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Nanotecnologie: Inail, "occasione di sviluppo lavorativo, ma a rischio zero"
Nel libro bianco dell'Inail fa il punto sulla ricerca in un settore che cresce a ritmo esponenziale, ma i cui effetti e rischi per l'uomo sono ancora da esplorare. Problemi all'apparato respiratorio e cancerogenità i possibili danni.
Titolo: Nanotecnologia applicata al settore otticoFonte: Immagine dal web
Nanomateriali e nanotecnonologie. Termini conosciuti, ma il cui preciso significato spesso sfugge. La nanotecnologia sta ad indicare "la manipolazione della materia a livello atomico e molecolare". I nanomateriali di conseguenza sono i prodotti derivati da questo tipo di tecnologia. Oggi questa scienza e suoi prodotti trovano un crescente utilizzo in medicina soprattutto per la possibilità di ottenere materiali dalle dimensioni ridottissime.
Si ipotizza, però, che questa particolarità troverà sempre più grande diffusione e utilizzo. Tanto che, in occasione della Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro dello scorso anno l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) ha espresso "una preoccupazione a livello mondiale circa i rischi, precedentemente sconosciuti, causati dalle nuove tecnologie, dai nuovi processi operativi e dai cambiamenti strutturali". "Di solito - ha sottolineato l'Organizzazione - le nuove scoperte avvengono e sono applicate dall'industria prima che siano ben chiari i loro effetti sulla salute e sulla sicurezza". Secondo l'Oil, infatti, in relazione allo studio dei nanomateriali, occorre utilizzare una particolare attenzione ai rischi lavorativi derivanti da queste nuove tecnologie.
A questa preoccupazione, l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni (Inail) e il Dipartimento di Medicina del Lavoro (ex Ispesl) hanno risposto presentando recentemente un Libro Bianco che vuole essere una "bussola" che, da una parte, fa il punto sullo stato della ricerca avviata fino a oggi in questo settore lavorativo e, dall'altra, consente di gettare le basi di una strategia di intervento che sia in grado di segnalare e anticipare eventuali rischi e pericolosità. Attualmente risulta, infatti, che i nanomateriali sono presenti già in 1.317 prodotti (erano solo 54 nel 2005) e che, entro il 2020, il 20 per cento di tutte le merci fabbricate nel mondo ne faranno uso. Per quella stessa data si stima, inoltre, che saranno circa 6 milioni i lavoratori occupati, direttamente o indirettamente, nelle nanotecnologie a livello globale con conseguenti rischi per la salute derivati dall'esposizione.

[Agenzia Centimetri per Inail. Fonte: www.inali.it]
Rischi che derivano da alcune proprietà che rendono i nanomateriali così unici per le applicazioni tecnologiche; forma, piccole dimensioni, composizione chimica, struttura e maggiore area superficiale possono, invece, mettere in pericolo la salute umana attraverso l'induzione di effetti sulle cellule, di infiammazioni e perfino del cancro. Più piccole sono le particelle, più ampia è l'area superficiale per unità di massa, il che rende i nanomateriali molto reattivi nei sistemi cellulari. I lavoratori che producono, utilizzano, trasportano o manipolano le nanoparticelle sono,quindi, i primi ad essere potenzialmente esposti ai nanomateriali in forma di fibre o di polveri che si diffondono negli ambienti di lavoro durante il ciclo di vita dei prodotti.

[Agenzia Centimetri per Inail. Fonte: www.inali.it]
Di fatto se da una parte le nanotecnologie offrono grandi opportunità di sviluppo sociale ed economico in vari settori, rimangono aperte ancora molte questioni gli effetti sulla salute umana. Una nota dell'Inail sottolinea come "nonostante la comunità scientifica abbia concentrato i propri sforzi per colmare le lacune nelle conoscenze e promuovere la ricerca tenendo in considerazione i rischi potenziali delle nanotecnologie, siamo ancora lontani da un approccio condiviso". "É necessario pertanto - si legge ancora - promuovere uno sviluppo sostenibile delle nanotecnologie ed un approccio responsabile a questo rischio emergente in ambito lavorativo".
I due Istituti intendono, quindi, giocare d'anticipo, analizzando fin da ora possibili rischi infortunistici, "opportunità di affrontare in un'ottica di autentica prevenzione una problematica senza dovere aspettare, magari, che l'industria o un soggetto terzo sollecitino, in futuro, delle decisioni su qualcosa che ormai è già avvenuto". Soprattutto tenuto conto delle prospettive di sviluppo del settore nanotecnologico: "Si tratta di un ambito che può sembrare, in questo momento, ancora 'futuribile' - a sottolineato il presidente dell'Inail, Marco Fabio Sartori - ma che, considerato in un arco temporale di medio e lungo periodo, riguarderà sempre più attività industriali e un bacino sempre più ampio di lavoratori e di cittadini. Per questo è importante intervenire 'in prospettiva', per potere impattare su quello che sarà lo sviluppo scientifico e tecnologico di domani".
In attesa che la ricerca smentisca in maniera scientificamente certa la possibile pericolosità dei nanomateriali, "il Libro bianco verrà offerto a quelli che noi definiamo gli 'stakeholder', ovvero le persone e le istituzioni, dai ministeri alle regioni - ha spiegato il direttore del dipartimento di Medicina del Lavoro dell'Inail (ex Ispesl), Sergio Iavicoli - che ricoprono un ruolo chiave nel processo decisionale e nello sviluppo delle nanotecnologie, per offrire loro tutto il patrimonio di conoscenze disponibile fino ad oggi e per raccogliere quali risposte si aspettano dalla ricerca". "Inoltre - ha aggiunto - grazie a una versione tradotta in inglese - è nostra intenzione restituire questo lavoro anche al sistema internazionale per un ulteriore integrazione, in modo da disporre davvero di uno strumento di grande utilità per la regolamentazione di un tema tanto importante quanto delicato".
MATERIALI IN PDF
- Libro bianco (introduzione)
- Libro bianco (slides)
- NanOSH Italia e Libro Bianco
- Nanoparticelle e nanomateriali nelle attività lavorative (Inail, Dip. Medicina del Lavoro)
LINK
- Inail






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