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Malattia del pene curvo: la Collagenasi come cura alternativa alla chirurgia. Ecco cos'è e come funziona

Erroneamente considerato poco frequente e sotto-trattato, questo disturbo può essere curato con una nuova terapia, innovativa e non invasiva, i cui risultati in Italia sono stati presentati al Congresso Nazionale di Andrologia. Qui i dettagli

» Ricerca in Medicina Francesca Nanni - 25/09/2017

È la malattia innominabile che nessun uomo vorrebbe mai avere o della quale vorrebbe mai parlare. Si preferisce chiamarla in francese o latino, perché il suo nome comune è ancora vittima di uno spiccato tabù sociale prima ancora che medico. Ma sta di fatto che la ‘malattia di La Peyronie’ (o Induratio Penis Plastica), meglio conosciuta come ‘malattia del pene curvo’, è una patologia fortemente sotto-diagnosticata e sotto-trattata che in Italia colpisce oggi il 7 per cento degli uomini tra i 50 ed i 70 anni, anche se può insorgere a tutte le età.

COS'È LA MALATTIA DI LA PEYRONIE E LA NUOVA TERAPIA. Si tratta di un problema dell’apparato genitale maschile non da poco, che determina la curvatura del pene a causa dalla comparsa sulla sua asta di un placca (o tessuto cicatriziale) che riduce gradualmente l’elasticità dell'organo, provocando dolore, problemi durante l’erezione ed un conseguente peggioramento della qualità di vita, soprattutto sessuale, di chi ne soffre. Nonostante le molte ipotesi però, a tutt'oggi non si conoscono le cause all’origine di questa patologia. Ma se fino a poco tempo fa, questo disturbo poteva essere trattato solo attraverso l'intervento chirurgico anche piuttosto invasivo, dallo scorso novembre 2016 anche in Italia è disponibile la nuova terapia con collagenasi di ‘Clostridium histolyticum’. Una pratica clinica oggetto di un lungo monitoraggio da parte del Congresso Nazionale di Andrologia che, proprio qualche settimana, fa ha diffuso i primi dati assolutamente in linea con i risultati della sperimentazione.

I RISULTATI DEI TRIAL CLINICI A SEI MESI DALL'ADOZIONE DELLA CURA IN ITALIA. «Fino ad oggi, la malattia di La Peyronie è stata curata con palliativi, oltre all’opzione chirurgica piuttosto invasiva e, spesso, insoddisfacente, per stabilizzare la condizione clinica del paziente, quindi ad evitarne il progressivo peggioramento», ha sottolineato il dottor Nicola Mondaini, Consigliere Nazionale Società Italiana di Andrologia e Dirigente Medico Ospedale San Giovanni Di Dio Firenze. «Le prime evidenze di 'real life' sull'utilizzo della nuova terapia come presentato lo scorso maggio al 41° Congresso annuale - prosegue lo specialista -, confermano i risultati ottenuti nei trial clinici: a sei mesi dall’arrivo del farmaco sono stati trattati oltre 50 pazienti in tutta Italia. Nella casistica che ho presentato, riferita a 30 pazienti trattati personalmente, si è verificato un miglioramento da 10 fino a 40-50 gradi della curvatura del pene, confermando i dati provenienti dalla sperimentazione.»

MA CHE COS’È LA COLLAGENASI DI CLOSTRIDIUM HISTOLYTICUM? Si tratta nello specifico di un enzima che, tramite un ciclo di due iniezioni locali, direttamente nel tessuto fibroso, eseguite in ospedale dallo specialista e distanziate 24/72 ore l’una dall’altra (per un massimo di quattro cicli), permette di “sciogliere” la placca di collagene, permettendo di modellare efficacemente e correggere la curvatura del pene. Procedura quest’ultima che deve essere effettuata dal medico durante ogni ciclo di terapia e poi ripetuta dallo stesso paziente per le sei settimane successive.

L'IMPORTANZA DELL'AUTOPALPAZIONE E DELLA PREVENZIONE. «La notizia è che grazie a questa nuova terapia con collagenasi gli urologi possono ora disporre di un trattamento dedicato» sottolinea Vincenzo Mirone, Segretario Generale della SIU, Società Italiana di Urologia, specificando poi che la questa cura porterà alla quasi completa eliminazione del bisturi.» Gli fa eco il professor Alessandro Palmieri, Presidente della Società Italiana di Andrologia: «L’azione anti-fibrotica della collagenasi è una soluzione che blocca il peggioramento della malattia, garantendo, in oltre il 40 per cento dei casi, un netto miglioramento. Come per tutte le patologie la cui origine è quasi sconosciuta, anche nel caso della malattia di La Peyronie la diagnosi precoce è molto importante, per interrompere il prima possibile il processo di deposizione del collagene.» «È bene, quindi, che gli uomini pratichino l’autopalpazione - suggerisce Palmieri -, una procedura che può permettere di scoprire la presenza, ad esempio, di piccoli noduli sottocutanei. In alternativa, basta sottoporsi ad una visita andrologica. Lo strumento diagnostico più efficace è sicuramente l’ecografia.»