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Farmaci generici: Altroconsumo, "ecco perché usarli è un vantaggio"

L'indagine: il 95% sa cosa sono, ma li usa solo se prescritti dal medico che, invece, tende spesso alla marca. Bene i farmacisti: il 64% propone al cliente la sostituzione del farmaco. "Usare di più a questa risorsa farebbe risparmiare cittadini e SSN"

Fonte: Immagine dal web

Sono farmaci a tutti gli effetti, identici a tanti altri, l'unica differenza è che sono venduti direttamente con il nome del principio attivo seguito dall'indicazione dell'azienda produttrice. Vale a dire, invece di Tachipirina sulla confezione si leggerà paracetamolo. Sono i farmaci generici (o equivalenti), uguali in tutto e per tutto ai loro rispetto ai loro corrispondenti di marca, così come la stessa efficacia, ma con un costo decisamente inferiore (intorno al 20% in meno). Il motivo di questa politica al ribasso è semplice: dopo che per i farmaci di marca scade il brevetto industriale, che ha una durata di venti anni, altre aziende possono commercializzare i principi attivi di questi medicinali, già ampiamente sperimentati, a prezzi più bassi, perché alleggeriti dalle spese per la ricerca già sostenute dalla casa madre. Nonostante questo, però, in Italia, c'è ancora una scarsa una politica di sostegno in favore dei farmaci generici sui quali aleggia, spesso, una disinformazione di fondo indotta, a volte, anche dagli stessi addetti ai lavori.

Inoltre, la manovra con cui l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), lo scorso aprile, ha abbassato le quote di prezzo dei farmaci con generico rimborsabili dal Servizio sanitario, non ha contribuito a incoraggiarne il consumo dei generici. Anzi, l'effetto paradossale è che i cittadini si sono trovati in alcuni casi a pagare anche per un generico che fino a quel momento era completamente gratuito, aumentando, così, diffidenza, dubbi e confusione. Così, per cercare di fornire risposte alle numerose domande di chiarimento dei cittadini, sempre più disorientati, Altroconsumo ha condotto un’inchiesta dalla quale è emersa una incertezza sempre più crescente sull’utilizzo dei generici. Ma non solo.

I RISULTATI DELL'INCHIESTA. Per rilevare la percezione dei cittadini riguardo ai farmaci generici, abbiamo fatto un'inchiesta su un campione composto da più di 1.600 persone, che hanno risposto a un questionario on-line tramite e-mail, nel mese di giugno 2011. Dall'analisi emerge che la quasi totalità degli italiani (95%) ha ben chiaro cosa sia un farmaco generico e, dovendo scegliere fra una lista di sei diverse definizioni, riconosce senza grossi problemi che questi sono farmaci equivalenti a quelli di marca. Soltanto uno su 100 li confonde con i farmaci da banco, cioè quelli vendibili senza prescrizione medica. Gli italiani, dunque, sanno cosa sono i farmaci generici, ma fanno ancora molta fatica a fidarsi di loro, anche perché spesso non sono correttamente informati dagli addetti ai lavori.

GENERICO SI' SOLO SE PRESCRITTO DAL MEDICO. Secondo l'inchiesta di Altroconsumo, il generico viene scelto soprattutto quando è prescritto dai medici. A volte però questi ultimi tendono ad avere un occhio di riguardo per i farmaci di marca e li propongono come prima opzione nel 34% dei casi. La maggior parte di loro, poi (nel 72% dei casi), indica nella prescrizione il farmaco da acquistare con il nome del brand più famoso. Tuttavia, malgrado soltanto un misero 19% di ricette riportino il principio attivo, i farmacisti si distinguono per correttezza: il 64% di loro propone al cliente la sostituzione del medicinale di marca con il generico. Una percentuale in crescita rispetto a una nostra rilevazione del 2006. Più corretti, da questo punto di vista, si scoprono i farmacisti che, come prescrive la legge, spesso consigliano di acquistare farmaci generici al posto dei più costosi corrispondenti di marca.

