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Bollicine mon amour: quando il Prosecco è una piacevole questione di stile

Secondo i dati del Consorzio del Prosecco presentati al Vinitaly, il 2015 è stato l'anno della svolta: è cresciuto il valore che la quantità con boom dell'export: 7 bottiglie su 10 finiscono all'estero. E per la tutela arriva il Contrassegno di Stato

» Cronaca economica Francesca Nanni - 11/04/2016

"Un vino fresco e giovanile che piace perché rende la vita piacevole, trendy e spensierata. Un vino che ti fa stare bene con gli amici, conviviale per eccellenza, che sa raccontare lo stile di una persona ma anche la sua voglia di essere diversa e unica". Per Enzo Risso, Direttore Scientifico Swg Comunicazione, non ci sono dubbi: il Prosecco piace all'Italia, e non solo, proprio per questo suo carattere 'easy'. A delineare le caratteristiche del vino più amato dagli italiani, è stato il Consorzio del Prosecco durante un incontro al Vinitaly di Verona il 10 Aprile scorso, occasione che ha fatto il punto sui diversi settori della produzione, diffusione e consumo del Prosecco in Italia e all'estero. Un mondo di frizzante benessere collettivo tutto Made in Italy in cui operano, oggi, 10mila 452 aziende viticole, 1.201 aziende vinificatrici e 356 case spumantistiche che hanno reso il 2015 un'annata dai numeri record, se paragonata al 2014 annus horribilis per la vitivinicoltura. Un dato su tutti: in termini di quantità dai 2 milioni 240mila hl del 2014 sì è passati ai 3 milioni 400mila hl del 2015, con un incremento di circa il 50 per cento. 

Un'annata, quella del 2015, premiata dunque dalla fedeltà degli amanti del Prosecco. È in Italia, infatti, che avvengono il 30 per cento dei consumi (106 milioni di bottiglie, 65 per cento nord; 20 per cento centro; 15 per cento al sud). Una tendenza alla quale si allinea anche il consumo estero che assorbe il 70 per cento della produzione complessiva (circa 249 milioni di bottiglie; 74 per cento in Europa; 20  per cento Nord America; e il 6 per cento tra Asia, Africa, Australia e Sudamerica). "Vogliamo dare al consumatore la massima garanzia - ha spiegato il direttore del Consorzio della Doc Prosecco, Luca Giavi -  prova ne sia l'adozione del Contrassegno di Stato che non eravamo obbligati ad utilizzare, ma che abbiamo voluto applicare per tutelare il consumatore su origine e qualità  aiutandolo ad orientarsi nella scelta".


[Da sinistra: Luca Giavi Direttore del Consorzio Prosecco Doc, Enzo Risso Direttore Scientifico Swg, Stefano Zanette Presidente del Consorzio Prosecco Doc ed il giornalista Andro Merkù]

NEL 2015 PRODOTTE 355 MILIONI DI BOTTIGLIE. E se da una parte la coltivazione delle uve coinvolge un territorio di 20mila e 250 ettari di vigneti spalmati su nove province di due meravigliose regioni del nordest: Veneto con Treviso, Venezia, Vicenza, Padova, Belluno; e FVG con Trieste, Udine, Pordenone, Gorizia, il dato ssulle bottiglie prodotte nel 2015 è impressionante: 355 milioni 231mila 691 di bottiglie pari al +15,80 per cento  (rispetto al 2014 che ne contava 306 milioni). "Ipotizzando che siano tutte da 0,75 litri. Ma considerando che nei formati più piccoli se ne imbottigliano ogni anno svariati milioni - ha spiegato il Consorzio del Prosecco -, ci piace pensare che ogni giorno, nei quattro angoli del mondo, viene stappato 1 milione di bottiglie di Prosecco Doc".

IL PING PONG DEI CONSUMI IN GRAN BRETAGNA, STATI UNITI E GERMANIA. Il Regno Unito che con un incremento del 48,51 per cento sul 2014 oggi vale il 35,13 per cento della quota export per cento; gli USA con un incremento del 22,64  per cento sull’anno precedente oggi valgono 17,38 per cento e la Germania (+ 0,84 per cento) per una quota export pari a 16,73  per cento conferma un trend interessante: calano i consumi teutonici di Prosecco Frizzante a favore del Prosecco Spumante.

QUEL SEGNO MENO TENTENNANTE. In un mercato effervescente caratterizzato da una crescita costante, alcuni Paesi si distinguono per una crescita decisamente sopra la media, altri per il segno negativo. Ad esempio la Francia (+51,88 per cento); la Nuova Zelanda (+61,87); la Repubblica Domenicana con +148,90 quasi identico risultato per il Vietnam (+148,63). Calano Russia (-16,46); Cina (-15,48 per cento); e Brasile (-36,50). Sono tre Paesi dove quest’ultimo anno c'è stata una forte svalutazione della moneta o aumento dei dazi doganali. Mentre una sorpresa giunge da Emirati Arabi, Nigeria, SudAfrica che superano ogni previsione.

UN GIRO D'AFFARI DI 1 MILIARDO E 700 MILIONI DI EURO. Nel 2015 l'incremento dell’export è stato del 23,00 per cento mentre l'incremento del valore è stato del 24,50 per cento. Questo dato evidenzia come il Prosecco - in controtendenza rispetto agli anni precedenti -  stia ottenendo un riconoscimento anche in termini economici. Il consumatore apprezza il Prosecco ed è disposto a spendere un po' di più per assicurarsi un prodotto di qualità. Questo "giusto" prezzo che il consumatore è disposto a pagare permette un'equa remunerazione a tutti gli attori della filiera a partire dal produttore per arrivare all'imbottigliatore. Un trend che, ipotizzando un prezzo medio di 4,5 € a bottiglia, nel 2015 ha alimentato un giro d'affari di circa 1miliardo e 700 milioni di euro (stima valore al consumo).

IL PROSECCO VERSO LA SOSTENIBILITÀ. "Il Consorzio del Prosecco Doc sta sempre più spingendo nella direzione della sostenibilità - tiene a precisare il presidente della Doc Prosecco Stefano Zanette -. Non a caso sempre qui Vinitaly abbiamo presentato il nuovo 'Vedemecum Viticolo', progetto che da anni portiamo avanti con il Consorzio Vini Venezia. E all'orizzonte si profilano nuove progettualità sempre sul fronte della sostenibilità".