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Pensioni: le donne sono la maggioranza, ma il loro assegno è più leggero. Ecco perché

Rispetto agli uomini al gentil sesso, che rappresenta il 53% dei pensionati, va solo il 44% della spesa complessiva erogata dall'INPS. Ai pensionati del Lazio il reddito pensionistico medio annuo più elevato

» Previdenza Redazione - 25/06/2015
Fonte: Immagine dal web

Mentre cresce il fermento per la data del 1 agosto in cui l'INPS pagherà a titolo di arretrati la rivalutazione delle pensioni all'inflazione sancita dalla sentenza della Corte Costituzionale, l'istituto di previdenza ha pubblicato in questi giorni un'altra serie interessante di dati relativi ai pensionati italiani. Primo fra tutti, quello secondo cui donne sono la maggioranza dei pensionati ma a loro va meno della metà della spesa complessiva erogata che si traduce in un assegno mensile senza dubbio molto più leggero rispetto a quello degli uomini. Il dato salta fuori dal focus dell'Istat sulle pensioni relativo al 2013, anno in cui il sistema pensionistico italiano ha erogato 23,3 milioni di prestazioni a 16,4 milioni di pensionati, per un ammontare complessivo di 272mila 746 milioni di euro. Di fatto, secondo la fotografia scattata dall'istituto di previdenza le donne rappresentano il 52,9 per cento dei pensionati (8,7 milioni), ma sono titolari di prestazioni con un valore medio annuo sensibilmente inferiore a quello degli uomini (9.195 contro 14.911 euro). La quota di spesa loro destinata (44,2 per cento) è quindi minoritaria.

MENO DI MILLE EURO AL MESE PER LE PENSIONATE ITALIANE. Oltre la metà delle donne (50,5 per cento) riceve meno di mille euro al mese, contro un terzo (31 per cento) degli uomini. Ma il numero di uomini (178mila) con un reddito pensionistico mensile pari o superiore a 5mila euro è cinque volte quello delle donne (35mila). I pensionati del Lazio percepiscono il reddito pensionistico medio annuo più elevato (19mila 549 euro), di quasi il 40 per cento superiore a quello dei pensionati della Basilicata (14mila 226 euro), che è il più basso tra le regioni italiane.

NEL NORD IL NUMERO MAGGIORE DI PENSIONATI. Quanto alla ripartizione territoriale, nel Nord-ovest risiede oltre un quarto dei pensionati (circa il 28 per cento), mentre la quota si attesta intorno al 20 per cento nelle altre ripartizioni e scende al 10 per cento nelle Isole. L'importo medio annuo delle pensioni erogate agli uomini è di 14mila 911 euro, un valore del 62,2 per cento superiore a quello delle pensioni con titolarità femminile (9.195 euro). Tuttavia, poiché le donne percepiscono in media un numero di trattamenti pro-capite superiore agli uomini (1,51 contro 1,32), il divario di genere si riduce al 41,4 per cento se calcolato sul reddito pensionistico (19mila 686 euro per gli uomini contro 13mila 921 per le donne). La metà dei pensionati residenti nel Mezzogiorno (50,2 per cento nelle Isole e 49,6 per cento nel Sud) percepisce un reddito pensionistico mensile inferiore ai mille euro. Le quote più elevate di percettori con reddito superiore ai 5mila euro si rilevano, invece, al Centro (2,0 per cento) e nel Nord-ovest (1,4 per cento), anche a seguito della diversa diffusione sul territorio delle varie tipologie pensionistiche.

PENSIONATE IN SVANTAGGIO ANCHE NEL RAPPORTO CON LA POPOLAZIONE OCCUPATA. Il rapporto tra il numero di pensionati residenti e la popolazione occupata - rapporto di dipendenza - è a svantaggio delle donne: 91 pensionate ogni 100 lavoratrici, a fronte di 58,2 uomini ogni 100 lavoratori. In Calabria si registra il valore complessivo più alto (97,8), il minimo in Trentino Alto Adige (56,4). L’incidenza della spesa pensionistica sul PIL è massima nelle Isole (21,6 per cento) e nelle regioni del Sud (20,9 per cento), mentre scende al 15,2 per cento in quelle del Nord-est e al 15,1 per cento in quelle del Nord-ovest.