FARMACI GENERCI, VINCE LA DIFFIDENZA CIRCA L'EFFICACIA. Dai dati di Altroconsumo, viene fuori, inoltre, una certa diffidenza circa l'efficacia dei generici, specialmente se si chiede di confrontarli con i loro omologhi di marca. Anche se l'81% dei cittadini è d’accordo sul principio di equivalenza tra le due categorie di farmaci, posti di fronte alla scelta su quale farmaco assumere personalmente ben 40 su 100 optano per il prodotto di marca. La fiducia verso i generici si sgretola ulteriormente, però, in proporzione alla gravità della malattia da curare: solo per i dolori lievi si rag­giunge la quota significativa dell'84% che cala vertiginosamente quando si parla invece di cura del cancro (39%). Eppure, con i farmaci generici si pos­sono trattare tutti i tipi di malattie: sia acute (infezioni, mal di schiena) sia croniche (diabete, ipertensione arteriosa, bronchite), sia benigne (tosse) sia gravi (infarto, cancro).

LA BIOEQUIVALENZA. Come rivela l'inchiesta di Altroconsumo, quando si parla di farmaco generico, ad alimentare diffidenza, è anche la confusione tra due concetti del tutto diversi: la quantità di principio attivo e la 'bioequivalenza'. Per introdurre un generico sul mercato bisogna dimostrare, con studi appropriati, che è bioequivalente al farmaco di riferimento, deve essere dimostrato che il generico rende disponibile il principio attivo nel sangue nella stessa quantità e nello stesso arco di tempo del farmaco di marca (cioè ha la stessa 'biodisponibilità'). Per questo l'effetto sarà lo stesso. Tuttavia, la biodisponibilità di un farmaco è sempre in una certa misura variabile: dipende infatti da tanti fattori, anche soggettivi. Ecco perché nello stabilire la bioequivalenza, si tollera un margine di differenza entro il 20%, che per la maggior parte dei medicinali non comporta effetti clinici di alcun tipo. Per i farmaci che esigono una biodisponibilità particolarmente controllabile (per esempio gli anticoagulanti), il generico non si usa.

BIOEQUIVALENZA: L'ESEMPIO USA 'ORANGE BOOK' PER ORIENTARSI. Non è sempre semplice individuare il farmaco generico "giusto", anche perché in molti casi ne esistono di diverse marche. La questione è complicata dal fatto che non è detto che due prodotti bioequivalenti con lo stesso standard di riferimento siano anche esattamente bioequivalenti fra di loro. Negli Stati Uniti questo problema è stato affrontato con l’introduzione dell'Orange Book, un elenco pubblico dettagliato che promuove l'ingresso sul mercato e l'uso dei farmaci generici, tutelando allo stesso tempo gli interessi delle aziende produttrici di farmaci di marca e i pazienti. Nell'elenco, sono riportate tutte le bioequivalenze studiate, indicando, per ogni farmaco equivalente, la sua sostituibilità con altri prodotti, oltre a importanti informazioni quali principio attivo, eccipienti e nome della ditta produttrice. L'Orange Book è aggiornato mensilmente ed è disponibile on-line sul sito della U.S. Food and Drug Administration (FDA). Uno strumento di consultazione simile sarebbe utile anche in Italia per rendere più consapevole la prescrizione e il consiglio di farmaci generici.

IN ITALIA NON DECOLLANO, E SONO I CITTADINI CHE PAGANO. Nel 2010 la spesa farmaceutica lorda è stata di quasi 13 milioni, aumentando dello 0,4% rispetto al 2009, ma la spesa per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è diminuita dello 0,7%: a pagare la differenza è stato quindi il cittadino, sia con il ticket, sia con la differenza fra il prezzo di riferimento e il prezzo della specialità medicinale effettivamente acquistata. La quota a carico del cittadino dal 2009 al 2010 è aumentata del 15,5%. La spesa media procapite annua è arrivata a 16,56 euro con una grande variabilità regionale, passando da 5,76 euro in Trentino fino a 27,49 euro della Sicilia. L'aumento è legato anche al consumo esiguo di farmaci generici: dopo la scadenza di numerosi brevetti (54 nel 2009-2011, altri 33 scadranno tra il 2012-2013) rappresentano una fetta di mercato importante (30% della spesa farmaceutica), ma dopo dieci anni dal loro arrivo non sono ancora ritenuti un'alternativa valida. 

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- Altroconsumo