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Censis: famiglie italiane scoraggiate da un 2012 in discesa, ma la speranza è ancora di molti
Dall'Outlook sui consumi, le aspettative sono peggiori rispetto alla metà del 2011. Per molti le misure del nuovo Governo avranno un effetto depressivo sulla capacità di spesa dei nuclei. Nonostante questo i sacrifici saranno utili al Paese
Fonte: Immagine dal web
Il clima di fiducia risulta, nei primi mesi del 2012, si è ulteriormente deteriorato rispetto allo stesso periodo del 2011, in una fase già di diffuso scoraggiamento tra le famiglie italiane: diminuiscono di 5 punti percentuali i nuclei che guardano con ottimismo il futuro ed aumentano di 6 punti quelli "pessimisti". La quota di ottimisti è la più bassa degli ultimi tre anni. Molto diffusa, inoltre è l'idea che le misure più recenti varate dal Governo abbiano un effetto depressivo sulla capacità di spesa delle famiglie: il 61 per cento degli intervistati ritiene che nel 2012 starà peggio rispetto al 2011, appena il 20 per cento ritiene che disporrà di meno denaro a causa del maggiore livello di tassazione, ma che i sacrifici saranno utili al Paese ed il 19 per cento ha indicato che non migliorerà né peggiorerà rispetto a prima.
La fotografia a tinte fosche di un'Italia che tentenna in termini di aspettative e fiducia per il futuro emerge dall'Outlook dei consumi Censis-Concommercio[1], pubblicato il 18 aprile, che evidenzia come, nei primi mesi del 2012, appaia quasi impossibile prevedere una ripresa effettiva dei consumi, già da lungo tempo in una fase stagnante. In particolare il dossier analizza i consumi fermi e l’aumentano solo i prezzi delle spese obbligate, la visibile riduzione della capacità di risparmio delle famiglie e la capacità di risparmio e moderazione, e come tutto questo a lungo andare deteriora il clima di fiducia degli italiani.
CONSUMI FERMI, AD AUMENTARE SOLO LE SPESE "OBBLIGATE". Più del 70 per cento delle famiglie ha dichiarato di avere incrementato le proprie spese per carburanti ed un ulteriore 70 per cento lamenta maggiori spese per le utenze domestiche (Fig. 1). È sempre più diffusa la sensazione di un incremento dei prezzi delle spese obbligate, che spinge in alto la spesa delle famiglie, riducendo in realtà il reddito disponibile (fig.1). 
In effetti ben il 74,5 per cento delle famiglie intervistate ha indicato di avere speso di più, negli ultimi mesi, per benzina e parcheggi ed il 70 per cento ha indicato di avere speso di più per bollette relative a gas, elettricità e acqua. Molto elevate sono anche le quote di famiglie che hanno dichiarato di avere effettuato maggiori esborsi per alimentari, spese per i figli (mensa e attività complementari) spese per la salute e spese per la casa (condominio, manutenzione, ecc.). Per le prime due voci considerate (carburanti e utenze domestiche) la percentuale di famiglie che indica incrementi di spesa è considerevolmente aumentata rispetto alla rilevazione effettuata a giugno 2011, il che è l'incontestabile manifestazione di prezzi e tariffe in forte aumento (fig.2).
SI RIDUCE VISIBILMENTE LA CAPACITÀ DI RISPARMIO DELLE FAMIGLIE. Risulta sempre più limitata la capacità di risparmio delle famiglie. Quasi l'80 per cento degli intervistati ha indicato di avere speso negli ultimi mesi, grosso modo, tutto ciò che ha guadagnato. Si tratta di una parte molto consistente della popolazione che ha difficoltà a mettere da parte una quota del proprio reddito per motivi cautelativi o per effettuare investimenti. Solo il 9,8 per cento, invece, dichiara di avere capacità effettiva di risparmio e ciò che colpisce è che rispetto alla rilevazione precedente, effettuata a giugno 2011, tale dato si è ridotto di ben 18 punti percentuali (era il 28 per cento del campione). Minore capacità di reddito si accompagna dunque, inesorabilmente, ad una minore capacità di risparmio, in una spirale che appare in questo momento piuttosto preoccupante. Infine, l’11,3 per cento del campione - corrispondente a più di 2 milioni 800mila famiglie - ha indicato di non essere riuscito, nell'ultimo periodo, a coprire per intero le spese familiari con il proprio reddito (fig.3), dovendo quindi ricorrere a risorse supplementari.
È significativo, peraltro il fatto che ben il 47per cento delle famiglie che si trovano in questa particolare condizione vive nel Mezzogiorno, mentre il fenomeno è molto più diradato nel Centro-Nord. Chi ha speso più di quanto ha guadagnato negli ultimi sei mesi ha dovuto, in massima parte, ricorrere ai propri risparmi (58 per cento di chi ha dichiarato di non aver coperto le spere in toto con il proprio reddito), mentre in un minor numero di casi, comunque non trascurabile, si è fatto ricorso ad un prestito da amici o conoscenti (22 per cento), seguito dal posticipo del pagamento (13 per cento) e dalla richiesta di un prestito ad una banca (fig.4). Di positivo, in questi dati, vi è soltanto che la propensione all'indebitamento, attraverso canali informali o linee di credito con le banche, resta molto contenuto, mentre appare sempre più evidente la lenta erosione del risparmio privato, confermata dal calo progressivo, negli ultimi anni, della propensione al risparmio.
