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Ministero della Difesa: Di Paola, "tagli al personale, un percorso doloroso ma inevitabile"
Nella sua relazione al Senato, il ministro spiega: "È necessario scendere progressivamente a 150mila militari. Per generali e ammiragli taglio del 30%". E sui mezzi in dotazione: "Meno piattaforme, ma tecnologicamente più avanzate"
Fonte: stampa.aeronautica.difesa.it
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La Difesa italiana costa troppo. Così, parlando alle commissioni Difesa di Camera e Senato il 15 febbraio, il ministro Giampaolo Di Paola ha annunciato una serie di tagli al personale militare e civile, una significativa riduzione dei mezzi, caccia F-35 in particolare e una migliore organizzazione delle missioni internazionali.
TAGLI AL PERSONALE E MODALITÀ. Nella sua relazione, infatti, il ministro ha spiegato che l'Italia spende oggi per la Difesa meno rispetto alla media europea, diversamente per il personale chiamato a garantirla, investe cifre superiori alla media. "Il ministero - ha precisato Di Paola - conta oggi 183mila militari e 30mila civili. Occorre scendere progressivamente verso 150mila militari e 20mila civili, con una riduzione di 43mila unità". Tenuto conto del fatto che per i dipendenti pubblici non possono essere utilizzati strumenti come la mobilità e la cassa integrazione straordinaria, e che con il pensionamento naturale il processo si allungherebbe oltremodo terminando più o meno nel 2032, nelle intenzioni del ministro l'obiettivo si raggiungerà in dieci anni o poco più attraverso una serie di altri strumenti come la riduzione degli ingressi del 30%, la mobilità verso altre amministrazioni e l'applicazione di forme di part-time.
F-35: DI PAOLA, "MENO MEZZI MA PIÙ EFFICACI". Novità anche per i mezzi in dotazione alla Difesa. Nella sua relazione a camera e senato, infatti, il ministro Di Paola ha confermato il taglio anche negli acquisti dei caccia F-35, che passeranno da 131 come previsto dal programma Joint Strike Fighter a 90 velivoli, con una riduzione del 40% rispetto alla commessa originaria. "La componente aerotattica - ha spiegato il ministro - è irrinunciabile ed ora è assicurata da Tornado, Amx e Av-8B, che nell'arco di 15 anni usciranno per anzianità dalla linea operativa e saranno sostituiti dal Joint Strike Fighter, che è il miglior velivolo in linea di produzione nei programmi di ben 10 Paesi". L'Italia, ha aggiunto Di Paola, "ha già investito 2,5 miliardi di euro. Ci eravamo impegnati ad acquistarne 131, ora il riesame del programma ci porta a ritenere perseguibile l'obiettivo di 90 velivoli, un terzo in meno".
"Questa scelta permette di ridurre da tre a una le linee aero-tattiche e consentirà una straordinaria semplificazione operativa dello strumento militare". In tempi di crisi, dunque, anche la Difesa punta sul motto "meglio pochi ma buoni". Per modernizzare lo strumento operativo militare, tenendo conto delle "ridotte capacità finanziarie disponibili - ha afferma il ministro Di Paola - è necessario ridurre le ambizioni dello stesso strumento operativo, che dovrà essere più piccolo ma operativamente più efficace. Quindi meno unità, meno piattaforme, meno mezzi, ma tecnologicamente più avanzati, realmente proiettabili e impiegabili, sostenuti da più risorse per l'operatività".
"Lo scenario di riferimento entro il quale pianificare lo sviluppo e l'ammodernamento dello strumento militare - ha rimarcato il ministro - è uno scenario condiviso nel contesto del sistema dell'unione europea e dell'Alleanza Atlantica, delle quali l'Italia fa parte e che rappresenta il nostro riferimento fondamentale". "Lo strumento militare deve essere interoperabile e interagibile con quello degli alleati, tecnologicamente avanzato perché possa operare con gli altri, e sostenibile. L'ancoraggio del nostro strumento militare agli europei e agli atlantici non può che costituire la nostra stella polare". "Se vogliamo costruire una più forte realtà europea di difesa e sicurezza - ha concluso Di Paola - e quindi contribuire a una più solida realtà euro-atlantica, dobbiamo impostare con coraggio un'incisiva revisione del nostro strumento militare".
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