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Generosità, una virtù tutta 'cerebrale'

Alcuni studi internazionali rivelano che altruismo e senso di giustizia sono insiti nel particolare funzionamento del cervello solo di alcuni individui. Vera moralità e rispetto, dunque, sarebbero inclinazioni naturali.

» Ricerca in Medicina Paola Simonetti - 23/12/2009
Fonte: Immagine dal web

Non una casualità, né un semplice atteggiamento esteriore. La tendenza alla vera generosità e all'apertura agli altri è una questione di cervello. Insita per natura, ma per alcuni individui in modo più profondo di altri, e in ogni caso amplificabile se alimentata nell'infanzia. 

Queste caratteristiche, secondo due studi internazionali, sono direttamente provocate da una specifica capacità cerebrale. A dimostrarlo, in particolare, i ricercatori della Tamagawa University di Tokyo e dell'University College di Londra, i cui esperimenti sono stati pubblicati sulla rivista 'Nature Neuroscience'.

La scoperta è frutto di alcuni test comportamentali che gli studiosi hanno compiuto su due gruppi di individui: i cosiddetti 'prosociali', quelli più tendenti all'altruismo, e gli 'individualisti', molto concentrati su sè stessi. Scansionando l'attività cerebrale dei 39 volontari, 25 appartenenti alla prima categoria e 14 alla seconda, gli esperti hanno notato che, davanti a una situazione ingiusta, ad esempio una spartizione squilibrata di una somma di denaro, nei 'prosociali' l'amigdala (ovvero la parte del cervello, in forma di sostanza grigia a forma di piccola mandorla, ritenuta da molti un centro di integrazione di processi neurologici superiori come le emozioni, la sessualità e coinvolta anche nei sistemi della memoria emozionale ndr) aumenta di gran lunga la propria attività. Un effetto che gli scienziati interpretano come l’assoluta impossibilità ad accettare una scelta poco generosa.

Per verificare se l'avversione all'ingiustizia che i 'prosociali' mostravano fosse automatica, i ricercatori hanno ripetuto il test, questa volta dando ai partecipanti un gioco di memoria da completare, insieme alla valutazione della correttezza della divisione del denaro. Risultato: il comportamento altruista non cambiava. "L'amigdala - ha spiegato il neuropsichiatra britannico Christopher Frith - tende a rispondere automaticamente, senza che le persone ci pensino su o riflettano accuratamente sulle situazioni che gli vengono proposte". Dunque, chi è generoso davvero, lo è per natura ed è improbabile che possa cambiare il proprio atteggiamento in futuro. 

Una teoria che fa eco a quella di Carolyn Declerck dell'università di Antwerp, Belgio, ancora non pubblicata ma secondo cui i 'prosociali' sono guidati da un senso automatico di moralità: "Tutti i nostri test del comportamento e le risonanze magnetiche - ha confermato la scienziata - ci dicono che queste persone sono intrinsecamente motivate a cooperare con il mondo".

Tuttavia, tengono a precisare gli studiosi, è innegabile che questa tendenza, che si forma nel cervello durante l'infanzia, è molto soggetta all'impatto dell'ambiente circostante: comportamenti familiari, influenze di persone vicine al bambino, valori acquisiti. Lo studio, dunque, implicitamente segnala come sia possibile creare le basi solide per una società più altruista, che influenzi profondamente e in modo duraturo anche gli umani.