LO SPIRITO DI MODERAZIONE SPEGNE I CONSUMI. In questo clima di diffuso pessimismo e di sensazione di riduzione del reddito disponibile si diffondono comportamenti di spesa improntati alla moderazione non solo nelle classi di reddito più basse, ma anche in quelle degli alto-spendenti. L'87,3 per cento delle famiglie intervistate ha indicato di avere riorganizzato la propria spesa alimentare, optando sempre più frequentemente per le offerte speciali e per cibi meno costosi, il 78,5 per cento ha indicato di avere ridotto cene e pranzi fuori casa per svago, quasi il 69 per cento ritiene che la spinta a consumare è comunque meno sentita che in passato ed il 63,6 per cento ha cercato, negli ultimi mesi, di moderare l’uso del proprio mezzo di trasporto per cercare di risparmiare sulla benzina (fig.5).
Inoltre se il 90 per cento delle famiglie con un reddito fino a mille euro mensili ha indicato di avere riorganizzato il proprio budget per le spese alimentari improntandolo al risparmio, tale atteggiamento risulta egualmente diffuso tra le classi di reddito più elevate, attestandosi al 62 per cento nella classe con più di 4mila euro mensili. Ciò che colpisce, pur con i dovuti distinguo, è che l'atteggiamento sempre più evidente di moderazione delle spese riguarda tutte le classi di reddito, il che spinge a ritenere che anche le classi con maggiori disponibilità di spesa stiano, per il momento, esaurendo la propria spinta propulsiva, dovuta ad un clima di diffusa incertezza e disorientamento, aggravando un quadro già critico.
I NUMERI DI UNA CRISI PROLUNGATA. Si accentuano, in questa particolare fase congiunturale, alcuni segnali di disagio sociale ed economico, segnali che restano circoscritti ovviamente ad un numero molto limitato di famiglie, ma che non possono essere sottovalutati. Si tratta, infatti, dell'inasprirsi di difficoltà che colpiscono famiglie già deboli, inserendole in una spirale sempre più negativa. In particolare, 775mila famiglie dichiarano di avere difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo, 675mila sono in difficoltà nel dare sostegno economico ad un familiare senza lavoro, 400mila famiglie indicano difficoltà a sostenere le spese di assistenza (es.: badante, cure mediche) per un familiare non autosufficiente, 450mila famiglie fanno fatica a sostenere le spese scolastiche o universitarie dei propri figli (fig.6).
PREVISIONIDI CONSUMO RIDOTTE AL MINIMO. Per le principali voci di spesa prevalgono i rinvii. In particolare, il 14 per cento degli intervistati procrastina per il momento le spese per interventi di ristrutturazione della casa mentre il 5,3 per cento darà seguito a breve a tale spesa, l'8,4per cento rinvia l'acquisto di uno o più elettrodomestici mentre solo il 2,8 per cento effettuerà l'acquisto, il 5,9 per cento rinvia l'acquisto di mobili per la casa mentre solo l'1,4 per cento effettuerà tale acquisto. Da un confronto temporale, inoltre, appare chiara la marcata riduzione della percentuale di famiglie che effettuerà spese piuttosto impegnative, prevalendo, come indicato in precedenza, un atteggiamento di attendismo diffuso e di forte moderazione dei consumi.
CLIMA DI FIDUCIA IN DETERIORAMENTO. Nel corso degli ultimi mesi, rispetto a quanto rilevato e metà del 2011, la quota di ottimisti si è ridotta di circa 5 punti percentuali, passando infatti dal 40,7 per cento al 35,6 per cento, mentre quella di chi guarda con preoccupazione e sfiducia il futuro è cresciuta di poco più di sei punti percentuali. Prevale, almeno per il momento, un senso di scoraggiamento; pochi, infatti, ritengono che le misure di politica economica varate di recente possano essere utili al miglioramento del quadro generale e, soprattutto, personale, solo il 20 per cento degli intervistati ritiene che le nuove tasse diminuiranno, sì, il potere di acquisto delle famiglie ma serviranno a risanare il Paese; il 19 per cento ritiene che la propria situazione economica non cambierà, mentre ben il 61 per cento è convito che nel corso del 2011 la propria condizione economica peggiorerà.
NOTE
[1] L'indagine è stata effettuata su un campione di 1.200 famiglie stratificate per macro-area di residenza, per ampiezza demografica del comune di residenza, per età del capofamiglia e tipologia familiare. La rilevazione è stata svolta nel corso delle ultime due settimane di marzo 2012 attraverso la somministrazione di un questionario a risposte chiuse per via telefonica con metodo CATI.
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