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Immigrati e credito: un business sempre più ghiotto

Le attività bancarie dei cittadini extracomunitari superano i 50 miliardi di euro. I 5 milioni di stranieri spendono 25 miliardi e hanno bisogno di prestiti. Il settore è sempre più aperto alle loro esigenze e pullulano prodotti finanziari d'ogni genere.

» Mutui e Credito Ulisse Spinnato Vega - 13/01/2011
Fonte: Immagine dal web

Un segmento di popolazione sempre più importante. Una fetta di ricchezza su cui hanno messo gli occhi pure banche, intermediari finanziari e operatori del credito in genere. Gli immigrati sono ormai 5 milioni in Italia, rappresentano l'11 per cento del PIL e dichiarano al Fisco un imponibile di oltre 33 miliardi di euro, versandone circa 11. Sono il 10 per cento degli occupati dipendenti e il 3,5 per cento dei titolari d'impresa. Pagano 7,5 miliardi di contributi previdenziali e soprattutto spendono e consumano per oltre 25 miliardi l'anno.

GLI IMMIGRATI E LE BANCHE. Dunque, anche i cittadini extracomunitari hanno bisogno di credito e accumulano risparmi e depositi, malgrado la recessione internazionale abbia reso più esigui gli accantonamenti. D'altronde, nel 2005 i conti correnti degli immigrati erano circa 1 milione, due anni dopo erano già aumentati del 50 per cento per cento e l'Associazione banche italiane (Abi) prevede 3 milioni di posizioni bancarie entro il 2015. Oggi l'attività bancaria degli stranieri supera i 50 miliardi e i ricavi, 2,5miliardi, sono sui livelli di quelli generati dalla clientela italiana.

PRODOTTI PER TUTTI I 'PALATI'. Un fetta di mercato importante, quindi, che gli istituti di credito considerano con sempre maggiore attenzione. Dalle banche, infatti, dipendono due elementi chiave della vita dell'extracomunitario: il credito, appunto, che gli serve per inserirsi nel Paese ospitante e le rimesse di denaro da inviare alla famiglia di origine. Di conseguenza, soprattutto negli ultimi 5 anni, il comparto italiano del risparmio ha aperto le porte alla grande massa di lavoratori immigrati dipendenti e autonomi, per cui oggi pullulano prodotti d'ogni genere: finanziamenti a tasso agevolato e senza costi di istruttoria, prestiti personali, cessione del quinto dello stipendio per i subordinati e addirittura prestiti con delega (il cosiddetto 'doppio quinto' per chi ha già in corso un finanziamento con rata di cessione del quinto, ndr). Inoltre, non manca il sostegno finanziario – con linee di prestito ad hoc – a chi voglia mettere su un'attività imprenditoriale.

LA SFIDA DI EXTRABANCA. Certo, anche gli immigrati fanno i conti con la prudenza delle banche e le ristrettezze del credito che preoccupano gli italiani. Tuttavia il comparto sembra non discriminare più in modo eccessivo la clientela in base alla nazionalità. Qualcuno ricorderà l'esperimento di ExtraBanca, il nuovo istituto dedicato in modo specifico ai cittadini stranieri che prese le mosse da Milano circa due anni fa. Tra gli azionisti ci sono Assicurazioni Generali, Fondazione Cariplo e oltre 30 imprenditori per un'iniziativa che punta a raggiungere quota 40 filiali e 130mila clienti nel 2015, con 15 milioni di euro di investimenti e 90 milioni di ricavi. Obiettivi ambiziosi che si basano su una previsione abbastanza attendibile: gli stranieri nel nostro Paese saranno circa 6,5 milioni nel 2012.

NEL 2009 6,8 MILIARDI DI RIMESSE. C'è poi il capitolo rimesse. Ogni numero sui flussi finanziari va preso con le molle, visto che svariati canali formali e informali sfuggono alla registrazione. Tuttavia i dati ufficiali (su banche, poste e agenzie di money transfer) parlano di un'impennata, negli ultimi 5-6 anni, del volume di denaro che gli extracomunitari hanno spedito dall'Italia verso i Paesi d'origine. Si è passati, infatti, dai 2,4 miliardi di euro del 2004 ai 6,8 miliardi del 2009. Tra l'altro, dal Bel Paese esce il 21 per cento del totale delle rimesse che partono dall'Unione europea (30,3 miliardi). 

C'è da dire, infine, che solo una piccola parte di questi flussi passa attraverso le banche. Gli stranieri continuano a preferire i money transfer per diversi motivi. Intanto il fattore comunicativo: in banca spesso incontrano barriere linguistiche e comunque si trovano in un ambiente troppo formale. Poi c'è il fattore temporale: i money transfer garantiscono una spedizione 'real time'. In ultimo, va considerato che non sempre chi riceve i soldi è titolare di un conto bancario.


LINK:
- Extrabanca