love For Animals) 
- ALFA (Associazione Love For Animals) Facebook

NOTE
[1] Per "cane di quartiere" si definisce la particolare condizione di un cane randagio, adottato da parte degli abitanti di una determinata zona (o di un quartiere) che si assumono formalmente l'impegno delle sue cure, veterinarie, sanitarie ed alimentari, pur lasciando integra la sua libertà. 
[2] Associazione Love for Animals, è un'associazione di volontariato e quindi "ONLUS" di diritto. Pertanto tutte le donazioni effettuate tramite bonifico, carta di credito, assegno ecc., sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi, ai sensi della normativa vigente.