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Eolico off-shore: Vignoli, "affondare le piattaforme dismesse per creare parchi marini"
L'ecologo marino afferma: "Se adagiati sul fondo del mare questi relitti verrebbero colonizzati da molte specie animali, creando in pochi anni un vero e proprio 'hot spot' naturalistico marino fruibile dal turismo subacqueo".
Titolo: Foto di Francesco TuranoFonte: www.fondali.it
RAVENNA – Come giganteschi iceberg metallici, emergono dall’acqua, nelle giornate più terse, al largo della costa. Sono le cosiddette "isole di ferro", le piattaforme offshore per l'estrazione di idrocarburi in mare. Una fonte di ricchezza inestimabile nel periodo di attività, ammassi ferrosi abbandonati dal momento in cui il giacimento si esaurisce. E a quel punto qual è il loro destino? La soluzione economicamente più conveniente, ma anche ecologicamente migliore, è una sola: affondarle. Spalanchino pure gli occhi gli ambientalisti, ragionevolmente "scottati" dal recente disastro ambientale della "marea nera" lungo le coste della Louisiana.
L'idea, dettagliatamente illustrata a Eni, parte dalla seguente considerazione: opportunamente bonificate, le piattaforme affondate non inquinano, ma al contrario si trasformano in 'hot spots' di biodiversità biologica', vere e proprie oasi di ripopolamento marino, al riparo dalle reti dei pescatori e paradiso sommerso per i turisti appassionati sub. Sarebbe una soluzione vincente e di grande richiamo turistico.
Tra Comacchio e Rimini di piattaforme offshore ce ne sono più di 20 e oltre 80 in tutto l'Adriatico. Per legge Eni, una volta esaurita la concessione mineraria, è obbligata a bonificare i siti di estrazione ed a smaltire le piattaforme dismesse. E questo al momento significherebbe solo una cosa: riportarle a terra e smantellarle per inviarne i pezzi al ferrovecchio. Operazione complessa e costosa.
In tanti hanno proposto soluzioni alternative di vario genere: dall'installarvi sopra delle pale eoliche, sino addirittura al costruirvi degli alberghi di lusso. Affondarle significherebbe, invece, mettere a disposizione del mare una struttura solida di substrato di attecchimento e colonizzazione biologica che in breve tempo evolverebbe a vera e propria oasi marina sommersa. Esperienza, questa, già sperimentata con successo negli Stati Uniti, in Australia ed in molti altre nazioni a vocazione marino turistica. E in Italia, tra l’altro,non sarebbe nemmeno un'assoluta novità.
Tornando all'Adriatico, è bene sapere che in realtà, nonostante i suoi pochi colori, questo mare è un bacino biologicamente molto fertile, più del Tirreno, grazie ai nutrienti portati dal Po e, soprattutto, alla sua conformazione geomorfologica. Il "problema", da un punto di vista per così dire naturalistico, è il fondale sabbioso che non permette agli organismi di attecchire e fissarsi, e quindi di creare comunità biologiche fisse geograficamente stabili, evolvibili nel tempo. Qualsiasi altra superficie solida, invece, diventa un 'punto caldo' in cui la biodiversità può attecchire e, a velocità esponenziale, proliferare.
É a questo punto che entrerebbero in gioco le piattaforme dismesse, bonificate e poi affondate: materiali diversi, a differenti profondità e a gradi di esposizione luminosa variabile. Un habitat ideale per flora e fauna marina, di tutti i generi e specie: dalle microalghe, agli anemoni, crostacei, fino alle corvine, astici, aragoste, orate, saraghi, gronchi e boghe, e via dicendo. Luoghi perfetti per tutte le creature marine per nascondersi, cacciare, cibarsi, deporre le uova e, soprattutto, riprodursi.
L'esperienza di "affondamento" delle piattaforme è già stata sperimentata con successo negli Stati Uniti, in Australia e in molti altre nazioni a vocazione marino turistica. E in Italia, tra l'altro, non sarebbe nemmeno un'assoluta novità. In diverse località costiere italiane, infatti, in seguito alla messa in posa sul fondo marino di navi, le popolazioni locali si sono mobilitate per evitarne il recupero a terra da parte delle autorità.
Qualche anno dopo l'affondamento succede che il pescato aumenta, così come i turisti subacquei. Basti pensare al relitto della Haven, di fronte ad Arenzano (La Spezia). La petroliera incendiata e inabissatasi davanti la costa dopo alcuni anni è tornata a nuova vita colonizzata da tantissime creature marine di tutti i generi e specie, ma non solo. Ora il sito è meta di turisti subacquei esperti provenienti da tutta Europa, un luogo privilegiato dove una singola immersione può arrivare a costare fino a 100 euro, con ottimi riscontri anche dal punto di vista ricettivo (alberghi, ristoranti).
Eppure l'esempio più conosciuto nel mare Adriatico l'abbiamo sempre avuto sotto gli occhi, ovvero il 'Paguro', la piattaforma Agip inabissatasi in mare nel 1965 di fronte a Ravenna in seguito a un'esplosione a 12 miglia dalla costa. Trentacinque anni dopo il suo relitto è anch'esso, come la Haven, divenuto meta privilegiata per gli appassionati di immersioni tanto da essere stato definito ufficialmente come "sito di interesse comunitario" nell’ambito di Rete Natura 2000 e classificato come "zona di riserva integrale dello Stato".
Il relitto è a un'ora di navigazione dalla Marina di Ravenna e raggiunge la profondità massima di 32 metri. Ogni escursione costa dai 35 ai 50 euro a persona ed è facile immaginare il boom turistico-economico che si creerebbe con un parco subacqueo che collega tutte le piattaforme adriatiche dimesse e affondate. Ecco, in dieci anni l'area del Paguro ha raggiunto quota 40mila immersioni.
Attualmente in mare Adriatico sono attive circa 80 piattaforme di estrazione metanifera off-shore: ora, se all'atto della loro dismissione queste verranno trasportate a terra e poi smantellate, tra 20 anni al loro posto ci saranno 80 residui di buchi nella sabbia; se invece si seguirà la proposta di "affondamento", tra 20 anni ci saranno 80 oasi marine di ripopolamento biologico talmente vicine da poter creare una vera, e preziosissima, rete ecologica marina.
Una sorta di 'Adriatic Reef', una rete ecologica artificiale subacquea dell'Adriatico, fruibile al turismo subacqueo, naturalistico e sportivo. Un parco unico nel suo genere, che offrirebbe alla riviera romagnola, un'altra attrattiva molto affascinante insieme a movida e ombrellone.
Articolo scritto da Luca Vignoli, ecologo marino e membro dell'AISA
MATERIALI
- Creazione di Parchi Marini artificiali in Adriatico (parte I)
- Creazione di Parchi Marini artificiali in Adriatico (parte II)
- I numeri del Turismo Natura e del Turismo Subacqueo
LINK
- Associazione Italiana Scienze Ambientali (AISA)
- Associazione 'Paguro'






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